Amazon diventa banca?

Amazon sta prendendo accordi con JP Morgan Chase per la creazione del contro 3.0. E non è la prima visita del colosso di Bezos a Wall Street.

Amazon è ormai entrata nella vita di tutti. Così grande da fare notizia come Apple e altri grandi marchi dell’high tech. Addirittura il CEO Jeff Bezos ha raggiunto il patrimonio record di 149.1 Miliardi di dollari, diventando l’uomo più ricco nel 2018 secondo la rivista Forbes.

Jeff Bezos, CEO di Amazon

Amazon-bank

Gira da tempo voce nel quartiere di Wall Street che la grande azienda dell’e-commerce punterebbe a creare un conto corrente online e quindi a diventare un banca in tutto e per tutto. Evitando però i problemi di “essere banca”.

Il colosso di Seattle sarebbe entrato in contatto con i dirigenti di JP Morgan Chase per creare un conto 3.0 che permetterebbe di abbattere i costi di commissione. Da quello che traspare dai rumors pare che si punterebbe a creare un vero e proprio conto on-line come ad esempio quello che si usa per le scommesse on-line.

JP Morgan Chase

I problemi di essere banca

Come sappiamo essere banca, già nell’ordinamento italiano, comporta l’avere delle caratteristiche che non tutte le aziende possono permettersi. Innanzitutto la società deve avere forma di S.p.a., poi bisogna essere sempre sotto osservazione degli istituti di vigilanza per il controllo dei parametri (ad esempio quelli di Basilea).

Ulteriori vantaggi?

Oltretutto il fatto di avere un conto controllato direttamente dalla società che vende permette ad Amazon di raccogliere continuamente dati sulle abitudini di spesa delle persone. Questo vantaggio porterebbe addirittura più introiti rispetto alle pubblicità mirate: qui si tratta di monitorare direttamente il conto. Addirittura un indagine interna ad Amazon fra mille clienti ha mostrato come il 38% di costoro si fida di Bezos così come si fiderebbe di una banca normale.

I precedenti di Amazon a Wall Street

Wall Street

Non è da molto che tra l’altro la società di Bezos aveva fatto partire un’iniziativa finanziaria. Stavolta però la partnership è con Merrill Lynch.

Lo strumento? Amazon Lending. Rifondato praticamente da poco, il prodotto (già esistente dal 2011), come si evince dal nome, concede dei prestiti alle aziende.

Bisogna fare delle precisazioni. Il meccanismo innanzitutto non permette a tutte le aziende presenti sul mercato di ricevere un prestito. Bisogna essere presenti su Amazon e il funzionamento è solo su invito. Un sofisticato algoritmo monitora e controlla i dati commerciali e finanziari delle diverse società e “sceglie” quello che secondo il programma sarebbero le migliori candidate per il prestito. A questo punto Amazon invia l’invito e sarà l’azienda a decidere se richiedere il prestito o meno.

Merrill Lynch – Bank of America

Perché un sistema così complesso?

Tutto questo processo è sempre dovuto dal fatto che, nel caso in cui Amazon offrisse liberamente credito alle aziende, la trasformerebbe in un vero e proprio istituto di credito. Con tutte le regolamentazioni che abbiamo già detto.

Amazon Lending è stato senza dubbio un successo: le aziende che ne hanno ricevuto l’invito e lo hanno utilizzato sono oltre 20mila, e più della metà hanno fatto ricorso a un secondo prestito una volta estinto il primo, per un valore di circa 3 miliardi di dollari.

Come mai tutto questo successo?

Amazon Lending è un sistema che, una volta attivato, eroga la somma richiesta dall’azienda in giornata, prendendola direttamente dal conto della società. I prestiti sono di brevissimo termine (massimo 1 anno) e i tassi di interesse sono fra il 6% e il 17%.

Come si può vedere i tassi sono davvero alti. Ma è stata senza dubbio la facilità con cui si può accedere al credito che ha spinto le aziende ad accettare.

Le rate vanno pagate ogni 2 settimane, permettendo al sistema di monitorare l’azienda a cui è stato erogato credito e, nel caso di insolvenza, entra in gioco la particolare forma di garanzia ideata dal gigante e-commerce: essendo che le società sono interne al sistema, la piattaforma blocca le vendite di chi non paga fin quando non rientra, bloccandola nei propri magazzini.

Un esempio di invito di Amazon Lending

La convenienza del prestito

Il sistema ideato da Bezos è senza dubbio super conveniente. Innanzitutto si azzera un tipo costo, grazie al famoso algoritmo, che per le banche e gli altri istituti di credito è invece onerosissima sia in termini di tempo che di denaro: quello di ricerca e identificazione delle potenziali aziende da finanziare. Il colosso di Seattle ha infatti accesso ad una serie di informazioni più che dettagliate, in tempo reale, e spesso inaccessibili: i ritmi di vendita sia storici che prospettici, la tipologia di clientela, la puntualità nelle consegne, la qualità dei prodotti, la soddisfazione del consumatore finale e la fornitura del magazzino, di cui oltretutto è fisicamente in possesso.

Non solo risparmio di costi: grazie a questo sofisticato sistema la società capitanata da Bezos, oltre a ricevere gli ovvi guadagni derivanti dagli interessi del prestito, finanziando le società delle quali gestisce il magazzino permetta la crescita congiunta. In altre parole: concede prestiti, l’azienda (in teoria) cresce, crescono le vendite, cresce Amazon. Semplice.

Il diffondersi dei servizi bancari

Apple Pay, lo stesso Amazon Pay/cash, Samsung Pay e molti altri. L’industria dei servizi bancari, è presa ormai di mira da tutti. La convenienza e la redditività d’altronde sono sotto gli occhi di tutti. Bene chi sale a bordo, ma con le regole giuste.