Dopo aver trattato del capitalismo, e ora di parlare dell’altra faccia della medaglia: il comunismo. Su questo argomento si potrebbero scrivere milioni di pagine ma qui ci limiteremo ad un’analisi della sua genesi e della sua evoluzione. Nel rispetto delle idee di ciascuno, questo articolo sarà (come tutti quelli dell’autore) il più neutrale possibile ma dato il tema ancora molto sensibile per alcuni, chiunque si ritenesse offeso può comunicarlo senza problemi.

Che lo si ami o lo si odi, è innegabile che il comunismo costituisca una parte fondamentale della storia dell’umanità e benché ora sia praticamente marginale, rimane comunque ancora vivo e vegeto.

Le origini del comunismo

Secondo alcuni storici, i primi segni del comunismo sarebbero presenti addirittura negli Atti degli Apostoli. In essa si promuoveva la proprietà come comune a tutti i credenti e quindi chi aveva le risorse doveva distribuirle agli altri. Durante la Riforma protestante, si hanno i primi episodi che poi si potranno definire lotte proletarie, una per tutte la sanguinosa guerra dei contadini. Tuttavia il comunismo più “famoso” nasce nell’ottocento per opera di Karl Marx e Friedrich Engels.

Il manifesto del Partito comunista

In quest’opera i due economisti tedeschi esplicitano delle vere e proprie linee guide del progetto politico comunista. Questi principi vanno a toccare e modificare profondamente un’economia, e hanno costituito per quasi mezzo secolo le basi intoccabili dei regimi comunisti durante la Guerra Fredda.

Questi principi erano divisi in dieci punti, ovvero citando il testo:

1) Espropriazione della proprietà fondiaria ed impiego della rendita fondiaria per le spese dello Stato.

2) Imposta fortemente progressiva.

3) Abolizione del diritto di successione.

4) Confisca della proprietà di tutti gli emigrati e ribelli.

5) Accentramento del credito in mano dello Stato mediante una banca nazionale con capitale dello Stato e monopolio esclusivo.

6) Accentramento di tutti i mezzi di trasporto in mano allo Stato.

7) Moltiplicazione delle fabbriche nazionali, degli strumenti di produzione, dissodamento e miglioramento dei terreni secondo un piano collettivo.

8) Eguale obbligo di lavoro per tutti, costituzione di eserciti industriali, specialmente per l’agricoltura.

9) Unificazione dell’esercizio dell’agricoltura e dell’industria, misure atte ad eliminare gradualmente l’antagonismo fra città e campagna.

10) Istruzione pubblica e gratuita di tutti i fanciulli. Eliminazione del lavoro dei fanciulli nelle fabbriche nella sua forma attuale. Combinazione dell’istruzione con la produzione materiale e così via.

Sono evidenti i contrasti con il capitalismo, specie nel primo punto. Tuttavia la nazionalizzazione delle risorse, non si discosta molto dalla visione fascista.

L’economia in un Paese comunista

In un Paese comunista l’economia è fortemente influenzata dalla Stato, che la controlla in ogni suo aspetto e la organizza in “piani” di durata pluriennale. I beni sono collettivizzati e quindi proprietà private come terreni e fabbriche vengono confiscati per essere utilizzati dall’intero Paese. Di tutti i Paesi che adottavano queste politiche, permangono ora solo Cina, Vietnam, Laos, Cuba e la Corea del Nord. Di questi, solo la Cina è una potenza mondiale mentre gli altri vagano in condizioni più o meno deficitarie. Inoltre, di questi solo Cuba e Corea del Nord continuano a perseguire un’economia puramente comunista, mentre gli altri tre hanno gradualmente avviato una serie di riforme volte alla liberalizzazione e abbandonando (seppur non troppo) il comunismo più profondo. Cuba ha subito più di tutti lo scioglimento del blocco sovietico in quanto aveva stretti rapporti commerciali dall’U.R.S.S.  e da essa riceveva sostanziosi finanziamenti. Il Paese ha subito una fortissima recessione e subisce ancora l’oppressione del regime castrista. A fronte di uno svilupatissimo settore sanitario e accademico, si osserva un’economia traballante. La Corea del Nord ha ulteriormente inasprito le politiche comuniste, passando alla cosiddetta “Juche” ovvero un misto estremista di comunismo e patriottismo.

Critiche al comunismo

La chiesa cattolica si è sempre schierata contro il comunismo in quanto contrario al “suo” ateismo e alla sua distruzione della proprietà privata, in quanto vista come un prolungamento della persona. A onor del vero, va comunque sottolineato che il marxismo ripugna la proprietà privata dei fattori produttivi ma non quella individuale. Altre critiche mosse, sono soprattutto quelle rivolte alla presenza costante di regimi nei Paesi comunisti e alle conseguenti violazioni dei diritti dei cittadini. Gli economisti e gli storici criticano invece la presunta incapacità dei sistemi puramente comunisti di perdurare nel tempo e di prosperare, basandosi sulla quasi totale sparizione di essi dopo la fine della Guerra Fredda.

Il comunismo oggi

A parte negli Stati precedentemente nominati, il comunismo sopravvive in partiti più o meno piccoli. In Italia si può dire che il comunismo sia praticamente scomparso dalla scena politica in quanto ultra-frammentato in mille piccoli partitini mentre Paesi come il Perù, le Filippine e la Colombia hanno fronteggiato la guerriglia comunista per anni.