Mario Draghi ha recentemente dichiarato che “un Paese con un debito troppo alto perde la propria sovranità“. Nel novembre 2016 Benoît Cœuré, membro del comitato esecutivo della BCE, disse un’altra cosa.

Il parere di Benoît Cœuré

Benoît Georges Cœuré è un economista francese che è stato nominato nel comitato esecutivo della Banca centrale europea (BCE) nel 2011.

Nel discorso intitolato “Sovereign debt in the euro area: too safe or too risky? possiamo leggere che:

nelle economie più avanzate, così come nella maggior parte dei modelli macroeconomici, il debito pubblico è sempre percepito come sicuro. Esiste (effettivamente) pieno consolidamento tra il bilancio della banca centrale e quello dell’autorità fiscale, rendendo il debito pubblico privo di rischi in termini nominali. La banca centrale può garantire il pagamento in contanti alla pari in tutti gli Stati del mondo. Pertanto, non vi è alcun rischio di credito collegato alle obbligazioni pubbliche, sebbene possano ancora portare il rischio di inflazione se la banca centrale viene messa sotto pressione da parte del Governo per finanziare i disavanzi pubblici.

Da ciò ne consegue che per un Paese con facoltà di emettere debito nella propria valuta non può esistere alcun livello di debito pubblico oltre il quale un paese “perde la propria sovranità”.
Esiste semmai un rischio di inflazione e di iperinflazione.

Quand’è che invece il debito pubblico può comportare una perdita di sovranità?

Ciò accade quando un Paese emette debito in una valuta che non controlla (valuta estera) e questo non è garantito dall’istituto di emissione della valuta, cioè dalla banca centrale (ciò che sta accadendo in Venezuela, per capirci). Questo è esattamente quello che avviene nella zona euro. Come si può leggere nel discorso l’impossibilità per uno Stato di fare default, non si applica ai paesi dell’eurozona.

Nel testo del discorso si legge:

I titoli di stato tedeschi e greci non sono garantiti da alcuna autorità europea, così come le obbligazioni emesse dalla California o dall’Arkansas non sono garantite dal governo federale o dalla FED. E mentre l’istituzione di un meccanismo permanente di risoluzione delle crisi, il Meccanismo europeo di stabilità (ESM), ha creato un supporto per i bilanci nazionali, è limitato nelle dimensioni, condizionato ai programmi di aggiustamento ed è uno strumento intergovernativo, non federale.
Il debito sovrano nell’area dell’euro è quindi esposto al rischio di default in un modo in cui le altre economie avanzate non lo sono.
E questo è davvero il succo del discorso.
La costruzione dell’area dell’euro ( con al suo interno il divieto di finanziamento monetario sancito nel trattato UE, la <<clausola di non salvataggio>>  è intenzionalmente intesa ad incoraggiare i mercati a differenziare i debiti dell’area dell’euro sulla base della loro sostenibilità fiscale. L’idea è che l’esercizio della disciplina di mercato fornisca una valutazione continua sulle azioni del Governo, che a sua volta porterà a politiche più solide.

Il parere di alcuni economisti

Paul Robin Krugman è un economista statunitense. Vincitore del premio Nobel per l’Economia nel 2008.

Secondo l’economista Paul Krugman questa situazione pone gli stati membri “nella stessa condizione di quelle economie emergenti che sono costrette a contrarre prestiti in una valuta estera”.

Wynne Godley è stato un economista britannico.

Nel 1992 l’economista Wynne Godley disse:

Se un paese rinuncia al potere di emettere la propria moneta, di fare ricorso alla propria banca centrale, acquisisce lo status di ente locale o di colonia.