In un clima elettorale caratterizzato da pesanti tensioni tra le diverse parti e da un dibattito politico populista e povero di contenuti concreti, esistono ancora delle isole felici del pensiero critico. Una di queste è l’associazione culturale apartitica L’Individualista Feroce, che si pone l’ambizioso obiettivo di diffondere la cultura e le idee liberali. Dopo aver seguito il loro lavoro sui social, ho deciso di proporre loro un’intervista per parlare di Liberalismo in Italia.

Ho incontrato Alessio Cotroneo e Raffaele Dadone, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’associazione, ed ho posto loro alcune domande in merito ai principali temi del dibattito politico ed economico attuale, interpretati dal punto di vista di un liberale.

La prima domanda che vi pongo riguarda la Flat Tax. I principi ispiratori sono certamente coerenti con la vostra visione: pensate che possa essere effettivamente messa in atto? Come?

Riteniamo che qualsiasi riforma fiscale debba essere accompagnata da una riforma della pubblica amministrazione. Nella pura teoria, le leggi devono essere uguali per tutti, così i doveri, così i diritti; ecco il perchè della Flat Tax: un’aliquota uguale per tutti, che aiuti soprattutto i meno abbienti grazie ad una no tax area. Ipotizzando di guadagnare 20.000 euro all’anno, se la no tax area è di 8000 euro, si pagheranno le tasse solo sugli eccedenti 12.000. In ogni caso il punto non è se il proporzionale sia meglio del progressivo, ma far capire che avere un reddito più alto della media non è una colpa.

Un altro tema sul quale si dibatte molto è quello del reddito di cittadinanza e del reddito minimo: qual è la vostra posizione in merito?

Innanzitutto un reddito minimo deve essere distinto dal reddito di cittadinanza. Se l’obiettivo di un reddito minimo è quello di evitare la povertà estrema possiamo essere anche d’accordo, ma a determinate condizioni e con determinati criteri e propositi. Quando i soldi vengono dati in maniera assistenzialistica il segnale che viene dato è sbagliato e il parassitismo e la stigmatizzazione sono dietro l’angolo. Questi “redditi” devono riabilitare l’individuo e stimolarne il rientro nella società civile e operativa.

Parliamo di un problema sempre più grande del nostro paese: il sistema pensionistico. Quali sono secondo voi i maggiori aspetti di criticità della Legge Fornero? Siete favorevoli o meno al famoso ricalcolo?

La Legge Fornero ha il grande problema di aver “bloccato” il mercato in certi settori. La soluzione deve essere quella di ragionare sempre meno da “Stato Mamma” ed iniziare a non far considerare la pensione come un diritto fondamentale: il diritto è quello a un lavoro retribuito, non ad essere pagati per l’età. Per quanto riguarda il ricalcolo, questo deve essere minimo, magari proporzionale fino al 25% sulle pensioni superiori ai 1.500 euro. Anche se la ragione ci dice che il ricalcolo andrebbe fatto al 100%, il cuore suggerisce che punire eccessivamente gli attuali beneficiari sarebbe disumano. Si può comunque affermare: “era previsto dalla legge che loro potessero andare in pensione a quelle condizioni!”. Certo, ma era anche previsto dalla legge che gli aristocratici ed i nobili godessero di privilegi.

L’Espresso ha recentemente pubblicato un’interessante inchiesta nella quale sottolinea le enormi criticità della sanità pubblica. Qual è la vostra opinione in merito a quest’ultima?

Ne abbiamo parlato anche nelle ultime settimane. Il sistema sanitario, per funzionare, deve prevedere due componenti: più spesa pubblica e più dottori disponibili a sacrificare il lavoro da privato professionista. Entrambe le soluzioni sono impossibili. La nostra proposta è quella di valorizzare la figura del privato sociale, aziende private autonome garantite dallo Stato, e del Buono Sanità per permettere al cittadino di decidere da chi e dove farsi curare per soddisfare appieno le sue esigenze. Si potrebbe anche pensare ad un sistema sanitario tramite assicurazioni private, coperte dallo Stato per gli indigenti.

Consideriamo i tre partiti/coalizioni di maggioranza (Centrodestra, Centrosinistra e M5S): indicatemi, dal programma di ciascuno, una proposta che reputate interessante ed una che considerate ridicola.

Del centrodestra la Flat Tax è una proposta interessante mentre sono assurdi ad oggi gli incentivi per la maternità che non tengono conto della disoccupazione giovanile galoppante. Del centrosinistra si possono salvare le proposte per i diritti civili, mentre è assurdo il voler estendere il bonus degli 80€ a tutte le famiglie con un bonus per ogni figlio a carico. Per il Movimento 5 Stelle riteniamo interessante la proposta dell’abolizione dell’IRAP per le piccole e medie imprese, ma ridicola la proposta di assunzione di nuovi dipendenti pubblici.

Per chiudere parliamo di Liberalismo in Italia: perché secondo voi il Liberalismo incontra difficoltà ad affermarsi nel nostro Paese? È un problema culturale o di tradizione?

Il liberalismo è presente in Italia da prima della Repubblica ed è spesso stato al governo, tanto che il primo presidente della Repubblica fu un liberale come Einaudi. Non ci sono problemi culturali o tradizionali, semplicemente la politica dei personalismi degli ultimi anni ha reso difficile identificare con un determinato partito la filosofia liberale. Contando che il PLI governò a più riprese con un partito cristiano come la DC, la Chiesa non è un ostacolo al liberalismo, la debolezza sta piuttosto nella pesante ingerenza del settore pubblico nella composizione dell’elettorato. La generazioni di giovani che non troveranno lavoro né nel pubblico né nel privato a causa di tassazioni improponibili rinforzeranno le fila del liberalismo italiano.