Meno tasse a chi compra titoli di Stato, è l’idea principale con cui il Governo (o una parte di esso) intende combattere l’ascesa dello spread e la fuga degli investitori internazionali.
Ispirandosi ai PIR l’esecutivo prova a lanciare i CIR.

Come funzionerebbe un CIR?

Dedicati ai piccoli investitori, i Conti Individuali di Risparmio (CIR) si pongono l’obiettivo di incentivare i risparmiatori italiani ad investire nei titoli di stato. Con vantaggi anche per le finanze pubbliche.
Non essendo ancora disponibili i dettagli tecnici dell’eventuale progetto di legge, le caratteristiche riportate qui di seguito potrebbero mutare nel momento in cui trovassero effettiva applicazione le indicazioni che circolano sugli organi di stampa.

L’ipotesi più probabile

L’ipotesi più probabile, ma non ancora ufficializzata, è quella di alleggerire la pressione fiscale per chi deciderà di acquistare i CIR. Nel dettaglio si parla di detassare completamente gli acquisti privati di BTP e di garantire un credito di imposta al 3,5% rispetto all’attuale tassazione al 12,5%. Infine, per ogni acquisto di CIR si potrà beneficiare di una detrazione ai fini Irpef del 23%, fino ad un massimo però di 3.000 euro di investimento pro capite. I CIR, infine, sono impignorabili e insequestrabili. Ed esclusi dalle imposte di successione e donazione se le somme saranno vincolate per almeno 18 mesi.

Quanto costerebbe un CIR?

La normativa dovrebbe fissare anche dei paletti ai costi del CIR, offerti da ogni intermediario finanziario abilitato da Consob e Banca d’Italia. Il costo annuo massimo sarà legato ai costi di amministrazione, consulenza e gestione per un tetto massimo pari allo 0,15% del valore.

CIR, un vantaggio per lo Stato

I vantaggi potenziali dei CIR non sono solo appannaggio degli investitori, ma anche dell’Italia e dei suoi conti pubblici. Uno degli effetti di una buona diffusione dello strumento potrebbe infatti essere quello di abbassare la tensione sui titoli del debito pubblico e stabilizzarne le fluttuazioni. Con conseguenti benefici sullo spread e sulla capacità di indebitamento del paese.
Nelle intenzioni dell’esecutivo la destinazione delle risorse raccolte sarà ben chiara ex ante: il denaro sarà utilizzato per finanziare infrastrutture (ponti, strade scuole, grandi opere).

Differenze tra PIR e CIR

La principale differenza tra i PIR e i CIR sta negli asset idonei per l’investimento.
In un PIR gli asset idonei sono azioni, obbligazioni corporate, quote di fondi di investimento e anche conti correnti bancari.
In un CIR sarebbero solo titoli di Stato.

Al MEF non ne sanno nulla

Il Ministro Giovanni Tria

Il Ministro dell’Economia Giovanni Tria ha fatto capire chiaramente che quella dei CIR non è una sua proposta.
Il numero uno di Via XX settembre a margine del G20 di Bali ha affermato “questa misura l’ho letta sui giornali…non se n’è mai discusso al ministero dell’Economia e delle finanze”.