La teoria austriaca del ciclo economico è una teoria economica sviluppata dalla Scuola di economia austriaca su come avvengono i cicli economici. La teoria considera i cicli economici come la conseguenza di un’eccessiva crescita del credito bancario a causa di tassi di interesse artificialmente bassi fissati da una banca centrale o da banche di riserva frazionarie.
Fondamentale per lo sviluppo di questa teoria fu il lavoro degli economisti della scuola austriaca Ludwig von Mises e Friedrich Hayek. Hayek ha vinto il premio Nobel per l’economia nel 1974 (condiviso con Gunnar Myrdal) in parte per il suo lavoro su questa teoria. La spiegazione austriaca del ciclo economico differisce significativamente dalla comprensione generale dei cicli economici ed è generalmente respinta dagli economisti “mainstream” sia a livello teorico che empirico.

Il ciclo economico: “Malinvestimento” e “boom”

Il ciclo economico in sintesi

Secondo questa teoria, un periodo di “malinvestimento” (dal termine malinvestment usato da Mises e Hayek) è causato da un periodo di eccessivi prestiti alle imprese da parte delle banche, seguito da una forte contrazione e da un periodo di vendite di attività in sofferenza acquistate con debito sovrastimato.
Si ritiene che l’espansione iniziale sia causata da riserve bancarie frazionate che incoraggiano l’eccessivo indebitamento dovuto a dei tassi di interesse al di sotto di quanto richiesto dalle banche di riserva totale. A causa della disponibilità di fondi relativamente poco costosi, gli imprenditori investono in attività che a tassi di mercato non potrebbero essere redditizie.

Scuola austriaca - von Hayek
Friedrich von Hayek

I mutuatari prendono i nuovi fondi acquisiti e acquistano nuovi beni capitali, causando in tal modo un aumento della percentuale della spesa aggregata destinata ai beni capitali piuttosto che ai beni di consumo. Tuttavia, tale cambiamento è inevitabilmente insostenibile nel tempo a causa di errori di quotazione causati da un’eccessiva creazione di credito da parte delle banche e deve invertire la tendenza, in quanto è sempre insostenibile. Più a lungo continua questa distorsione, più violenta e dirompente sarà il necessario processo di riaggiustamento (leggasi crisi economica).

Dal boom al crollo

La “crisi” (o “stretta creditizia”) arriva quando i consumatori arrivano a ristabilire l’allocazione desiderata di risparmio e consumo ai tassi di interesse prevalenti. La “recessione” o “depressione” è in realtà il processo attraverso il quale l’economia si adegua agli sprechi e agli errori del boom monetario e ristabilisce un servizio efficiente di desideri del consumatore. Il credito bancario in continua espansione può mantenere vivo il boom del credito artificiale (con l’aiuto di tassi di interesse tenuti più bassi dalla banca centrale). Questo posticipa il “giorno della resa dei conti” e rimanda al crollo dei prezzi degli asset insostenibilmente gonfiati.

La crisi

Il boom monetario finisce quando l’espansione del credito bancario si ferma definitivamente, cioè quando non si possono trovare ulteriori investimenti che forniscano rendimenti adeguati per i mutuatari  ai tassi di interesse prevalenti. Più a lungo il “falso” boom monetario procede, più grande e più speculativo è il prestito, più dispendiosi gli errori commessi e più numerosi e duri saranno i fallimenti, i pignoramenti e i riaggiustamenti che serviranno.

Errore di politica del governo

La teoria del ciclo economico austriaco non sostiene che il contenimento fiscale o “austerità” necessariamente aumenterà la crescita economica o determinerà una ripresa immediata. Piuttosto, sostengono che le alternative renderanno la ripresa finale più difficile e squilibrata. Tutti i tentativi dei governi centrali di sostenere i prezzi delle attività, salvare le banche insolventi o “stimolare” l’economia con una spesa in deficit renderanno più acute le cattive allocazioni e gli investimenti inadeguati e le distorsioni economiche più pronunciate, prolungando la depressione e gli aggiustamenti necessari per tornare ad una crescita stabile. Gli austriaci sostengono che l’errore politico si ripercuote sulla debolezza o negligenza del governo (e della banca centrale) nel consentire in primo luogo il “falso” e insostenibile boom alimentato dal credito, non nel farla chiudere con “austerità” fiscale e monetaria. La riduzione del debito pare quindi l’unica soluzione a un problema alimentato dal debito.

Il punto di vista di Von Mises

Ludwig Von Mises

Ludwig von Mises , in Interventionism: An Economic Analysis (1940), osservò:

 “Il boom non può continuare indefinitamente. Ci sono due alternative. O le banche continuano l’espansione del credito senza restrizioni e provocano in questo modo un costante aumento dei prezzi e un numero sempre crescente di speculazioni, che, come in tutti gli altri casi di inflazione illimitata, terminano con un disastro ed un crollo del sistema monetario e creditizio. Oppure le banche si fermano prima di raggiungere questo punto, rinunciando volontariamente a un’ulteriore espansione del credito  provocando quindi la crisi. In entrambi i casi ciò che ne segue è una depressione.”

Il ruolo delle banche centrali nel ciclo economico

Gli austriaci in generale sostengono che le politiche bancarie siano intrinsecamente dannose e inefficaci, compresa l’espansione insostenibile del credito bancario attraverso la riserva frazionaria. Per questa ragione vengono additate come la causa predominante della maggior parte dei cicli economici, poiché tendono a fissare tassi di interesse artificiali troppo bassi e troppo a lungo.
Ciò porta alla creazione di bolle speculative e alla inutilità del risparmio.
Sotto i sistemi monetari fiat, una banca centrale crea nuovi soldi quando presta alle banche associate e questo denaro viene moltiplicato molte volte attraverso il processo di creazione di denaro delle banche private (col sistema della riserva frazionaria).
Questo nuovo denaro creato dalla banca entra nel mercato dei prestiti e fornisce un tasso di interesse inferiore a quello che prevarrebbe se l’offerta di moneta fosse stabile.