La bolla immobiliare scoppiata negli Stati Uniti nel 2008 ebbe la conseguenza di portare a galla il sistema di debiti presente nell’Unione monetaria. Alcuni Stati andarono vicini al fallimento. Il salvataggio di essi diede inizio a una serie di austerity in Europa e portò all’istituzione del MES.

Le austerità

Le politiche di austerità corrispondono a condizioni rigorose che vengono imposte quando uno Paese a rischio default richiede un aiuto finanziario. Esse sono riforme strutturali della politica economica. L’obbiettivo è la riduzione del debito pubblico, quindi, le condizionalità riguardano principalmente tagli alla spesa dello Stato, prevalentemente nei settori del Welfare. Ad esempio, si è assistito a riduzioni degli stipendi degli impiegati pubblici, ad aumenti delle imposte e a prelievi forzati dai conti correnti dei contribuenti.

La troika è l’istituzione composta dagli “aiutanti” dello Stato in difficoltà: FMI, Commissione europea e BCE. Essa si riunisce all’occorrenza e presenta al richiedente il cosiddetto “papello” contenente le riforme da attuare nel caso in cui voglia ricevere sostegno.

Le procedure furono imposte ai PIIGS, ad eccezione dell’Italia, la quale evitò il commissariamento introducendo il Fiscal Compact, e a Cipro.

Rendimenti percentuali delle obbligazioni decennali dei PIIGS dal 2001 al 2016, Fonte: researchgate.net

Dalla troika al MES

I prestiti erano inizialmente elargiti, come già affermato, dal FMI, dalla BCE e dall’UE (dalla troika). L’Unione, come suo sportello per l’emanazione di credito, istituì in misura temporanea l’EFSM (Meccanismo Europea di Stabilizzazione Finanziaria) e l’EFSF (Fondo Europeo per la Stabilità Finanziaria). I prestiti non dovevano superare i 60 miliardi per il primo e i 400 miliardi per il secondo.

Tuttavia, essi non erano duraturi. Di conseguenza, con la modifica all’articolo 136 del TFUE venne istituito il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità): <<Gli stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme>>.

La nuova organizzazione consolida e riunisce il MESF e il FESF, i due strumenti istituiti temporaneamente e destinati a una risoluzione della crisi dei debiti.

Funzionamento del Meccansimo

Logo del MES, fonte: esm.europa.eu

In base a quanto stabilito nell’articolo 3 dell’istituto, la sua finalità è <<mobilizzare risorse finanziarie e fornire un sostegno alla stabilità, secondo condizioni rigorose commisurate allo strumento di assistenza finanziaria scelto, a beneficio dei membri del MES che già si trovino o rischino di trovarsi in gravi problemi finanziari, se indispensabile per salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso e quella dei suoi Stati membri>>.

Questo significa che i Paesi versano una quota di denaro all’organzizzazione sovranazionale entrando a farne parte. Il denaro sarà successivamente finalizzato alla concessione di credito allo Stato richiedente.

La nuova governance è l’istituzione legittimata e permanente della troika, come si può notare dall’articolo 13, paragrafo 3: << … il consiglio dei governatori affida alla Commissione europea – di concerto con la BCE e, laddove possibile, insieme all’FMI – il compito di negoziare con il membro del MES interessato, un protocollo d’intesa che precisi le condizioni contenute nel dispositivo di assistenza finanziaria>>.

Guadagni, immunità, trasparenza e democrazia

Nel concedere i prestiti, l’organizzazione sovranazionale chiede il rimborso dei costi più un tasso d’interesse. Il MES gode d’immunità da ogni giurisdizione, i locali e gli archivi sono inviolabili, così come i beni sono protetti da ogni forma di restrizione della libertà personale, stessa cosa vale per i membri.

Il meccanismo di stabilità è costituito da soldi pubblici, ma la sua governance non è nominata con un sistema propriamente democratico. Infatti, i Ministri delle finanze estere, i quali formano il Consiglio dei Governatori, eleggono il Consiglio di Amministrazione e il Direttore generale. Tuttavia, il diritto di voto è determinato dal capitale sottoscritto: i governi degli Stati più ricchi hanno più peso sulle decisioni.

Il valore totale delle quote di sottoscrizione è stimato essere di circa 705 miliardi di euro. 80 miliardi corrisponde alla parte effettivamente versata: la differenza è il denaro richiamabile.

La distribuzione del capitale del MES, l’Italia detiene il 17.78% delle quote totali, avendo sottoscritto 125.34 miliardi di euro. Fonte: commons.wikimedia.org

Oltre ciò, questa governance europea può indebitarsi sul mercato con banche e istituzioni finanziare per reperire i finanziamenti necessari: sono perciò esse a guadagnare dagli interessi dei prestiti agli Stati, in ultima istanza.