In questa seconda parte della storia di George Soros, racconteremo delle sue vicende in politica, della sua filantropia e delle accuse di speculazione selvaggia.

Soros e la politica

George Soros inizia ad essere un protagonista della vita politica statunitense nel 2004, quando durante la campagna elettorale dona oltre venti milioni di Dollari a vari gruppi di supporto al Partito Democratico. Il suo obiettivo primario, come dichiarato in un discorso, era quello di non permettere la rielezione di George W. Bush. Dopo l’insuccesso in questa “missione”, Soros spostò i suoi sforzi nel sostegno della Democracy Alliance, un insieme di gruppi che si battevano per cause progressiste.

Soros
L’imprenditore George Soros

Controversie nelle donazioni

Le numerose donazioni effettuate da Soros lo portarono ad essere criticato dato il suo contemporaneo sostegno al Bipartisan Campaign Reform Act. Questa legge mirava a regolamentare le donazioni durante le campagne elettorali, al fine di prevenire possibili episodi di corruzione. Soros si difese sostenendo che le sue donazioni erano sempre a favore di gruppi indipendenti e quindi più difficilmente colpiti dalla piaga della corruzione.

Da Bush a Trump

Nel corso degli anni Soros ha continuato a sostenere i vari candidati democratici alla presidenza, donando cospicue somme sia a favore di Obama che di Hillary Clinton. Nel 2016, attacca frontalmente Donald Trump sostenendo di essere sconvolto dalla piega xenofoba assunta da molti politici repubblicani e che Trump faceva indirettamente il gioco dell’ISIS.

Soros vs Trump
Soros e il suo storico rivale, Donald Trump

La decriminalizzazione delle droghe

Tra le varie campagne promosse e sostenute da Soros, si registrano quelle per la decriminalizzazione della droga, attraverso donazioni come quelle alla Drug Policy Alliance. Ma le associazioni che hanno ricevuto fondi da lui sono svariate: da quelle a sostegno del referendum in Massachusetts, che ha portato ad una revisione delle quantità di marijuana necessaria a configurare reati, al sostegno alla Proposition 5 che avrebbe ampliato i programmi di riabilitazione per le persone arrestata per reati di droga non violenti.

Sostegno ai Paesi dell’est

Mosso dalla sua esperienza in Ungheria, Soros ha sostenuto vari movimenti che si opponevano ai regimi autoritari e filo-sovietici. Alcuni sostengono che il suo intervento sia stato fondamentale per la riuscita della “Rivoluzione delle rose”, ma lui stesso ha ridimensionato la sua importanza. In altri Paesi le sue fondazioni sono addirittura state vietate mentre in Bielorussia, Soros è stato costretto a cessare le sue attività dopo che il regime lo ha multato per presunti reati fiscali.

Le controversie finanziarie

Molti dei detrattori di Soros lo dipingono come un avido investitore che per trarre profitto non esita a destabilizzare i mercati. L’economista Paul Krugman ha affermato che esiste un “effetto Soros”, sostenendo che esistono degli investitori che trasferiscono il proprio patrimonio non solo per evitare gli effetti di una crisi finanziaria ma anche solo per divertirsi a generarla. Soros ha dichiarato che come operatore di mercato, non è una sua responsabilità quella di preoccuparsi delle possibili conseguenze negative delle sue operazioni.

La crisi finanziaria asiatica del 1997

Soros è stato accusato dall’allora primo ministro malese, Mahathir bin Mohamad di essere parte di un complotto ebraico che avrebbe causato la crisi. Tuttavia nel 2006, lo stesso Mahathir bin Mohamad ha affermato di aver cambiato idea e di non ritenere più l’impreditore il responsabile della crisi.

L’uomo che sbancò la Banca d’Inghilterra…

Agli inizi degli anni novanta, Soros si accorse di una falla nel meccanismo europeo dei tassi di cambio che poneva il Regno Unito in bilico. Tramite i suoi fondi, possedeva oltre dieci miliardi di Sterline e quando i tassi di cambio e l’inflazione si fecero troppo pesanti, decise di effettuare una vendita allo scoperto. A fronte di un guadagno personale di più di un miliardo di Dollari, lo Stato fu costretto ad uscire dal Sistema monetario europeo e a svalutare la Sterlina. In tutto vennero bruciati oltre tre miliardi di Sterline in un giorno.

Mercoledì nero - Soros
Il “Mercoledì nero”, 16 settembre 1992

…e ha demolito la Lira

Lo stesso giorno in cui Soros metteva in vendita le sue riserve in Sterline, la Bundesbank annunciò che non avrebbe più sostenuto il regime di cambio fisso tra Franco e Lira. Cogliendo la palla al balzo, vendette allo scoperto i suoi patrimoni in Lire: le conseguenze furono identiche a quelle verificatesi in Inghilterra. L’imprenditore si giustificò dicendo che la sua era stata una semplice e legale operazione finanziaria.