Grazie alla mozione approvata all’unanimità dalla Camera martedì 28 maggio, si torna a parlare di MiniBOT, una proposta contenuta nel contratto di Governo e cara alla Lega di Salvini.

Il testo della mozione

a) la stabilizzazione del meccanismo di compensazione tra crediti commerciali e debiti tributari previsto dal decreto-legge «destinazione Italia» (n. 143 del 2013), da ultimo prorogato a tutto il 2018 dall’articolo 12-bis del decreto-legge n. 87 del 2018;

b) l’ampliamento delle fattispecie ammesse alla compensazione tra crediti e debiti della pubblica amministrazione, oltre che la cartolarizzazione dei crediti fiscali, anche attraverso strumenti quali titoli di Stato di piccolo taglio (i cosiddetti mini bot), implementando l’applicazione di tutte le misure adottate nella legge di bilancio per il 2019, relative anche alle anticipazioni di tesoreria, per garantire il rispetto dei tempi di pagamento dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni ed uscire, così, dalla procedura di infrazione che la Commissione europea ha avviato contro l’Italia sull’attuazione della direttiva sui ritardi di pagamento;

c) la modifica della normativa degli appalti nelle parti non conformi alla direttiva sui ritardi di pagamento n. 2011/7/UE, dando corso al parere motivato emesso il 7 giugno 2018 dalla Commissione europea;

d) la modifica della disciplina relativa al documento unico di regolarità contributiva (durc), prevedendo che esso possa essere rilasciato qualora l’impresa dimostri di detenere crediti certi, liquidi ed esigibili in misura tale da non consentire versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali, prevedendo anche in tale ambito un meccanismo di compensazione;

e) l’accelerazione del processo di adesione di tutte le amministrazioni pubbliche all’infrastruttura digitale Siope Plus al fine provvedere in tempi certi alla completa gestione informatica della fatturazione e dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni, prevedendo specifiche misure per il monitoraggio del pagamento dei debiti commerciali della pubblica amministrazione e assicurando che i dati già disponibili sulla piattaforma elettronica per i crediti commerciali siano utilizzabili senza soluzione di continuità.

È proprio il punto B evidenziato in brassetto ad introdurre in un testo ufficiale (una mozione) i MiniBOT.

Cosa sono i MiniBOT?

Se dovessero davvero diventare reali, i Minibot sarebbero titoli di stato al portatore di piccolo taglio, di valore compreso tra i 5 e i 100 euro. Verrebbero emessi senza interessi dal Ministero del Tesoro.

A cosa servono i MiniBOT?

I MiniBOT verrebbero utilizzati per pagare i debiti della Pubblica amministrazione che ammontano ad oggi a circa 53 miliardi di euro.
Chi ha ricevuto i MiniBOT potrebbe poi usarli per pagare le tasse e anche come strumento di pagamento verso altre imprese, banche e dipendenti. È importante specificare che nessun soggetto sarebbe obbligato ad accettarli.
I MiniBOT verrebbero anche utilizzati per pagare i crediti di imposta, come si legge nel programma politico della Lega per le elezioni 2018.

I MiniBOT violano i trattati

La Banca d’Italia ha pubblicato una nota sulle valute fiscali. In essa, si chiarisce che lo strumento non avrebbe valore come moneta legale, essendo in violazione dell’art. 128 TFUE e Reg. CE/ 974/98 (articoli 2, 10, 11). Questa “valuta” servirebbe quindi solo come riserva di valore, e in tal senso sarebbe molto simile a un titolo di stato. In base alla legislazione vigente, potrebbe essere utilizzata come mezzo di pagamento solo con il consenso dei creditori. Se lo Stato invece decidesse di sbarazzarsi unilateralmente del proprio debito convertendolo in una valuta diversa da quella legale, ciò violerebbe la legge dell’UE e ne minerebbe la reputazione.

Ignazio Visco è un economista italiano, attuale Governatore della Banca d’Italia.

Inoltre, i creditori dello Stato subirebbero una riduzione del loro reddito – se fossero costretti ad accettare regolamenti in valuta fiscale – perché quest’ultima varrebbe meno della moneta legale in tutti gli scambi con soggetti diversi dallo Stato  (Legge di Gresham).
La Banca d’Italia chiarisce inoltre che questi strumenti aumenterebbero il debito pubblico da un punto di vista contabile; potrebbero essere emessi solo entro i limiti fissati dal Patto di Stabilità; e sarebbero costosi per lo Stato sia in termini di premio per il rischio sia in termini di necessità di creare un nuovo sistema di pagamento ad hoc in cui questi potrebbero essere utilizzati.

Passi formali verso ITALEXIT

La mozione è a tutti gli effetti un primo passo verso l’Italexit.
L’emissione dei MiniBOT, in aperta violazione dei trattati, farebbe capire immediatamente al mercato che l’intenzione ultima sia solo quella di un’uscita dell’Italia dall’euro e, inoltre, renderebbe palese che lo Stato non sia in grado di onorare i propri debiti.
Addirittura,per i commentatori esteri, i MiniBOT dovrebbe chiamarsi “nuova lira”.