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Deliri di Onnipotenza: il caso del Franco svizzero

In questo nuovo appuntamento tratteremo uno dei temi caldi – a dire il vero, il più caldo per i mercati finanziari mondiali – degli ultimi sette giorni: la decisione, da parte della Banca Nazionale Svizzera (BNS), di abbandonare il cambio fisso tra franco svizzero ed euro.

Un po’ di storia: nell’estate 2011 – ricordate l’anno in cui la finanza mondiale ha deciso che era giunto il momento di far “cadere” l’ultimo governo italiano legittimamente eletto dai cittadini italiani stessi? – mentre la gran parte dei Paesi europei era sotto attacco speculativo e l’Italia sembrava prossima a capitolare (così come pareva esser pronta a farlo anche la moneta unica europea), molti iniziarono a comprare massicciamente la moneta locale della Svizzera. Il franco svizzero, infatti, è storicamente ritenuto un “bene rifugio” (analogamente all’Oro). Gli acquisti proseguirono per diverse settimane, finché la BNS – spinta dalle insistenti richieste interne di finanzieri e imprenditori – decise di intervenire per arrestare la rapida rivalutazione della moneta elvetica nei confronti dell’euro.

Per “fissare” il tasso di cambio tra franchi ed euro a quota 1,20 – solo pochi anni prima il cambio CHF/EUR era più alto del 25% e pari a 1,50 franchi per euro – la banca nazionale svizzera ha dovuto (per lo più) vendere franchi e acquistare titoli di stato dei Paesi europei. Affinché questa strategia potesse perdurare, la BNS è stata “obbligata” a spendere ammontari crescenti di franchi, tanto maggiori quanto maggiori diventavano le richieste di franchi da parte di istituzioni, fondi di investimento e investitori privati.

La decisione della settimana scorsa della BNS è stata, ancora una volta, la dimostrazione di come i mercati finanziari vadano “gestiti” e di come non sia possibile (se non in modo controproducente) opporsi alle evoluzioni dei mercati stessi. In pochi istanti il cambio fisso tra franco svizzero ed euro (pari a 1,20CHF per 1,00EUR, stabilito il 6 settembre del 2011) è andato in frantumi, registrando un ribasso di quasi il 30% e giungendo a quota 0,85 franchi svizzeri per euro. Al contempo, la Borsa di Zurigo è arrivata a perdere oltre l’11%, riducendo parzialmente le perdite solo in chiusura di seduta.

Per difendere la propria moneta da un’eccessiva rivalutazione, la banca nazionale svizzera ha quindi deciso – come ultima ratio – di ridurre ulteriormente i principali (e già negativi) tassi bancari. Sarà sufficiente? Lo scopriremo nei prossimi articoli.

Il destino assomiglia al vento, poiché ci spinge rapidamente in avanti, oppure ci rigetta all’indietro; contro di ciò poco possono fare le nostre fatiche e i nostri sforzi.” – Arthur Schopenhauer

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