In un contesto come quello odierno, in cui la gestione passiva sembra ben lungi dal soccombere ai colpi delle nuove strategie dei gestori attivi e dal trading con algoritmi, gli ETF (Exchange Traded Funds) possono a ragione essere annoverati tra gli assoluti protagonisti dei mercati finanziari. Appartenenti alla famiglia degli ETP (Exchange Traded Products), sono fondi particolarmente apprezzati dagli operatori grazie alle loro caratteristiche tecniche che li rendono strumenti economici, efficienti ed estremamente versatili.

 

I sostenitori della teoria dei mercati efficienti hanno dimostrato come, ad ora, l’investimento in ETF con la formula del buy and hold sia in grado di garantire nel lungo periodo un rendimento medio superiore a qualsiasi strategia attiva.

Cosa sono gli ETF

Gli ETF sono fondi di investimento indicizzati, vale a dire fondi a gestione passiva che replicano l’andamento di un indice benchmark. Quest’ultimo consiste solitamente in un indice azionario, obbligazionario, di materie prime o di settori merceologici, e l’obiettivo del gestore ETF è quello di minimizzare lo scostamento (tracking error) del valore del fondo da quello di riferimento. Gli interventi necessari sul portafoglio sono minimi, e avvengono solo in occasione di variazioni nella composizione dell’indice replicato (ribilanciamento del peso dei titoli, ingresso di nuovi titoli, delisting) ed in caso di necessità particolari del fondo, in modo da garantire che il tracking error rimanga circoscritto ad un valore generalmente inferiore al 2%. L’esigua mole di operazioni in capo ai gestori fa degli ETF una categoria di strumenti estremamente economica in termini di commissioni di negoziazione, le quali si trovano solitamente in un range che varia dallo 0,9 all’1,5%: ciò permette agli investitori di acquistare, ad un prezzo contenuto, il massimo della diversificazione del rischio specifico dell’indice o del mercato di riferimento.

Quotazione

Altra caratteristica fondamentale degli ETF è quella di essere fondi quotati in borsa, dotati cioè della possibilità di essere scambiati come azioni all’interno di un apposito mercato regolamentato (ETFplus) nel corso della giornata di contrattazioni. Questa peculiarità marca un netto solco rispetto ai fondi comuni di investimento, i quali vengono scambiati solo al termine della giornata in cui viene immesso l’ordine di acquisto o vendita, e configura gli ETF come strumenti estremamente liquidi ed efficienti per la gestione dei rischi di portafoglio. Anche nella famiglia degli ETF esistono tuttavia strumenti più rischiosi, sebbene essi non godano di una diffusione equiparabile a quelli classici: alcuni intermediari permettono, ad esempio, di assumere posizioni short tramite vendita allo scoperto di quote di fondo, in modo tale da sfruttare previsioni ribassiste in particolare su mercati azionari.

Replica fisica

Dal punto di vista tecnico un ETF può essere costruito sulla base di due differenti criteri di replica: in kind (o tramite baratto) e sintetica. La prima, nonché la più diffusa, si sostanzia in uno scambio vero e proprio di titoli contro quote ETF tra la società di gestione del fondo e i cosiddetti partecipanti autorizzati: questi ultimi sono intermediari finanziari contattati dalla società stessa per prendere parte all’operazione. Il ruolo di questi operatori sarà quello di acquistare sul mercato secondario i titoli facenti parte dell’indice che si intende replicare e costituire con questi dei basket, i quali verranno consegnati alla società di gestione del fondo in cambio di unit ETF (una unit corrisponde solitamente a 50.000 quote, ma il valore può variare). In seguito queste unit verranno vendute agli investitori sul mercato secondario da parte dei partecipanti autorizzati, creando in questo modo scambi con domanda e offerta. Ovviamente in questa prima fase il valore del fondo (Net Asset Value) sarà pari a quello dell’indice replicato (costituito dalla somma dei valori dei singoli titoli che lo compongono). Man mano che si svolgono le negoziazioni la legge della domanda e dell’offerta può far variare il valore delle quote, portando il NAV del fondo ad un livello superiore od inferiore a quello dei dell’indice. Un eccesso di domanda, causato per esempio dalle buone aspettative degli investitori nutrite nei confronti del fondo, determina un aumento del valore del NAV ad un livello superiore a quello dell’indice. A questo punto rientrano in gioco i partecipanti autorizzati: con un’operazione di arbitraggio (che sono gli unici a poter compiere) acquistano sul mercato secondario i titoli che compongono l’indice, creano nuovamente un basket, e lo consegnano alla società di gestione in cambio di ulteriori quote. Queste ultime verranno poi vendute sul mercato al prezzo maggiorato, creando in questo modo un eccesso di offerta di quote e riportando così il prezzo di queste in parità con quello dell’indice. Ovviamente, in caso di iniziale eccesso di offerta di quote, il NAV del fondo sarà inferiore al valore dell’indice ed i partecipanti autorizzati metteranno in atto il processo opposto, restituendo delle unit alla società di gestione e ricevendo in cambio il basket di titoli da rivendere sul mercato. Sono proprio queste operazioni di arbitraggio a rappresentare l’unica fonte di remunerazione per i partecipanti autorizzati, i quali non percepiscono commissioni fisse né variabili dal gestore.

Replica sintetica

Al contrario degli USA, dove sono tutti a replica fisica, sui mercati del Vecchio Continente si possono trovare anche ETF a replica sintetica. Questa tecnica prescinde dall’acquisto vero e proprio dei titoli che compongono l’indice da replicare (No True Sale), e si basano sulla stipula di un contratto di swap, un contratto derivato negoziato su mercati non regolamentati che prevede lo scambio di flussi di cassa tra due contraenti con una cadenza determinata. In questo caso la società di gestione acquista sul mercato titoli (azioni, obbligazioni, titoli di Stato) e stipula uno swap con un intermediario finanziario: con questo contratto il gestore dell’ETF si impegna a trasferire all’intermediario ad ogni scadenza il rendimento del portafoglio così costituito, ricevendo in cambio dalla banca il rendimento di quel periodo dell’indice che si vuole replicare (senza che avvenga il trasferimento fisico dei titoli). Questa tecnica di replica risulta tuttavia più rischiosa per la natura stessa dello swap, il quale implica un rischio di credito determinato dalla possibilità che la controparte risulti insolvente. Il vantaggio legato alla replica sintetica risulta dalla possibilità di investire in asset classes alle quali non si potrebbe accedere altrimenti (non possono esistere ad esempio ETF su valori immobiliari o su singole commodities)

Come scegliere l’ETF migliore

Come già affermato, gli ETF si configurano come un potentissimo strumento nel contesto della diversificazione di portafoglio, e garantiscono nel lungo periodo un rendimento superiore alla maggior parte delle strategie dei fondi di investimento attivi, anche grazie ai loro costi esigui. Quali elementi dobbiamo dunque prendere in considerazione nella scelta di un eventuale ETF nel quale investire? L’elemento fondamentale, in quanto rappresenta la misura della performance del fondo, è sicuramente il tracking error: più quest’ultimo risulta ridotto, maggiore sarà il rendimento. Il livello di liquidità del fondo potrebbe risultare parimenti importante nella scelta, in quanto quote molto liquide danno la possibilità di disinvestire in maniera più agevole, aspetto di assoluta importanza nel contesto della gestione di portafoglio. Per quanto riguarda invece le commissioni, non è detto che investire nel fondo con commissioni minori sia la scelta giusta: non bisogna mai dimenticare che la qualità si paga.