Ursula Von Der Leyen (Depositphotos foto) - www.financecue.it
L’UE valuta nuove restrizioni sulle importazioni agroalimentari dagli Stati Uniti per proteggere i produttori europei.
Da sempre, il commercio di prodotti agroalimentari tra Europa e Stati Uniti è un terreno minato. Gli agricoltori americani esportano grandi quantità di merci verso l’UE, ma il problema è che spesso le loro regole di produzione non rispettano gli standard europei. E qui nasce lo scontro: da un lato, i produttori europei vogliono protezione da una concorrenza che ritengono sleale; dall’altro, gli USA difendono il loro sistema, molto più permissivo su certi aspetti, come i pesticidi o gli OGM.
Non è una questione nuova, anzi. L’UE ha sempre avuto regole rigide su quello che può entrare nel suo mercato, ma ora sembra intenzionata a spingere ancora di più sull’acceleratore. Il motivo? Proteggere i propri agricoltori e garantire ai consumatori europei cibo che rispetti i criteri di sicurezza alimentare e sostenibilità. Ma ovviamente, queste scelte hanno un peso anche sul piano economico e commerciale.
Nel frattempo, la politica globale sta cambiando. Gli Stati Uniti, con le loro strategie protezionistiche degli ultimi anni, hanno spinto anche altri Paesi a ripensare le loro politiche commerciali. L’Europa, che di solito evita di adottare misure troppo restrittive per non irritare i partner internazionali, ora sembra pronta a rivedere la propria posizione. Questo potrebbe avere conseguenze dirette sui prezzi di alcuni prodotti e sulla disponibilità di determinati alimenti nel mercato europeo.
La questione non è solo economica, ma anche ambientale e sanitaria. L’UE segue il principio di precauzione, il che significa che vieta l’uso di certe sostanze fino a prova contraria della loro sicurezza. Gli USA, invece, fanno il contrario: permettono l’utilizzo di vari prodotti chimici in agricoltura, a meno che non venga dimostrato che siano pericolosi. Questa differenza di approccio è alla base di molte tensioni commerciali.
Secondo il Financial Times, la Commissione Europea si riunirà la prossima settimana per valutare un possibile giro di vite sulle importazioni di cibo americano. L’idea è quella di alzare i requisiti per l’ingresso di determinati prodotti agroalimentari, in particolare quelli realizzati con standard meno severi rispetto a quelli imposti agli agricoltori europei.
Uno dei primi prodotti nel mirino è la soia statunitense, spesso coltivata con pesticidi che in Europa sono proibiti. Ma il punto non è solo la soia: il concetto generale è quello di applicare il principio della reciprocità, un po’ sulla scia della linea dura adottata dall’ex presidente Donald Trump nei confronti dei mercati esteri.
E ovviamente, questa notizia non è passata inosservata oltreoceano. Donald Trump ha già attaccato i Paesi che limitano l’ingresso dei prodotti americani, puntando il dito contro l’UE. Un caso emblematico? Il blocco europeo sui molluschi provenienti da 48 stati americani, una decisione che ha fatto infuriare Washington e che potrebbe scatenare nuovi dazi e ritorsioni.
Bruxelles finora ha cercato di evitare mosse drastiche per non infrangere le regole del WTO, che consentono restrizioni solo se basate su evidenze scientifiche e non su decisioni politiche. Ma alcuni Stati membri, come la Francia, da tempo chiedono misure più rigide. La prossima settimana, la Commissione presenterà la sua “Visione per l’agricoltura”, un documento che potrebbe segnare un cambio di rotta e introdurre nuove limitazioni all’ingresso dei prodotti americani nel mercato europeo.