Cos’è il Carry Trade, ovvero guadagnare senza rischiare?

Strategia da replicare o speculazione ad alto rischio?

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Nell’odierno appuntamento parleremo di un fenomeno – decisamente più consueto di quanto si possa ritenere – che consiste nel prendere in prestito degli ammontari di denaro in Paesi con tassi di interesse più bassi (ad esempio: USA, UE, Giappone) per poi convertirli nella valuta di altri Paesi con maggiori rendimenti su investimenti analoghi a quelli nei quali si desidera investire. L’obiettivo del Carry Trade, questo è il nome della strategia speculativa appena presentata, è di conseguire un profitto, al netto degli oneri necessari a ripagare il debito contratto, con capitali di cui in precedenza non si disponeva.

In termini più semplici, il carry trade è un’operazione di speculazione finanziaria con la quale è possibile investire delle somme di denaro (prendendole a prestito ad un tasso d’interesse ritenuto “conveniente”) in investimenti in una valuta diversa da quella nella quale è stato contratto il debito, con l’attesa di generare introiti tali non solo da ripagare i costi del debito, ma anche di conseguire un profitto ritenuto “soddisfacente”. Banalmente, maggiore sarà la differenza tra gli oneri finanziari e il rendimento sugli investimenti, maggiore sarà il profitto conseguito.

Abbiamo definito “speculativa” la pratica del carry trade perché in economia – in un contesto di efficienza di mercato e, quindi, di assenza di possibilità di arbitraggi – esiste una condizione denominata Interest Rate Parity. La parità dei tassi d’interesse è la relazione che mantiene in equilibrio i tassi d’interesse e i tassi di cambio. Questa condizione di non arbitraggio prevede che sui mercati finanziari il rendimento atteso di un’attività finanziaria denominata in una determinata valuta debba essere uguale al rendimento di un’attività finanziaria analoga denominata però in una valuta alternativa (al netto dell’apprezzamento o del deprezzamento atteso dell’una rispetto all’altra).

Ciò premesso, risulta evidente che il maggior rischio del carry trade – non essendo i mercati finanziari globali pienamente efficienti – è proprio l’incertezza relativa ai tassi di cambio tra le valute prescelte per l’operazione speculativa. Per questa ragione, le transazioni vengono generalmente eseguite tra valute che hanno un tasso di cambio sostanzialmente stabile tra loro e utilizzando strumenti (ritenuti) a basso rischio (come ad esempio i titoli di Stato).

Al fine di amplificare i risultati del carry trade, nel caso di trader professionisti, le operazioni vengono eseguite utilizzando la leva finanziaria. In tal modo, anche un minimo movimento sui tassi di cambio può generare ampie variazioni sulla posizione complessiva. Ancora una volta, maggiore sarà la leva finanziaria, maggiori saranno i rischiopportunità sopportati dall’investitore.