Quasi tutti gli economisti riconoscono che il più grave e urgente problema che soffoca l’economia italiana è l’eccesso di debito pubblico. Se il debito pubblico continua a crescere con questa dinamica diventerà insostenibile. La crescita reale del PIL italiano prevista per il 2018 è dell 1,2%, l’aumento dell’inflazione sarà pari a 0,9%, quindi la crescita nominale è del 2,1%, mentre gli interessi che paghiamo ai mercati finanziari si attestano attorno al 3,5% del PIL. L’Italia produce ogni anno più debito che reddito.
Come risolvere il problema ed evitare una crisi verticale dell’economia italiana?

A chi dovremmo restituire il debito di Stato?

Prima di tutto è importante rispondere ad una precisa domanda; chi detiene il debito pubblico italiano?
Gli investitori stranieri contano per circa il 30% (di cui circa la metà in mano alla BCE), le banche il 29%, le assicurazioni il 21% e Banca d’Italia circa il 15%. Le famiglie italiane detengono ormai soltanto il 5% del debito pubblico quindi non investono più nei titoli pubblici del loro Paese.

Una proposta non convenzionale

Richard Andreas Werner, economista tedesco e Professore all’Università di Southampton.

Secondo l’autorevole economista tedesco Richard Werner, la soluzione più efficace e immediata per diminuire il debito pubblico è quella che lo Stato si faccia prestare i soldi direttamente dalle banche commerciali invece di indebitarsi ,come fa attualmente, con i mercati finanziari emettendo titoli negoziabili (BOT, BTP, CTZ…).

Come farlo in concreto?

Aste - titoli di stato buoni del tesoro poliennali BTP
Titoli di stato buoni del tesoro poliennali BTP. Image by Carino Carlo

Secondo Werner, i governi per finanziare i deficit pubblici dovrebbero preferibilmente indebitarsi direttamente con le banche private accendendo dei prestiti di lunga durata a bassi tassi di interesse.
Infatti nella quasi totalità dei casi, i prestiti concessi dalle banche ai grandi e meno rischiosi enti economici hanno tassi di interesse notevolmente più bassi di quelli applicati sul mercato finanziario.
Attualmente per un prestito a 10 anni si applica un TAEG di poco superiore al 2% (contro il rendimento dei BTP decennali che ora si attesta al 3,4%).
Bisogna anche considerare che verosimilmente uno Stato potrà avere un peso contrattuale notevole riuscendo a spuntare un tasso più favorevole.

Benefici per il settore bancario e per l’Economia

Anche le banche potrebbero guadagnare dei notevoli vantaggi prestando soldi allo Stato. Innanzitutto questi prestiti non sono valutati con il metodo mark to market e quindi rappresentano una voce contabile stabile e non soggetta a variazioni negative nelle fasi di crisi; inoltre, secondo le regole di Basilea i prestiti allo stato sono classificati come sicuri, non richiedono di essere coperti da un incremento di capitale della banca prestatrice, e possono anche essere utilizzati come collaterali presso la BCE. Così le banche avrebbero il miglior rapporto capitale/rischio e potrebbero anche offrire più credito all’Economia reale (evitando le situazioni di Credit Crunch).

Il metodo è già stato utilizzato

Keynes
John Maynard Keynes

Una soluzione del tipo di quella attualmente proposta da Werner venne adottata in Gran Bretagna durante la Seconda Guerra Mondiale quando, anche su consiglio di John Maynard Keynes, il Tesoro britannico si fece prestare dalle banche dei fondi all’1,125% di interesse.

Protezione verso le speculazioni

Infine questa soluzione ha un merito che mi sembra di fondamentale importanza: essa permette di tenere sotto controllo il debito e di non esporlo alla speculazione di soggetti stranieri che, ovviamente, mirano al loro profitto e non all’interesse nazionale. E che sono più rapidi a fuggire nelle situazioni di crisi, cioè proprio nei momenti in cui c’è più bisogno di capitali.

Banche pubbliche? Meglio evitare

Paolo Savona, Ministro per gli affari europei

Riprendendo la proposta di Werner l’attuale Ministro Paolo Savona si spinse ad ipotizzare che in Italia una banca pubblica, per esempio MPS, conceda prestiti di lungo periodo allo stato funzionando anche come calmiere nei confronti del mercato finanziario. Secondo l’economista quota parte degli interessi maturati sui crediti concessi allo Stato ritornerebbe allo Stato azionista sotto forma di dividendi sugli utili con vantaggio per le casse pubbliche.
Il problema è che se MPS si comportasse in quel modo dimostrerebbe di essere parte attiva della Pubblica Amministrazione e, di conseguenza, le passività in essere andrebbero conteggiate nel debito pubblico.