Articolo di Simone Lolli

Ormai tutti noi conosciamo bene il fenomeno del “Black Friday”, in cui
siti di e-commerce e negozi fisici di tutti i paesi fanno sconti più o meno marcati, adeguandosi a quella che ormai è diventata un’esigenza dei clienti. 

L’origine del Black Friday

Nato ed arrivato direttamente dagli Stati Uniti, si tratta del “Venerdì nero”, successivo al giorno del Ringraziamento negli Stati Uniti (celebrato il quarto giovedì di novembre) e tradizionalmente rappresentato come il giorno d’avvio ufficiale dello shopping natalizio americano.

Perché il termine “venerdì” nero?

L’origine di tale termine viene associata a due motivazioni principali.
Al congestionamento delle strade trafficate e paralizzate per la frenesia degli acquisti, scatenata dalle vendite promozionali indette, che hanno portato a definire il giorno successivo al Ringraziamento come “venerdì Nero”.

Ed alla modalità usata, dai commercianti di un tempo, per dividere entrate ed uscite dell’attività, che consisteva nello scrivere sul bilancio in rosso le perdite ed in nero i conti in attivo (ricavi).

Indicatore finanziario di predisposizione al consumo

Le vendite del “Black Friday” sono diventate rilevanti per i mercati azionari.
Il fenomeno del Black Friday è diventato un “indicatore di sentimento”, ovvero un segnale di quanto sia sano il consumatore.
Infatti, si parte dal principio secondo cui solo un consumatore che è convinto della salute del suo lavoro affronta grandi spese. Tale atteggiamento è testimonianza positiva di andamento economico.

Se il consumatore invece non si presenta al Black Friday, questo può essere visto come un segno di vicinanza ad una prossima recessione, con il mercato del lavoro già influenzato da una produzione più debole.
Ricordiamo infatti che l’elemento più importante del PIL nelle economie di oggi è dato dal consumo delle famiglie (a livello globale si parla circa del 60%).

Business proficuo o obsoleta e dannosa spinta al consumismo?

Sicuramente il grado di espansione del Black Friday, nei vari settori di vendita commerciale, ha portato il “Venerdì Nero” a rappresentare un vero e proprio momento di interesse globale per il business delle vendite.
Insieme alle grandi pubblicità sono cresciute le grandi attese dei clienti in tutto il mondo, in vista di questo fenomeno commerciale.
Basti pensare che in
Italia il Black Friday è diventato un evento radicato, per cui quasi il 90% degli italiani vi partecipa e, di questi, l’83% vi ha già partecipato in passato (pubblicato su ANSA.it).
Posto questo come ipotesi, il Black Friday non è comunque solo visto come un grande momento positivo di convenienza per i clienti e di potenziale grande vendita per i commercianti.

Le accuse verso il Black Friday

I Black Friday è un fenomeno molto criticato e pieno di contraddizioni.
Una delle accuse più frequenti riguarda la visione di tale ricorrenza come consumistica per eccellenza, e quindi malvista in considerazione dei tempi odierni, in cui la necessità di consumare meno, per ridurre l’impatto umano sulla Terra, è sempre più sentita e necessaria.
A questa critica di Sostenibilità si aggiungono spesso critiche riferite alle condizioni lavorative dei magazzinieri e corrieri dei siti di e-commerce, in primis di Amazon.

È noto infatti che i loro ritmi di lavoro, spesso analizzati e discussi per condizioni di
“sovra-carico lavorativo”, si intensifichino ulteriormente in occasione del Black Friday e delle festività annesse.

L’esempio lampante è rappresentato dalle agitazioni sindacali e dagli scioperi avvenuti, nel trascorso mese di novembre in Piemonte, tra i fattorini, che hanno lamentato la maggior pressione di carico lavorativo.

I movimenti di protesta contro il Black Friday nacquero più o meno da subito insieme al venerdì nero, ma hanno guadagnato maggiore popolarità di recente.
Quest’anno, in Francia, la ministra dell’Ambiente Elisabeth Borne ha parlato della contraddizione tra la richiesta di minori emissioni e l’accettazione di questa usanza, ed è stata fatta una proposta di legge per vietare del tutto gli sconti del Black Friday nel paese.

Il parere di Bloomberg e Deloitte

Inoltre, Bloomberg ricorda che non c’è consenso accademico sul fatto che gli acquisti on line siano più sostenibili di quelli nei negozi fisici.
Caratteristiche dell’e-commerce come la facilità di restituire i prodotti, le consegne super veloci ed i programmi di abbonamento, che incentivano gli acquisti ricorrenti, complicano i calcoli e rendono più dubbia questa tesi.
Al di là delle questioni ambientali, quindi, smetterla col Black Friday potrebbe avere effetti positivi.

La società di consulenza ed analisi di mercato Deloitte stima che lo sconto medio, nel Regno Unito, sia del 27%. Promozioni così accentuate non è detto che possano portare ai negozi o siti di e-commerce complessivamente un bilancio positivo.

Spiega Bloomberg:

«A meno che non offrano prodotti che sarebbero stati scontati a gennaio, o fatti appositamente per essere venduti a poco al Black Friday, questo livello di sconti significa sacrificare i margini di guadagno»

Ci sono, non a caso, negozi che avevano cominciato a fare il Black Friday, ma che poi hanno smesso.
Per i negozi, inoltre, dice Bloomberg, non è facile tornare ai prezzi pieni, visto che dalla settimana successiva al Black Friday comincia il periodo delle festività, in cui la concorrenza diventa estremamente agguerrita.

Se si considera poi che gli sconti per il Black Friday sempre più spesso cominciano giorni prima della festa del Ringraziamento, significa praticamente un mese con i margini di guadagno ridotti, a cui segue peraltro il periodo dei saldi invernali.

Di recente, il sito di informazione economica del miliardario americano Michael Bloomberg, ex sindaco di New York, ha pubblicato un articolo che critica il Black Friday per un motivo diverso ed inaspettato, rispetto a quelli citati precedentemente; FA MALE ALL’ECONOMIA.

L’articolo spiega che le iniziative, che spingono verso un boicottaggio generico del sistema consumistico, sono ovviamente una minaccia sul lungo periodo per i negozianti e per le aziende, ma che quelli diretti specificamente al Black Friday sono un altro discorso. Afferma che «per i negozi europei, introdurre la pazza tradizione americana è stato un atto masochistico. Se le proteste dovessero persuadere i negozi a smetterla con questa attività, che distrugge i margini di guadagno, ne guadagnerebbero sia il pianeta sia la profittabilità».

Recentemente sono state pubblicate sul sito Quartz alcune delle considerazioni di Peter Fader, docente di marketing alla Wharton School della University of Pennsylvania, il quale ha spiegato come il Black Friday attragga principalmente clienti poco affezionati, cioè proprio quelli che le aziende ed i negozi dovrebbero favorire di meno, in quanto sono meno redditizi.

Tutti gli investimenti, in termini di margini di guadagno sacrificati, e di straordinari pagati ai dipendenti, sono quindi destinati a clienti occasionali, che solo in minima parte diventeranno abituali.

Per questo, Fader consiglia tre strategie per i negozi ed i siti di e-commerce:

1) saltare completamente il Black Friday, eventualmente pagando comunque la giornata di lavoro ai dipendenti e invitandoli a passare la giornata all’aria aperta;
2) fare sconti molto oculati e conservativi, senza rischiare troppo;
3) dedicare i veri sconti, quelli davvero convenienti, soltanto ai clienti abituali.

 

FONTI:

https://www.ilpost.it/2019/11/29/black-friday-dannoso-economia-negozi/

https://qz.com/1753798/black-friday-is-bad-for-business/

https://www.vontobel.com/en-ch/about-vontobel/impact/black-friday-and-cyber-monday-indicators-of-global-consumer-health/

https://www.bloomberg.com/opinion/articles/2019-11-28/black-friday-backlash-in-europe-can-be-a-good-thing-for-retailers