La recente vicenda della Banca Popolare di Bari ha riacceso i riflettori su una delle tematiche più sottovalutate: l’analfabetismo finanziario. Siamo ignoranti e purtroppo c’è chi ne approfitta. Ma andiamo con ordine.

Cosa è successo alla Popolare di Bari?

La Popolare aveva più di 50000 clienti e di questi oltre la metà aveva indicato che la sua priorità era la conservazione del proprio capitale. Quindi l’obiettivo primario di queste persone era quindi quello di non subire perdite e assicurarsi (nella peggiore delle ipotesi) di recuperare quanto inizialmente versato. Peccato che per quelli della Banca solo qualche centinaio di persone aveva un profilo conservativo. Un’altra gabola era quella (non troppo originale) di vendere dei titoli illiquidi facendoli pensare come per titoli privi di volatilità e quindi senza alcun rischio.

Cos’è un titolo illiquido?

A combattere l’analfabetismo finanziario su questo tema, arriva in nostro aiuto la Consob. Secondo una comunicazione di questo organo, i titoli illiquidi sono

“quelli che determinano per l’investitore ostacoli o limitazioni allo smobilizzo entro un lasso di tempo ragionevole, a condizioni di prezzo significative, ossia tali da riflettere, direttamente o indirettamente, una pluralità di interessi in acquisto e in vendita”

In sostanza, i titoli venduti come sicuri erano delle zavorre invendibili che rimanevano sul groppone dei compratori. L’assenza di volatilità non comunicava assenza di rischio ma assenza di movimento del mercato per quei prodotti. In termini tecnici, un pacco.

Quanti sono gli analfabeti finanziari in Italia?

Nel nostro Paese l’analfabetismo finanziario è cosa seria: il 74% della popolazione rientra in questa categoria. Come l’ignoranza in ambito medico può portare a credere che i prodotti detox funzionino, quella finanziaria porta a essere vittime di truffe. Ma non solo, pensate a quante volte un politico (uomo, donna, di sinistra, di destra, di lato) dice cose insensate e infondate e non abbiamo gli strumenti per capire che sta dicendo scemenze. Rigirando il quadro, meno di trenta persone su cento hanno un’educazione finanziaria.

Le conseguenze dell’analfabetismo finanziario

Siamo nella top10 dei Paesi con il PIL più alto ma solo al 63esimo posto nella classifica dell’educazione finanziaria (Global Financial Literacy Survey, studio condotto ogni anno da Standard & Poor’s). Avere così tanta ignoranza nel nostro sistema conduce a un rallentamento dell’economia. Siamo grandi risparmiatori con oltre mille miliardi di Euro nei nostri conti correnti ma non sappiamo capire e cogliere le occasioni di investimento. Tuttavia, stanno diminuendo sia le persone che possono permettersi di mettere da parte i loro soldi e anche il capitale risparmiato. Questo perché viviamo in un’epoca di incertezza lavorativa e spesso le entrate delle famiglie vengono utilizzate quasi totalmente per le spese correnti. 

Il problema non colpisce solo gli analfabeti ma anche chi, pagando le tasse, ha contribuito ai risarcimento che lo Stato ha corrisposto a chi è stato indotto a effettuare investimenti pessimi.

Chi sono gli analfabeti finanziari?

Gli studi ci dicono che le donne sono più ignoranti degli uomini in fatto di Finanza e che i Paesi del nord vantano il 67% di conoscenza di questa materia contro il 26% delle nazioni del sud. Il nostro Paese è l’unico con una differenza di conoscenza della Finanza tra i quindicenni in base al sesso. Sarà perché nelle nostre scuole non si parla seriamente di Economia e Finanza?