Nella surreale afa di un pomeriggio di metà agosto la sete mi portò a fare tappa in una piccola tabaccheria, alla ricerca di una bottiglietta d’acqua gelida. Non appena entrai, il mio occhio cadde su di un manipolo di giocatori incalliti: partecipavano con entusiasmo ad estrazioni di numeri vincenti che avvenivano su un monitor a distanza di pochi minuti l’una dall’altra. Tuttavia ciò che rapì la mia attenzione fu una grossa scritta che apparve sul monitor, la quale elencava i dieci numeri che da più tempo non venivano estratti: perché mai, in un gioco che si basa su di un’estrazione casuale tra 90 numeri equiprobabili, quella poteva essere considerata un’informazione rilevante? Ebbene, la risposta a questa domanda rappresenta uno dei punti cardine della teoria alla base della Finanza comportamentale: la mente umana commette errori sistematici legati alla mancanza di completa razionalità nei processi decisionali. Questi errori vengono definiti bias, o distorsioni cognitive.

Mai mettere la mano nella bocca di un coccodrillo

Da cosa sono determinati questi errori? I processi decisionali sarebbero governati, secondo i dettami dell’economia classica, dalla ricerca della massima utilità: in condizioni di incertezza ogni soggetto agirebbe in modo completamente razionale, operando decisioni sulla base di un implicito calcolo probabilistico al fine di scegliere l’alternativa con la maggiore utilità attesa. La più grande scoperta della Finanza comportamentale risiede proprio nella dimostrazione che nella realtà gli individui non scelgono in maniera razionale: essi commettono spesso errori determinati dal ricorso alle euristiche. Le euristiche sono un numero limitato di regole intuitive che permettono alla nostra mente di elaborare grosse moli di informazioni riducendo la complessità del problema. Esse non si incontrano solamente nell’ambito dei calcoli finanziari, ma anzi governano ogni ambito della nostra vita: queste “scorciatoie mentali” hanno lo scopo primario di fornirci protezione, permettendoci di operare in poco tempo decisioni fondamentali. Nell’improbabile (auspicabilmente) caso in cui vi trovaste di fronte ad un coccodrillo, la vostra mente non avrebbe bisogno di ragionamenti di alcun tipo per fornirvi l’input “non mettergli la mano vicino alla bocca”. Allo stesso modo quando un vostro amico vi lancia in aria un pallone il vostro cervello non ha bisogno di calcolare il peso del pallone, la sua traiettoria e la forza del vento, bensì semplifica il problema basandosi sulla vista ed approssimando il punto di caduta.

Valore affettivo

Se da una parte la semplificazione dei ragionamenti, che assume una forma molto simile all’istinto, fornisce direttive di comportamento utili nella vita di tutti i giorni, dall’altra può condurre ad errori di valutazione talvolta consistenti (i nostri bias). Per quanto riguarda l’aspetto che attiene ai mercati le euristiche possono essere suddivise in quattro categorie: euristica dell’affetto, della disponibilità, della rappresentatività e dell’ancoraggio. La prima, certamente la più intuitiva, porta ad una distorsione della valutazione del valore di un oggetto (sia esso un titolo, un immobile o un’impresa) determinata dall’integrazione nel suo prezzo di un valore emozionale (emotional value). L’euristica dell’affetto è, per esempio, la motivazione alla base delle difficoltà nel trovare un accordo sul prezzo di un immobile tra privati, o nell’acquisto di un’impresa a conduzione famigliare: in entrambi i casi chi vende tende a non accontentarsi del valore di mercato, bensì applica un sovrapprezzo determinato del valore affettivo che spesso porta al fallimento della trattativa e dunque ad una situazione sub-ottimizzante.

Più colpisce, più è probabile

L’euristica della disponibilità, invece, porta gli individui a sovrastimare la probabilità di quegli eventi che vengono richiamati alla mente più agevolmente. Pressoché tutti sono a conoscenza del fatto che la probabilità di un incidente mortale in aereo sia estremamente inferiore a quella di uno in auto o peggio in moto, ma la paura dei primi è molto più diffusa di quanto lo sia quella degli altri. Tale comportamento (irrazionale) è determinato proprio dall’euristica della disponibilità: per evidenti motivi le immagini di incidenti aerei balzano alla mente molto più facilmente di quelle degli incidenti su strada e portano a sovrastimarne la probabilità distorcendo la nostra percezione. Un esempio di come questa euristica influisca anche sui mercati finanziari è costituito dalla differente percezione del rischio di uno stesso titolo da parte di individui con esperienze diverse: è stato dimostrato come, per esempio, coloro che nel 2001 detenevano bond argentini (con rating B) tendano ora a sovrastimare sistematicamente il rischio di bond con rating B rispetto agli altri investitori.

E se i meteorologi avessero ragione?

La rappresentatività è un’euristica che porta a formulare giudizi di probabilità sulla base di stereotipi, cioè di quanto un evento sia simile ad una determinata classe di eventi, prescindendo dalla frequenza oggettivamente osservabile di esso. Un esempio lampante è il classico luogo comune secondo il quale “i meteorologi non ci azzeccano mai”: numerosi studi empirici mostrano come non solo questi ultimi siano estremamente accurati nel formulare previsioni, ma che siano anche tra i più accurati nel novero dei professionisti che lavorano con l’incertezza; in compenso dovreste preoccuparvi seriamente degli psicologi clinici o degli agenti di Borsa. L’euristica della rappresentatività porta anche alla distorsione cognitiva che consiste nell’applicare la legge dei grandi numeri ai piccoli campioni (vedasi i numeri del lotto riluttanti ad essere estratti) e ad ignorare il fenomeno della regressione verso la media.

Ancore psicologiche

Infine, l’euristica dell’ancoraggio è tanto semplice da comprendere quanto difficile da evitare. Essa ci permette di formulare stime numeriche senza effettuare calcoli complessi, basandoci solamente su un valore che funge da “àncora” per poi aggiustare in seguito la stima nella direzione che riteniamo opportuna. Questo tipo di euristica è estremamente sfruttato, ad esempio, sugli scaffali dei negozi. Immaginiamo di trovarci di fronte ad un bel paio di scarpe il cui cartellino reca il prezzo di 100€: molti potrebbero trovare il prezzo esagerato e decidere di non acquistarle. Ma cosa accadrebbe se il cartellino dello stesso paio di calzature recasse la scritta 200€ e presentasse uno sconto del 50% rendendo il prezzo effettivo pari a 100€? In questo caso la reazione sarebbe diversa: 200€ diventerebbe il nostro valore ancora, e percepiremmo il prezzo di 100€ come una grandissima occasione.
L’aspetto singolare e curioso delle euristiche risiede nel fatto che anche coloro che sono a conoscenza di esse non riescono a fare a meno di utilizzarle. Rassegniamoci: non siamo razionali.

Non riuscivo a distogliere lo sguardo da quel manipolo di giocatori incalliti. È vero, il valore atteso di un biglietto del lotto è negativo, ma perché ostinarsi a fare finta di essere razionale? Acquistai un biglietto della lotteria. Ovviamente non vinsi nulla.