“Non possiamo pagare ancora le spese per la guerra in Etiopia”, quante volte avete sentito questa frase?
Purtroppo è una diceria che spopola un po’ ovunque. Parte dal web e arriva sino al parlamento ma la situazione non è proprio questa.

Cosa sono le accise?

Per accisa, in economia politica si intende una imposta sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo.

L’accisa sull’acquisto dei carburanti è stata, in varie epoche, attribuita a:

  1. emergenze di cassa dello Stato
  2. volontà di limitare le importazioni e la dipendenza da fonti energetiche esterne al paese
  3. necessità di compensare i danni all’ambiente (green tax)

Ma chi stabilisce il valore di questa accisa?

Da anni, è diffusa la credenza che questa imposta sia la somma di aumenti bizzarri e anacronistici.
L’elenco completo delle accise che sono state varate comprende:

La questione accise nel dettaglio

È vero che moltissimi degli aumenti “straordinari” delle accise sui carburanti introdotti fin dai primi decenni del ’900 sono stati resi a tutti gli effetti “ordinari” e ce li siamo portati fino ad oggi. Però quei vecchi giustificativi sono scomparsi da un pezzo. Precisamente dal 1995, anno in cui un decreto del governo Dini ha riunificato tutti gli aumenti storici delle accise eliminando le ridicole giustificazioni.

Lamberto Dini, Presidente del Consiglio dei Ministri dal 17 gennaio 1995 al 18 maggio 1996

In altre parole, oggi c’è una sola aliquota, che non distingue tra le diverse componenti. Dagli inizi degli anni Novanta, il valore di questa imposta è stato cambiato dai governi in diverse occasioni. Come evidenziato in questa tabella dell’Unione petrolifera italiana, nel 1995, l’accisa sulla benzina era di 0,518 euro, prima di salire a 0,542 euro nel 1999 e riscendere a 0,520 euro nel 2000. Da qui, il valore di questa imposta indiretta è sempre salito, fino a toccare il massimo storico nel 2014, quando si pagavano 730,80 euro di accisa per 1.000 litri di carburante.

Perché è falso infatti dire che gli italiani ancora contribuiscono per il finanziamento della guerra in Etiopia?

Il 12 settembre 1936, a quattro mesi dalla fine del conflitto, il quotidiano La Stampa pubblica un articolo che parla della cancellazione dell’aumento del costo della benzina introdotto per far fronte alle spese belliche. Come riporta anche Maurizio Codogno in un post sul suo blog, l’articolo di giornale dice: “Con R.D.L. che viene oggi pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale del Regno, la tassa di vendita sulla benzina che in data 21 luglio u.s. era stata già ridotta da lire 361 a lire 240 per quintale, viene ricondotta alla misura normale di lire 161 vigente prima del 30 agosto 1935”.

Articolo de “La Stampa” del 12 settembre 1936

È vero che prima dell’inizio della guerra il prezzo della benzina era quasi raddoppiato. Ma queste accise poi sono state tolte l’anno seguente.