Nuovi guai in casa Facebook

Zuckerberg e soci la temevano e alla fine è arrivata: la Federal Trade Commission ha sanzionato Facebook per lo scandalo Cambridge Analytica. La multa è la più alta mai comminata: cinque miliardi di Dollari.

Cos’è Cambridge Analytica?

Cambridge Analytica nasce il 31 dicembre 2013 come filiale della società britannica SCL Group, con lo scopo di partecipare nelle varie elezioni americane. La società si occupa di big data, in altre parole tutte le tecnologie e i processi utilizzati per analizzare i dati.

Christopher Wylie, l’ex dipendente pentito di Cambridge Analytica

In particolare Cambridge Analytica si occupa di Data mining, le metodologie per ricavare informazioni da quantità enormi di dati; le intermediazioni dei dati ovvero il trattamento dei dati sensibili e il loro traffico e l’analisi dei dati. In sostanza e semplificando in maniera estrema, se su Facebook seguite un sacco di pagine di pizzerie (il dato), con molta probabilità sarete appassionati di pizza e quindi potenziali clienti (informazione). Oppure degli stalker, non si sa mai.

Chi c’è dietro Cambridge Analytica?

Le persone chiave della società sono tre: Alexander Nix, Robert Mercer e Steve Bannon. Nix è l’amministratore delegato (attualmente sospeso) della società, l’uomo dietro la nascita di Cambridge Analytica come mezzo per analizzare gli elettori in America, Europa, Asia e Africa. Come quasi tutte le persone coinvolte in questa vicenda, Nix ha forti simpatie di destra e ha supportato la campagna per la Brexit, oltre ai candidati repubblicani Ted Cruz e Donald Trump. Mercer è un businessman che durante la campagna per la Brexit ha collaborato con Nigel Farage (ex leader del United Kingdom Indipendence Party), fornendo gratuitamente al suo partito servizi di analisi dei dati. Inoltre, è un noto finanziatore di varie campagne della destra americana oltre che della campagna presidenziale di Trump. Bannon è, come detto, l’ex capo stratega della Casa Bianca con un mandato che è durato per circa sette mesi prima di dimettersi a seguito dei fatti di Charlottesville nell’agosto 2017.

E ora

La decisione finale spetta al Dipartimento di giustizia statunitense che dovrà dare il via alla procedura indicata dalla Federal Trade Commission. I rapporti tra l’amministrazione Trump e i big dell’high tech sono ai minimi storici e la multa appare più che certa.