Il 31 Luglio 2019, Jerome Powell, chairman della Federal Reserve, ha annunciato ufficialmente che la banca centrale diminuirà i tassi di interesse di 0,25 punti, fatto che non accadeva da Dicembre 2008. Ciò in conformità alle aspettative dei mercati finanziari, i quali erano praticamente sicuri (e desiderosi) del taglio. Tuttavia, il giorno stesso dopo l’annuncio, i mercati non sono ripartiti. Al contrario: lo S&P 500 ha chiuso a -1.09%, il Dow Jones a -1.23% e il Nasdaq 100 a -1.30%. I due giorni seguenti sono stati anch’essi negativi per le borse americane.

Cosa ha detto Powell?

Jerome Powell in una immagine di archivio. REUTERS/Joshua Roberts

Per riassumere quanto detto nella press conference basta leggere lo statement. In esso è affermato ciò che continuano a riportare i media: “il mercato del lavoro rimane forte e l’attività economica sta crescendo”. Prosegue ribadendo il fatto che negli ultimi mesi le assunzioni sono state solide e il tasso di disoccupazione è rimasto basso. In più, questi tagli erano di aspettativa, ma anche di gradimento, dei mercati.

Allora perché non ci son stati, da parte dei listini, il rialzo aspettato e l’entusiasmo previsto?

Per chiarire questo dilemma, partiamo da alcuni presupposti che rispondono a un’altra domanda: perché secondo la Federal Reserve era necessario un taglio?

Per tre motivi principalmente:

  • rassicurare i mercati, ultimamente meno ottimisti a causa della trade war con la Cina;
  • provare ad agire prima della fine del ciclo economico, dando stimoli alle borse, sostenendo la crescita dell’economia, rendendo questo taglio una sorta di insurance cut;
  • aumentare la moneta in circolazione, portando l’inflazione al 2%, essendo ora a circa 1.6%.

Perciò, come mai gli indici statiunitensi sono scesi di oltre 3 punti percentuali in tre sessioni?

Powell ha cercato di evitare il discorso durante la conferenza, alla fine si è arreso riferendosi alla diminuzione come un “midcycle adjustment”, ossia come un unico aggiustamento, invece di riferirsi a una serie di tagli, come vorrebbe il mercato finanziario. Tuttavia, accorgendosi di ciò, il chairman è tornato sull’argomento, affermando che non neccessariamente questo taglio sarà un one and done, scongiurando uno scenario peggiore. Il dubbio rimane comunque instaurato negli operatori finanziari.

Un altro problema risiede nel fatto che i più esperti vedono il provvedimento della Federal Reserve come una mossa strana. Se il mercato del lavoro è solido, i consumi vanno bene e il tasso di disoccupazione è al minimo, la diminuzione del costo del denaro non dovrebbe essere necessaria, o meglio, non dovrebbe essere necessario un lungo periodo di tagli dei tassi d’interesse come se fossimo in periodo di recessione, cosa che vorrebbero comunque gli investitori.

Quello che quindi richiedono i grandi operatori è di mettere le toppe su un mercato ormai non vicino alla fine del proprio ciclo. Bisognerà aspettare per vedere cosa succederà dopo un probabile e futuro interest cut.

La risposta dei Treasury

Intanto il rendimento delle obbligazioni decennali continua a scendere verso la soglia dell’1.8%, rendendo ancora in misura minore rispetto ai Bond a tre mesi: la yield curve rimane invertita.