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Biden contro Trump: Stati Uniti verso nuovi scenari?

Le elezioni presidenziali statunitensi del 2020 saranno probabilmente ricordate per lungo tempo, e per
tante ragioni. Sicuramente fra queste risalta l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia globale, che ha
costretto oltre cento milioni di elettori americani al voto postale. Ricorderemo queste elezioni anche per lo
scontro burrascoso tra Joe Biden e Donald Trump, con il primo che è finalmente riuscito a conquistare la
Casa Bianca.


Tutti contro Trump


Gli USA stanno attraversando una fase delicata della propria storia e gli ultimi avvenimenti sembrano in qualche modo confermarlo. L’ex ormai presidente Donald Trump, ancora in carica fino al prossimo 20
gennaio, ha rivolto accuse pesantissime, che minacciano la credibilità dell’intero sistema elettorale
statunitense. “Ci troviamo ancora nella posizione inusuale non solo di interrompere il presidente degli Stati
Uniti ma di correggere il presidente degli Stati Uniti, non ci sono voti illegali o una vittoria di cui siamo a
conoscenza”. Queste le ultime pesantissime parole dell’anchor di MSNBC, programma televisivo
statunitense che trasmette notizie 24h su 24. E non è l’unico ad aver adottato questa scelta. Altri canali
televisivi, ad eccezione della CNN, hanno scelto di interrompere e oscurare le parole di Trump. Persino
Twitter, che per tutelare la politica di contrasto alle fake news (sempre più stringente dal 2019) ha scelto di
oscurare l’ultimo post.


Il neopresidente


L’America conosce così il suo nuovo presidente, il democratico Joe Biden, che ha superato la soglia della maggioranza assoluta dei voti dei grandi elettori, pari a 270. La notizia è esplosa sui più importanti network
americani. Per quattro giorni una nazione intera ha trattenuto il respiro, fino alla recente notizia: molte
persone si sono riversate nelle strade, lunghi applausi e cortei hanno ravvivato le vie delle città, soprattutto
nelle zone più a sud di New York. Proprio la Pennsylvania, terra natale del neopresidente, ha regalato, salvo
ricorsi o clamorosi colpi di scena, la prestigiosa vittoria.


Il sistema dei grandi elettori


Ricordiamo brevemente come avviene l’elezione e cosa rappresentano i grandi elettori. Negli Stati Uniti
sono chiamati “grandi elettori” i delegati che compongono il collegio elettorale che elegge il presidente. Il
loro numero è 538 (100 senatori, due per ogni Stato, 435 deputati, e tre rappresentanti del Distretto di
Columbia in cui si trova la capitale). Per diventare presidente serve ottenere la maggioranza assoluta dei
voti dei grandi elettori, ossia 270, ma non è sufficiente.
Bisogna considerare la “sovrarappresentazione” di alcuni Stati scarsamente popolati, ed anche il fatto che
in molti stati il numero dei grandi elettori viene assegnato senza criteri di proporzionalità al partito che
ottiene più consensi nello Stato stesso. Si potrebbe, per così dire, considerare l’elezione presidenziale
un’elezione di “secondo grado”.
Ciò significa che il presidente che verrà eletto potrebbe non essere quello a favore della maggioranza dei
cittadini. Ricordiamo bene le elezioni presidenziali del 2016, proprio quando Donald Trump, pur ottenendo
circa 3 milioni di voti in meno rispetto a Hillary Clinton, conquistò la Casa Bianca in virtù della vittoria nei
principali “Stati in bilico”.

biden contro trump

Fonte: ilpost.it


Il programma di Trump


Molti cittadini, che hanno atteso per giorni, si sono riversati nelle strade per festeggiare. D’altronde,
l’elezione del nuovo presidente coinvolge l’intero pianeta. Più volte, nel corso del suo mandato, Trump ha
spaventato il mondo attuando una politica spesso pericolosa. Cerchiamo quindi di riassumere in vari punti
le strategie adottate da Trump dal punto di vista economico, politico e sociale, e cosa potremmo aspettarci
dal neopresidente, Joe Biden.


Economia: più dazi e meno tasse


Le scelte dal punto di vista economico che hanno caratterizzato il lavoro di Trump sono state incentrate sul protezionismo, e l’applicazione di dazi doganali. Il protezionismo è una sorta di guerra commerciale, che
mira a scoraggiare l’importazione di prodotti dall’estero, favorendone il mercato interno. I primi dazi sono
stati approvati all’inizio del 2018 e sono poi cresciuti nei due anni successivi, avendo colpito beni ove la Cina
si è specializzata, come pannelli solari e componenti elettroniche. Anche la Cina ha imposto dazi sui beni
americani, in particolare su prodotti agricoli e alimentari. È evidente che il peso di questa guerra
commerciale è stato caricato soprattutto sulle spalle di imprese e consumatori, ritrovandosi in questo
modo a sostenere costi maggiori.
Altro aspetto rilevante è rappresentato dalla riduzione delle tasse alle società americane: fu proposto
infatti di portare l’aliquota dal 35% al 21%. Un taglio che di fatto ha favorito soltanto i più ricchi e le grandi
aziende. Un interessante articolo pubblicato su “IlSole24ore” mostra come il taglio delle tasse non abbia in
realtà favorito gli investimenti, e neanche stipendi e posti di lavoro. Per la prima volta nella storia degli USA
l’aliquota effettiva delle grandi aziende era addirittura inferiore all’aliquota dei lavoratori: tutto ciò ha
allargato il divario creando una maggiore disuguaglianza economica tra le classi. Il taglio delle tasse non
sempre fa decollare l’economia, così come l’aumento delle tasse non ne rallenta la crescita.


La politica d’odio


Durante la campagna elettorale del 2016, Donald Trump minacciò di costruire un muro al confine con il
Messico, e che sarebbe stato proprio il Paese dell’America centrale a sostenerne le spese. Il muro non è mai
stato realizzato, anche se probabilmente solo l’idea di realizzarlo ha alimentato un clima di odio e crudeltà
generale. Odio quasi trascinato fino ai nostri giorni, con gli ultimi recenti attacchi rivolti alla Cina a tema
pandemia. È stato anche un grande oppositore delle campagne green, scontrandosi con la giovane
portavoce Greta Thunberg (che si è recentemente vendicata su Twitter). Joe Biden sarà il nuovo presidente
degli Stati Uniti a meno di clamorosi colpi di scena. Si, perché Trump si sta “armando” di un team di
avvocati ed è pronto, come direbbe Borghese, a ribaltare il risultato, anche se apparentemente impossibile.


Il nuovo programma di Biden


Il programma del neoeletto presidente prevede numerose modifiche rispetto alla linea seguita dal
predecessore. Il nuovo programma sarà quindi incentrato in primis sulla gestione della pandemia da un
punto di vista sanitario, e non più economico. Ricordiamo che proprio Biden, durante la campagna
elettorale accusò Trump per aver affrontato la situazione di emergenza in modo inappropriato. È pronto
anche a fare retromarcia su un altro importante aspetto: Trump sembrava disinteressato a raggiungere i
risultati stabiliti nel Trattato di Parigi (-26/28% di emissioni di CO2): Biden, invece, fissa gli obiettivi di
neutralità climatica per il 2050.
Dal punto di vista economico, ha promesso di alzare l’aliquota dal 21 al 28%, tornando a tassare quindi le
grandi imprese, e in qualche modo mettendosi contro l’enorme divario che sussiste tra le classi sociali.
Pare inoltre, essere più favorevole al commercio internazionale, aiutando in questo modo imprese e
consumatori.


Una nuova pagina


“America, sarò un presidente per tutti gli americani, indipendentemente dal fatto che abbiate votato per
me o no. Manterrò la fiducia che avete riposto in me”. Biden avrà il difficile compito di risanare gli aspetti
socioeconomici, “correggere” la strada intrapresa da Trump, trovare un punto di contatto con i
repubblicani, tentare di rilanciare l’America e la sua democrazia, come simbolo della democrazia
occidentale.

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