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Inflazione in aumento: dobbiamo preoccuparci?

L'Istat rileva che, nel mese di aprile, si è registrato un aumento dei prezzi al consumo pari allo 0,4% su base mensile e all'1,1% su base annua. Ma un aumento generalizzato dei prezzi ci deve far preoccupare? Come sempre, in economia, la risposta migliore è: dipende!

Categorie Economia · Politica

Per inflazione si intende un aumento generalizzato e continuo dei prezzi al consumo in un dato periodo. L’aumento dell’inflazione, e quindi dei prezzi, logicamente si ripercuote sul potere d’acquisto delle famiglie (nel momento in cui anche i salari non aumentano all’aumentare dei prezzi). Non solo: l’inflazione incide anche sulle politiche monetarie intraprese dalle banche centrali e sull’andamento generale dell’economia.

L’indice dei prezzi al consumo (IPC)

L’indice dei prezzi al consumo è una misura generale del costo dei beni e dei servizi acquistati dal consumatore. L’IPC viene utilizzato per monitorare il costo della vita e se esso aumenta il consumatore spederà più denaro per mantenere inalterato il proprio “tenore di vita”.

Come si calcola l’inflazione?

Per il calcolo dell’inflazione è importante, prima di tutto, conoscere il paniere di riferimento, ossia i beni e i servizi consumati dalle famiglie nel corso dell’anno oggetto di analisi. Ad ogni bene che “entra” nel paniere, non viene attribuito lo stesso peso ma cambia in base all’indice utilizzato per il calcolo. Ossia in base alla finalità che si vuole andare ad indagare con la stima dell’inflazione e della conseguente popolazione di riferimento, verrà attribuito un peso differente.

paniere 2021
Paniere dei prezzi al consumo 2021, Istat

Pertanto si dovrà quindi monitorare la variazione dei prezzi al consumo dei singoli beni e servizi rientranti nel paniere secondo un peso proporzionale all’importanza che gli stessi ricoprono nei consumi degli italiani. Inoltre deve essere considerata sia la quantità acquistata che la frequenza di acquisto. Il tasso di inflazione sui 12 mesi si calcola come il prezzo del paniere di un determinato mese confrontato con il mese dell’anno precedente.

Come si calcola l’indice dei prezzi al consumo?

  1. Determinazione del paniere di riferimento e quindi rilevare i prezzi rilevanti per il consumatore e il loro peso;
  2. rilevazione del prezzo dei prodotti;
  3. calcolo del costo del paniere;
  4. individuazione dell’anno di riferimento (anno di riferimento con indice = 0);
  5. calcolo dell’indice (costo del paniere nell’anno considerato/costo del paniere nell’anno base × 100);
  6. calcolo del tasso di inflazione (variazione % dell’indice dei prezzi al consumo da un anno all’altro).

Inflazione in aumento

Dopo un lungo periodo di stasi, l’Istat ha confermato che nel mese di aprile si è registrato un aumento dei prezzi al consumo dello 0,4% su base mensile e dell’1,1% su base annua. Così come riportato dall’Istituto Nazionale di Statistica

L’accelerazione tendenziale dell’inflazione si deve essenzialmente ai prezzi dei Beni energetici, la cui crescita passa da +0,4% di marzo a +9,8% a causa sia dei prezzi della componente regolamentata (che invertono la tendenza da -2,2% a +16,8%) sia di quelli della componente non regolamentata (che accelerano da +1,7% a +6,6%); tale dinamica è solo in parte compensata dall’inversione di tendenza dei prezzi dei Beni alimentari non lavorati (da +1,0% a -0,3%) e di quelli dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,2% a -0,7%).

Dobbiamo preoccuparci?

L’aumento dell’inflazione di questo ultimo periodo non deve destare alcuna preoccupazione. In primo luogo, infatti, tale crescita dei prezzi è stata ampiamente prevista dagli esperti del settore. Le ingenti quantità di denaro immesse nel mercato da parte delle banche centrali per poter far fronte alla crisi economica che ci ha travolto ha sicuramente influito sull’aumento dell’inflazione. Per un motivo molto semplice: maggiore è il denaro in circolo, maggiore sarà la sua svalutazione che conseguentemente farà aumentare i prezzi.

Livelli di inflazione non preoccupanti se si pesa che che tra gli anni ’70 e ’80 il nostro Paese registrava un’inflazione galoppante.

Inflazione media dal 1955 al 2021, Rivaluta.it

Il costo del petrolio

Ad oggi l’aumento dell’inflazione non deve destare preoccupazioni ma che è comunque necessario monitorarla costantemente. Infatti, son stati registrati alcuni segnali che fanno intuire che ci avviamo verso un periodo (lungo o breve non è ancora possibile definirlo) segnato da un costante aumento dei prezzi.

Ad esempio l’incremento dei prezzi delle materie prime che, dopo aver raggiunto i minimi nel marzo del 2020 è cresciuto del 70%. Tra le materie prima rientra, chiaramente, il petrolio che ha registrato un’impennata del 30% a partire da inizio anno. L’aumento del prezzo del petrolio è legato all’aumento dell’inflazione perché ad esso corrisponde un aumento del costo dell’energia. Il costo dell’energia si ripercuote sulla produzione industriale, sui carburanti e sul trasporto delle merci.

L’aumento del prezzo del petrolio, a sua volta è dovuto alla decisione dell’OPEC di mantenere invariata la produzione di greggio nonostante la domanda in aumento. Anche la ripartenza di due grandi economie quali quelle della Cina e degli Stati Uniti, ha influito sull’aumento del prezzo del petrolio. A questo importante aumento andranno sommati poi tutti i rialzi delle singole materie prime quali ad esempio il piombo, lo zinco, l’alluminio, il rame etc.

Inflazione: non solo aumento del prezzo del greggio

Altri fattori, oltre all’aumento del costo delle materie prime, inducono a pensare che l’aumento dei prezzi durerà ancora per un po’. Le misure restrittive introdotte per far fronte all’emergenza pandemica si son tradotte in rallentamenti della produzione e della logistica. Rallentamenti che hanno colpito gli impianti di produzione di semiconduttori che si son ripercossi sulla produzione di elettrodomestici e automobili. La carenza di microchip ha costretto alcune società automobilistiche ad interrompere la produzione e a “navigare a vista” senza poter fare previsioni per il futuro data la troppa incertezza.

I commenti della BCE

Stando all’opinione della BCE il tasso di inflazione a medio termine dovrebbe restare contenuto in un contesto di persistente debolezza della domanda. Le proiezioni degli esperti della BCE indicano che l’inflazione annua complessiva si attesterà attorno all’1,2% nel 2022 per poi raggiungere solo l’1,4% nel 2023. Questa dinamica dell’inflazione è basata sul riassorbimento graduale della capacità inutilizzata nei mercati del lavoro e dei beni e servizi. Riassorbimento graduale che si avrà, dal lato dell’offerta, con il venire meno degli effetti avversi legati alla pandemia.

Dal lato della domanda, è ragionevole aspettarsi un incremento dei consumi legato a effetti di recupero, soprattutto per attività come i pasti nei ristoranti o i viaggi di piacere. Le famiglie potrebbero rimodulare i consumi aggiuntivi nel tempo e lo shock della pandemia potrebbe indurle ad accumulare riserve precauzionali, soprattutto nei paesi dell’area dell’euro più colpiti.

Inoltre, la distribuzione asimmetrica del risparmio nella popolazione inciderà sulla propensione ad attingere ai fondi accantonati dopo la pandemia. Le famiglie nella fascia di età più elevata e più benestanti hanno risparmiato di più rispetto a quelle più giovani, ma hanno anche una minore propensione al consumo.

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