Quanto successo ieri si può riassumere con un “oh shit here we go again”. L’Argentina si trova ancora una volta vicino al collasso e dopo la sconfitta del Presidente Mauricio Macri alle primarie la borsa è crollata sino ad un massimo di -48%.

Le primarie in Argentina

Il presidente Mauricio Macri ha subito una dura sconfitta nelle elezioni primarie svoltesi ieri in Argentina in vista delle presidenziali del prossimo 27 ottobre, ampiamente superato dal candidato dell’opposizione peronista Alberto Fernandez. Con il 100% delle schede scrutinate la coalizione ‘Fronte di tutti’ di Fernandez e dell’ex presidente Cristina Fernandez de Kirchner ha raccolto 10,6 milioni di voti (48,86%), mentre la coppia Macri-Miguel Angel Pichetto di ‘Insieme per il cambiamento’ ha ottenuto 7,2 milioni di voti (33,27%).

Il crollo della borsa

Il Merval (l’indice più importante dell’azionario) è arrivato a bruciare il 48% mettendo a segno la perdita peggiore (a livello globale) degli ultimi 70 anni. In piena crisi, la Borsa argentina ha poi chiuso a -37,93%.

Il crollo del Peso

Il peso argentino ha perso quasi il 25% del suo valore arrivando a circa 59 pesos per dollaro USA poco dopo l’apertura delle negoziazioni. Il peso aveva un valore pari a 45.25 alla sua chiusura precedente. Secondo gli operatori sentiti da Reuters, il peso, durante il momento peggiore della giormata di ieri, ha raggiunto un record negativo di 65 pesos per dollaro, segnando una perdita del 30,3%.

Il pericolo populista

Secondo Macri, il crollo del peso e della Borsa argentina è colpa del «kirchnerismo». Quanto sta accadendo all’economia in queste ore «mostra ciò che rischiamo», sostiene, se nelle presidenziali di ottobre dovesse vincere «il passato».

In tanti porteranno via i loro soldi dal Paese e questo lo vado dicendo da tre anni. Non possiamo tornare al passato perché il mondo vi vede la fine dell’Argentina. Il kirchnerismo ha già governato, e sappiamo cosa ha fatto.