C’è una specie di imposta nascosta nei conti delle PMI italiane, che si chiama burocrazia e pesa per circa 7200 € l’anno per ogni azienda.
Secondo Cesare Fumagalli, segretario generale Confartigianato, «l’Italia mantiene il record negativo nell’Ue per la burocrazia fiscale: per pagare le tasse servono 240 ore l’anno, 85 ore in più rispetto alla media dei Paesi dell’Area euro».

Costo della burocrazia

Il costo della burocrazia per le PMI è stimato in 32 miliardi annui, che significa 7200 euro l’anno a impresa, 19 euro al giorno. La cifra pare ancora più grande se rapportata alle entrate dell’IRES (imposta sul reddito delle società). L’IRES genera entrate per 35 miliardi di euro l’anno mentre la burocrazia pesa per 32 miliardi solo sulle PMI.

La burocrazia fa perdere un sacco di tempo

Il 41,3% delle imprese coinvolte nella recente ricerca del Centro Studi CNA afferma che si bruciano fino a tre giorni lavorativi al mese, nel 32,2% fino a cinque, nel 9,1% fino a dieci e nel 6,8% oltre dieci. E’ limitato al 10,7% il numero di imprese che se la cava in meno di una giornata lavorativa.
Spesso le imprese per gli adempimenti si rivolgono a consulenti esterni con un conseguente aumento dei costi.
Il 46,5% delle imprese se ne avvale sempre (erano il 61,1% tre anni fa), il 36,6% spesso.

Mancate semplificazioni

L’ostacolo principale è la complessità delle norme: il 67,8% delle imprese boccia la qualità legislativa italiana sia per la scarsa chiarezza sia per la stratificazione, nel tempo, di provvedimenti spesso motivati dall’urgenza. A livello settoriale sono le imprese edili (74,3%) e i fornitori di servizi alle imprese (71,4%) a patire maggiormente la complessità delle norme. Altri problemi, a grande distanza rispetto alla complessità delle norme e alle relative difficoltà applicative: la quantità elevata di informazioni (43,8%) chieste dall’amministrazione pubblica e la lentezza della macchina burocratica (27,5%). A livello territoriale, i ritardi della Pubblica amministrazione nel fornire risposte sono sentiti come grave problema nel Mezzogiorno (48,2% delle imprese), più che nelle regioni settentrionali (24%).

Un aneddoto per far capire il male italiano

Carlo Cottarelli
Carlo Cottarelli

Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review, nel suo ultimo libro intitolato “I sette peccati dell’economia italiana” dedica un capitolo alla burocrazia.
Per descrivere il problema usa un esempio non pertinente all’economia ma che rende bene il concetto.

«Le autostrade italiane e quelle americane sono quasi identiche. C’è solo una piccola differenza: da loro si può superare sia a destra, sia a sinistra. Da noi, invece, non si può. Sembra solo una piccola regola in più. Ma a noi non piace farci superare e quindi intasiamo le corsie a sinistra, per evitarlo. Allora si è resa necessaria un’altra legge, che obbliga a viaggiare nella prima corsia disponibile più a destra. Il problema è che questa seconda regola nessuno la rispetta, perché viola la dignità italiana. Di conseguenza, pure la prima regola risulta inapplicabile: se la corsia di sinistra è intasata, è fisiologico che chi guida correttamente a destra finirà per contravvenire alla regola che vieta il sorpasso. Allora è stata introdotta una terza regola, che distingue chi “sorpassa” da chi “passa”. Col risultato che oggi c’è chi finge di “passare” per “sorpassare” spostandosi a destra un po’ prima del sorpasso e tornando a sinistra poco dopo. Secondo me questo esempio è lampante per raccontare come il nostro eccesso regolatorio contribuisce a buona parte dei mali del nostro Paese».

Digitalizzazione della PA

Sono ancora molte le imprese che non sbrigano abitualmente online le pratiche con la pubblica amministrazione.
Lo fa abitualmente solo un’impresa su tre (33,4%), dato che registra un miglioramento rispetto al 28,7% di tre anni fa, ma resta la maggiorazione di PMI che invece non utilizza lo strumento online. Il 95% degli intervistati usa abitualmente i siti della Pubblica amministrazione, ma l’83,7% ritiene che le informazioni siano accessibili solo dopo una lunga ricerca (con il 5,7% che lamenta l’assoluta irreperibilità delle notizie utili). Il 62,2% delle imprese non ritiene adeguato il livello di informatizzazione del settore pubblico. Una maggiore e migliore informatizzazione porterebbe a risposte più chiare e tempestive da parte del 41% delle imprese, a una riduzione dei costi per il 34% e a una maggiore certezza nei tempi di conclusione dei procedimenti amministrativi per il 25%.

Le richieste delle aziende

Tra le priorità delle imprese svetta la maggiore qualificazione del personale pubblico (61,3%), seguita dall’adozione di modulistica standard sull’intero territorio nazionale (49,2%), la facilità di ottenere informazioni sullo stato di avanzamento delle procedure già avviate (34,7%), la possibilità di pagare online (22,5%).

Burocrazia ostacolo a competitività

Un’ultima osservazione dovrebbe far riflettere addetti ai lavori e analisti: la quasi totalità degli intervistati (89,9%) ritiene che il sistema burocratico italiano rappresenti un “ostacolo serio alla competitività”. Sarà forse anche per questo che l’Italia occupa quel triste 43° posto nella classifica mondiale proprio sulla competitività secondo il Global Competitiveness Index, l’indice calcolato dal World Economic Forum?

Qualcosa sta migliorando

Le recenti riforme negli ultimi anni pare stiano andando nella giusta direzione: le novità della delega fiscale, del Jobs act e la riforma della Pubblica Amministrazione sono giudicate in maniera positiva dal 29,5% degli imprenditori a fronte di un 22,4% che invece ha opinioni critiche a riguardo.
Tra i nuovi strumenti di semplificazione introdotti, il 76,4% dimostra di apprezzare il Durc online, il 54,2% ha gradito la Segnalazione certificata di inizio attività mentre il 50% esatto ha valutato positivamente il “silenzio assenso”.