La giornata del primo del mese di ottobre è stata caratterizzata dalla pubblicazione di alcuni dati macroeconomici, in particolare dell’indice della produzione manifatturiera aggregata dei Paesi (Pmi), elaborato da Ihs Markit.

L’indice del settore manifatturiero nell’eurozona

Il Pmi europeo crolla ulteriormente e raggiunge i livelli di ottobre 2012, periodo caratterizzato dalla crisi dei debiti. Si assesta infatti a 45.7, in calo rispetto al 47 finale di agosto ma cresciuto marginalmente rispetto al 45.6 del 23 settembre.

Storico del Pmi europeo da fine 2008 ad oggi, da Investing.com

Parla Chris Williamson, chief business economist di Ihs Merket: <<va di male in peggio lo stato di salute del settore manifatturiero dell’eurozona, con l’indagine Pmi che ha indicato la contrazione maggiore in quasi sette anni e che manda segnali sempre più preoccupanti per il quarto trimestre>>. Continua affermando che il settore manifatturiero si sta preparando a ulteriori <<guai>>. Infine, puntualizza il fatto che gli indici odierni indichino un calo per la produzione industriale, del quale ne risentirà il Pil del terzo quarter.

L’abbassamento del Pmi è in linea col problema del rallentamento della crescita economica nell’eurozona e con la diminuzione dell’inflazione, ora a circa 0.9%. Altre cause potrebbero risultare dalle tensioni commerciali tra Usa e Cina o dagli altri <<guai>> indicati da Willamson, cioè i tagli occupazionali, i quali aumentano al ritmo più forte dal 2013, con possibili future conseguenze sulle famiglie e sulla domanda.

Germania, Francia e Italia

Quello che è certo è che la Germania si sta instaurando come guida della contrazione manifatturiera dell’Europa. Il Pmi tedesco del mese di settembre segna un livello di 41.7, in calo rispetto ai 43.5 di agosto, testimonianza di un peggioramento della recessione industriale. Quella tedesca è la lettura più bassa dal giugno del 2009. Male anche la Francia, il cui manifatturiero passa da 51.1 a 50.1.

Il Pmi italiano registrato di settembre è 47.8, più basso rispetto i 48.7 di agosto. L’indice della manifattura italiana sta crollando al ritmo più veloce da sei mesi a questa parte. Secondo gli economisti di Ihs, stiamo assistendo a una contrazione degli ordini arrivata al quattordicesimo mese consecutivo e determinata dalla diminuzione della domanda dei partner europei e americani.

Storico del Pmi italiano da fine 2012 ad oggi, da Investing.com

Sempre secondo gli esperti, la riduzione della domanda di beni ha avuto la conseguenza di far contrarre la forza lavoro e gli acquisti delle imprese. In più, le scorte sono in calo sia per quanto riguarda le materie prime, sia per i semilavorati e sia per i prodotti finiti. Ciò rappresenta un basso livello di ottimismo per la crescita economica.

Le conseguenze sulla moneta unica

Le preoccupazioni per il rallentamento economico europeo pesano anche sull’euro, il quale si presenta a 1.09 rispetto al dollaro, ai minimi del 2017. Le cause sono riscontrabili nella debolezza degli indicatori macroeconomici del vecchio continente e nella forza di quelli del nuovo. Pesa anche la volontà di tagliare le stime degli istituti di economia e statistica tedeschi.

Probabilmente verranno indette nuove operazioni di mercato aperto da parte della BCE, in quanto, a detta del capo economista della banca Philip Lane, le ultime non sono state sufficientemente espansive.