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Il capitale delle banche è fondamentale anche in periodo di Covid

Articolo di Domenico Valvola

La componente fondamentale di ogni bilancio bancario è il capitale; questo perché in seguito alle crisi che si sono succedute negli anni, e che hanno riguardato le banche, ciò che è emerso maggiormente è che oltre alla elevata opacità che caratterizza i bilanci bancari (o meglio caratterizzava prima dell’entrata in vigore di Basilea 2), le stesse avevano una composizione del capitale non adeguata a coprire i rischi intrinsechi dell’operatività bancaria.
Prima di vedere com’è variato tale indicatore, bisogna conoscere la composizione del capitale di una banca.

Il Total Capital

Con questa espressione, si fa riferimento a tutti gli strumenti finanziari che la banca colloca sul mercato, con lo scopo di ottenere fondi per finanziare la propria operatività (ad es. le azioni, obbligazioni, e strumenti sostanzialmente ibridi).

Il Total Capital (TC) a sua volta si divide in due classi di capitale, distinte in base alla qualità degli strumenti finanziari che si trovano al loro interno:

  • Il capitale di classe 1, il Tier 1 (T1), il quale deve essere almeno pari al 75% del TC;
  • Il capitale di classe 2, il Tier 2 (T2), che deve avere una dimensione massima del 25% del TC.

A sua volta, il capitale di classe 1, si suddivide in altre due categorie che sono:

  • Il Common Equity Tier 1 (CET1), il quale rappresenta la componente di migliore qualità del T1 e quindi del TC nel suo complesso. Questo deve essere pari ad almeno il 75% del T1 ovvero al 56,25% del TC;
  • l’Additional Tier 1 (AT1), questa volta, come prima, abbiamo un peso massimo nel T1 pari al 25%.

Quindi il CET1 sarebbe la componente di migliore qualità del capitale di una banca. Dato che ogni istituzione finanziaria, in particolar modo le Banche, devono dotarsi di capitale aggiuntivo ogni qual volta aumentano le proprie attività, oppure ogni qual volta pongono in essere investimenti rischiosi, se il capitale dovesse essere destinato a copertura di altri investimenti oppure ad altri vincoli imposti dall’autorità di vigilanza, le banche non avrebbero giusti spazi di manovra per poter porre in essere le diverse operazioni tipiche della loro operatività (es. prestiti).

Il CET1-ratio post Covid-19

Con tutte le classi di capitale precedentemente descritte, si possono calcolare i cosiddetti ratio patrimoniali, non facendo altro che dividere tali indicatori per l’attivo ponderato per il rischio (RWA), ottenendo così dei coefficienti di capitale che sono meglio in grado di sintetizzare la solidità patrimoniale della banca.

Di questi ratio, sicuramente quello che ha maggiore rilevanza è il CET1 ratio, il quale è destinato quindi a coprire i requisiti di primo pilastro (P1R) secondo delle percentuali indicate dalla regolamentazione, i requisiti di secondo pilastro (P2R) ed infine il cosiddetto Buffer Interno, il quale sarebbe un cuscinetto di liquidità che le banche devono detenere e che viene indicato dalla regolamentazione (P2G).
Per quanto riguarda quest’ultima componente, il P2G, con l’impianto attualmente vigente, si richiede la sua integrale copertura con CET1 e quindi si tiene impegnato il capitale di migliore qualità a copertura del buffer interno, riducendo quindi le possibilità per la banca di espandere il proprio attivo mediante una maggiore offerta di credito.

Le cose sono cambiate però con la crisi causata dal Covid-19, in seguito alla quale la BCE ha deciso di anticipare la direttiva CRD V, la quale avrebbe introdotto il nuovo impianto regolamentare di Basilea 4, secondo cui il P2G non verrà più coperto esclusivamente con CET1, ma anche con altri strumenti finanziari, in modo da liberare capitale alle banche per concedere maggiormente credito all’economia.

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