L’assicurazione è uno strumento che, da consumatori razionali, può essere utilizzato per fronteggiare i rischi che giornalmente si possono affrontare. Un rischio è la probabilità di subire un danno; ma in che modo l’assicurazione ci protegge da questi eventuali danni?

Assicurazione: nozione giuridica

Il contratto di assicurazione è disciplinato dal codice civile all’articolo 1882. “L’assicurazione è il contratto col quale l’assicuratore, verso il pagamento di un premio, si obbliga a rivalere l’assicurato, entro i limiti convenuti, del danno ad esso prodotto da un sinistro, ovvero a pagare un capitale o una rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita umana.”. Da come si può intendere, la caratteristica principale di tale contratto è la sua natura fiduciaria. L’assicurato, infatti, paga un premio per certo all’assicuratore. Quest’ultimo si impegna a ripagare un certo ammontare solo qualora l’assicurato subisca effettivamente un danno. La questione della natura fiduciaria del contratto di assicurazione è, in realtà, molto più complessa. Potremmo considerarla alla luce dei problemi di moral hazard insiti nel contratto di assicurazione, viste le asimmetrie informative che tale contratto porta con sé.

Rischio e assicurazione

Nella stipula di un contratto di assicurazione, è molto importante il rischio che vogliamo assicurare. Non tutti i rischi, infatti, sono assicurabili. Un tipico esempio di rischio non assicurabile è il rischio putativo o “supposed risk”. Questo si configura nel momento in cui il rischio non è mai esistito, è già cessato o è avvenuto prima della stipula del contratto di assicurazione. Ovviamente, tale rischio non è assicurabile innanzitutto poiché ne manca l’oggettività che risulta essere un requisito fondamentale. Un esempio può essere il seguente: il rischio di incidentare la mia auto. Questo può essere un rischio putativo? Sì, se non ho un’auto. Non disponendo del mezzo, non ho la possibilità concreta e oggettiva di incidentare l’auto quindi il rischio non è assicurabile.

Principi cardine del settore assicurativo

Volendo interpretare il comportamento dell’assicuratore, dovremmo farlo alla luce di due principi base del settore in cui egli opera: il risk spreading e il risk pooling. L’atteggiamento dell’assicuratore si basa sul rischio che va ad affrontare proprio perché, attraverso il contratto, l’assicurato trasferisce i rischi all’assicuratore. Il primo principio fa capire i criteri in base ai quali si stabiliscono i premi assicurativi. Perché un neopatentato paga un premio più alto di un soggetto che guida da 30 anni? In un certo senso, per il cosiddetto principio di risk spreading: ossia per il principio di mutualità che domina l’assicurazione. La diversificazione del rischio è possibile grazie all’individuazione di classi di rischi omogeni in cui i clienti vengono suddivisi: un soggetto rischioso è assicurato grazie al risk spreading perché esiste un soggetto meno rischioso che paga un premio e che non genererà costi futuri all’assicuratore. Senza tale principio, nessun soggetto verrebbe assicurato.

I principi nel dettaglio

Tecnicamente il risk spreading consiste nel calcolo di rischio pro capite degli shareholders di un’impresa assicurativa all’aumentare del numero di assicurati. Tale rischio è decrescente nel numero di assicurati. Questo implica la possibilità di diversificazione. Il risk pooling, invece, ci mostra che il settore assicurativo non è uno di quelli in cui la legge dei grandi numeri si possa applicare: perché? Tale principio ci dice che il rischio totale che l’impresa affronta è crescente nella dimensione dell’impresa ossia nel numero di assicurati. Ergo, non esiste impresa assicurativa “too big to fail” ( come potremmo fare se valesse la legge dei grandi numeri).

Assicurazione: il default risk è possibile

Uno dei rischi non assicurabili in un contratto di assicurazione è il rischio di insolvenza. Non è, infatti, così scontato che l’assicuratore rivalga l’assicurato qualora questi subisca un danno. Come già sottolineato, il settore assicurativo si presta molto al fenomeno delle asimmetrie informative. Questo potrebbe generare la possibilità di un comportamento non corretto da parte dell’assicuratore: potrebbe incassare i premi e dichiarare bancarotta (in un mondo semplicistico con poche assunzioni sulla regolamentazione minima). Molti modelli in letteratura hanno fronteggiato tale problema in assenza e in presenza di regolamentazione.

Le riserve minime di capitale

Uno dei metodi per fronteggiare il default risk è quello di imporre che l’assicuratore detenga un capitale minimo come riserve. In letteratura, molti autori si sono posti il problema dell’ottimizzazione del livello di riserve di un’impresa assicurativa in assenza di regolamentazione. Sintetizzando estremamente il lavoro di autori come Ray Rees, Achim Wambach e Karl Borch, si ottiene che senza regolamentazione e con un investment background tipico del CAPM, l’assicuratore sceglierebbe di non porre riserve o di porle al livello massimo. L’ipotesi principale dei modelli è a limited liability dell’assicuratore. Alla luce di questo, tutto dipende da una valutazione personale dell’assicuratore. Conviene non avere riserve e sfruttare la limited liability o porre riserve massime tenendo intatta la reputazione dell’impresa.