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La crescita del Portogallo e la teoria del denominatore

Alcuni economisti e esponenti politici sostengono che per ridurre il rapporto debito pubblico/PIL occorre sostenere la crescita attraverso un’espansione fiscale mediante un aumento della spesa pubblica o una riduzione delle tasse finanziate in deficit (disavanzo). Inoltre, riportano come esempio, il processo di aggiustamento dei conti del Portogallo. Ma è davvero così? Quali sono i limiti della teoria del denominatore?

L’aggiustamento dei conti del Portogallo

Su alcuni titoli di giornale, nel “non lontano” 2017, compariva il titolo ” Lisbona disobbedisce alla troika e vince.” Ma è davvero così? Cerchiamo di fare maggiore chiarezza. Il governo socialista di Antonio Costa entrò in carica nel Novembre 2015. Sin da subito, in contraddizione con quanto promesso in campagna elettorale, l’esecutivo mantenne una notevole prudenza nella gestione dei conti pubblici. Molti capitoli di spesa furono assoggettati a revisione (spending review) settore per settore. Il risultato è che il deficit pubblico è diminuito dal 4,3% allo 0,7% nel giro di tre anni.

Chi sostiene che il Portogallo abbia condotto una politica fiscale espansiva evidenzia che nel 2017 il deficit sia passato dal 2% al 3% del Pil. Tuttavia, tali sostenitori non sottolineano che in quell’anno venne ricapitalizzata una grande banca pubblica al costo di due punti percentuali di Pil. Si tratta, quindi, di un’operazione meramente contabile! Non ci fu nessuna espansione fiscale in deficit, anzi quest’ultimo al netto di tale artificio contabile si ridusse di un’ulteriore punto percentuale, passando dal 2% del 2016 all’1% del 2017. In definitiva la riduzione del deficit accompagnato ad una maggiore crescita economica(sostenuta da una serie di riforme strutturali), portò al calo del rapporto debito pubblico/Pil dal 131% del 2014 al 121% del 2018.

La teoria del denominatore…

Che cos’è la teoria del denominatore? Quali sono i suoi limiti?

Premessa: quando si parla di livello di indebitamento di uno Stato ciò che più interessa è il rapporto tra il debito (numeratore) ed il Pil (denominatore) poiché quest’ultimo è un buon indicatore della sostenibilità finanziaria dei conti pubblici.

Alcuni sostenitori della teoria del denominatore ci dicono che per ridurre il debito occorre agire sul denominatore, ovvero il Pil, attraverso misure di espansione fiscale (aumento della spesa pubblica e riduzione delle tasse) finanziate da un aumento del deficit. Tuttavia, alcuni studi ci mostrano, che tenuto conto del livello dei moltiplicatori fiscali pubblicati dal MEF, un’espansione fiscale porterebbe ad una lieve riduzione del rapporto debito pubblico/Pil nel breve periodo e ad un costante aumento nel medio-lungo periodo. Questo perchè una misura fiscale espansiva non aumenterebbe permanentemente la crescita del Pil, ma solo il suo livello. Al contrario, il deficit aumenta permanentemente in conseguenza del più elevato livello della spesa. Inoltre, ricorrere ad un maggiore deficit, accompagnato da un elevato livello di stock di debito iniziale, minerebbe la fiducia degli investitori sui titoli di Stato con un conseguenziale aumento dello spread e dei suoi possibili effetti negativi.

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