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ITA (Italia Trasporto Aereo): possibile blocco UE alla “Nuova Alitalia”

Categorie Finanza · Finanza pubblica · Internazionale

Pochi giorni fa l’Espresso ha pubblicato una lettera proveniente dalla Commissione Europea riguardante la “nuova” Alitalia. I dubbi riguardano la questione continuità del nuovo marchio, ITA (Italia Trasporto Aereo).

La nuova compagnia – ITA

Partiamo nel definire meglio la NewCo. Costituita l’11 Novembre 2020, l’idea è quella di acquistare una parte di attività di Alitalia, ad esempio il marchio, e affittarne altre. La costituzione della società era prevista nel decreto Cura Italia (Art.79) di Marzo. Lo Stato Italiano stanzierà per ITA 3 miliardi e la compagnia avrà un capitale sociale di 20 milioni.

Il Consiglio di Amministrazione, formato da 5 persone, è presieduto da Francesco Caio, ex Amministratore Delegato di Poste Italiane; l’amministratore Delegato è Fabio Maria Lazzareni, che entra da CBO di Alitalia.

DG Concorrenza

Passando nello specifico alla questione UE – Alitalia, ad occuparsi di queste cose è la DG Concorrenza. E’ la direzione generale della concorrenza della Commissione Europea infatti che esercita i poteri che l’UE ha in ambito politica concorrenziale. In questo caso, bisogna ricordare che si occupa anche del controllo degli aiuti di Stato per settori e imprese che presentano rischi di distorsione della concorrenza.

Dal documento “Concorrenza – Commissione Europea

Per poter intervenire, la DG Concorrenza si deve prima chiedere:

  • Se vi sono effettivi aiuti dallo Stato con sovvenzioni, prestiti o fisco agevolato, partecipazioni, cessioni di beni/servizi;
  • L’influenza sul commercio in ambito Europeo;
  • Se sono selettivi (sono infatti concessi, ovviamente, regimi fiscali generici);
  • Se questi aiuto rendono sleale la concorrenza;

In questi casi quindi c’è l’intervento per vietare l’aiuto.

Tutti questi interventi devono essere comunicati dagli Stati Membri. Ma, anche nel caso in cui non sia stata avvisata, la Commissione Europea può intervenire per vietarli o farli cessare se sono già iniziati. In ogni caso, ad oggi la Commissione Europea autorizza più dell’80% di interventi Statali. È bene precisare che in tanti casi vi è obbligo di re-indirizzare gli aiuti, in modo da migliorare interi settori e non favorire specifiche aziende.

Mentre le eccezioni sono possibili, almeno in teoria, solo se vi è reale possibilità che l’impresa possa diventare redditizia (è bene ricordare che Alitalia è da anni in perdita…) e spesso sono concessi i sostegni alla ricerca/innovazione.

Ovviamente questo è il caso in cui andrebbe a rientrare ITA, ma non è l’unica materia in ambito concorrenza di cui l’UE si occupa. Cerca infatti anche di prevenire il formarsi di Trust e Monopoli, in collaborazione con le autorità dei singoli Membri. In questo modo riesce ad estendere il campo di azione per garantire concorrenza leale. Può inoltre vietare fusioni e/o acquisizioni che minacciano la concorrenza (concentrazioni) e promuove le liberalizzazioni e l’effettivo rispetto delle regole delle imprese assegnatarie.

Richieste della Commissione Europea

Già dall’estate scorsa, però, l’UE aveva sollevato dubbi sulla NewCo italiana. A Luglio, infatti, Margrethe Vestager, europarlamentare del gruppo Alde che dal 2014 è il Commissario europeo per la concorrenza, aveva dichiarato ad ANSA che avrebbero indagato sulla reale discontinuità economica di ITA rispetto ad Alitalia. L’indagine si basa sulla logica della transazione e sul piano industriale che lo Stato Italiano deve presentare, in merito ai dipendenti e agli asset di Alitalia. Per fare un’esempio estremo ma in grado di chiarire meglio, se immaginiamo che ogni singolo asset di Alitalia sia acquistato da ITA e ogni singolo dipendente assunto, non si può parlare di discontinuità; è evidente che si tratta solo di un cambio di ragione sociale nella pratica, e questo viola i regolamenti europei.

La lettera della Commissione Europea

Così, l’8 di Gennaio la Commissione Europea invia una lettera in merito a questi dubbi. I motivi principali dell’indagine, che potrebbe bloccare i 3 miliardi che il governo vuole stanziare per ITA, si riferiscono al marchio e ai settori in cui opererebbe. Il marchio Alitalia, infatti, sarebbe un indicatore di continuità economica se mantenuto da ITA, secondo la lettera (che in totale pone 123 domande al MEF) della DG Concorrenza.

Inoltre, Alitalia oggi opera sia nel settore dell’aviazione, sia nel ground handling, cioè i servizi di gestione a terra, sia nella manutenzione e l’idea era quella di fare lo stesso con ITA, mentre la UE chiede che sia scelto un solo settore, quello dell’aviazione, vendendo gli altri servizi a terzi. Inoltre, la lettera chiede di valutare attentamente i collegamenti in modo che, in quanto società che opera sul mercato in concorrenza con altre, deve essere presente solo ove profittevole e sopratutto, per dipendenti ed asset, non devono essere trasferiti in toto ma acquisiti sul mercato.

La risposta del MEF

Il 21 Gennaio arriva però la risposta del MEF.
Per quanto riguarda gli asset, la risposta è che Alitalia venderà i suoi asset sotto amministrazione del commissario straordinario. Ovviamente questo è un approccio teorico, c’è da vedere se effettivamente vengono vendute secondo logiche di mercato o se è, nella pratica, un trasferimento a ITA. Inoltre nella nota si precisa che i dipendenti saranno selezionati sul mercato e che l’assunzione di ex dipendenti Alitalia avverrà solo se dovesse essere la migliore opzione e con contratti nuovi – soprattutto in termini di produttività e retribuzione.

Lato handling e manutenzione, ITA ribadisce di non voler seguire la linea dettata dalla DG Concorrenza. Secondo le analisi del MEF, infatti, mantenere questi servizi aiuterebbe nella creazione di valore aggiunto e l’outsourcing sarebbe sconveniente economicamente. Inoltre l’intenzione è di mantenere sia il brand Alitalia che il programma fedeltà MilleMiglia, che nell’analisi di ITA dovrebbero essere utili per il posizionamento dell’azienda.

Ovviamente quest’ultimo fattore va a minare, e di molto, alla richiesta di discontinuità. Non che gli altri non lo facciano, ma questo è quello più evidente.

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