Il difficile compito di salvare la banca più in crisi del mondo spetta ad un italiano: Fabrizio Campelli, già a capo del Wealth management del colosso tedesco. Un paradosso quello in cui si trova il “fiore all’occhiello” della finanza tedesca, in crisi dal 2015 e che ora mette la sua salvezza nelle mani dell’economista tricolore (in realtà saranno due gli italiani a ricoprire ruoli di comando in Deutsche Bank, dato che il posto lasciato libero da Campelli sarà occupato da Claudio De Sanctis).

La caduta del gigante

Facciamo un rapido salto nel passato. Deutsche Bank fu fondata circa 150 anni fa, con lo scopo iniziale di fornire un servizio di credito al dettaglio e di finanza per le imprese. Prende la forma attuale nel 1999 quando acquista la Bankers Trust di New York, dando nuovo impulso alle sue attività di investment banking. La divisione, in realtà, era già sorta nel 1989, quando Deutsche (con l’amministratore delegato Alfred Herrhausen) aveva acquistato la banca d’investimento britannica Morgan Grenfell. Da quel momento in poi la strategia finanziaria dell’istituto teutonico assunse forme sempre più complesse e rischiose, ma con guadagni che compensavano ampiamente le paure degli investitori. Il gioco sembrava valere la candela, peccato che non erano state spiegate le regole del gioco. Nel 2015 scoppia il primo caso “anomalo”, ossia la manipolazione del Libor, ossia il tasso sui muti immobiliari. Per coprire il piccolo peccato, la banca dovette pagare 2,5 miliardi di euro, chiudendo l’anno con una perdita complessiva di 6,8 miliardi. Gli anni successivi furono anche peggiori. Il mercato dei derivati, acquistati all’insaputa degli investitori, iniziò ad aprire voragini nei bilanci della banca, lasciando esposto l’istituto per un totale di 43 mila miliardi di euro e un crollo del valore delle azioni del 30%. Il fiore all’occhiello tedesco aveva perso tutti i suoi petali (e forse anche lo stelo).

Risanamento all’italiana

Ovviamente il governo di Angela Merkel non rimase indifferente, infatti varò un piano di risanamento per stabilizzare la situazione, credendo che la fusione con Commerzbank potesse salvare definitivamente Deutsche. Gli investitori, però, ritennero la manovra troppo rischiosa e il piano fallì. E questo ci porta all’inizio dell’articolo. Viene sviluppato, di conseguenza, un nuovo piano per la rinascita della banca, che prevede il taglio di 18.000 posti di lavoro (su un totale di 90.000 persone) ed investimenti pari a 7,4 miliardi di euro. A gestire la complessa manovra è stato scelto Fabrizio Campelli, che assume quindi la responsabilità di salvare la banca tedesca. Laureato alla Bocconi e al MIT, ha lavorato per la società di consulenza McKinsey & Company, per poi passare nel 2004 alla Deutsche Bank, ricoprendo vari ruoli nei reparti strategici della banca, fino a quello attuale di chief transformation officer. A lui ora l’arduo compito di salvare il “malato d’Europa”.