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MiTE: la sfida del Ministero tra economia, clima e ambiente

MiTe e la sfida tra economia, clima e ambiente: quali sono i progetti per il Recovery Plan? Scopriamoli insieme.

Categorie Finanza

In un mondo sempre più messo alle strette dalle continue emissioni nocive di un certo tipo di industrie, dalla mobilità a idrocarburi non più sostenibile e dai rifiuti monouso, si fa spazio il nuovo Ministero della Transizione Ecologica (MiTE) guidato da Roberto Cingolani che dovrà portare l’Italia al raggiungimento degli obiettivi comunitari dell’Europa: rilanciare l’economia nella salvaguardia del clima.

L’Unione Europa ha posto all’intera comunità europea la necessità di raggiungere una serie di obiettivi con lo scopo di attuare la transizione ecologica. Gli obiettivi che l’Europa chiede di raggiungere sono una serie di riforme strutturali che, una volta applicate, permetteranno ad ogni stato membro di poter accedere ai 672,5 miliardi di euro del NextGenerationEU e soprattutto del «The Recovery and Resilience Facility», costituiti da prestiti e contributi a fondo perduto i quali dovranno essere totalmente destinati alla trasformazione della macchina economica. All’Italia spetterà la fetta più grande costituita da circa 200 miliardi di euro. L’Italia, il MiTE e Roberto Cingolani hanno un’occasione per rilanciare il paese in un’ottica post Covid-19 che non può assolutamente essere sprecata.

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La transizione ecologica del MiTE, i punti cardini

Il piano che prevede tutti gli investimenti che l’Italia si impegnerà a svolgere, la cui valutazione da parte dell’Europa ne decreterà l’accesso ai fondi stanziati, è il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Il PNRR è «il programma di investimenti che l’Italia deve presentare alla Commissione europea nell’ambito del Next Generation EU, lo strumento per rispondere alla crisi pandemica provocata dal Covid-19». Il Piano, iniziato con il governo Conte, che continuerà con il governo Draghi e che dovrà essere presentato entro Aprile 2021, si fonda su sei punti cardini:

  • Digitalizzazione, innovazione e competitività;
  • Rivoluzione verde e transizione ecologica;
  • Salute;
  • Infrastrutture per la mobilità;
  • Istruzione, formazione, ricerca e cultura;
  • Equità sociale, di genere e territoriale
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Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, in accordo con le linee europee, dovrà destinare:

  • almeno il 37% dei fondi dotati nella transizione ecologica;
  • almeno il 20% alla trasformazione digitale.

Dovrà fornire una dettagliata analisi di come il Piano vorrà raggiungere l’obiettivo delle parità di genere, territoriale, delle pari opportunità, aumentare la crescita potenziale dell’economia e ridurre l’impatto sociale ed economico della crisi. Dovrà anche indicare in che modo avverrà il monitoraggio per prevenire, individuare e correggere possibili scenari di corruzione, frodi e conflitti di interesse. Infine, dovrà definire un calendario con cui indicativamente si dovranno attuare e completare tutte le riforme e gli investimenti prima citati entro agosto 2026.

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The Recovery and Resilience Facility, la transizione ecologica secondo l’Unione Europea

Gli obiettivi principali che l’Europa pone con il «The Recovery and Resilience Facility» riguardano in primo luogo il totale abbattimento delle emissioni di CO2 entro il 2050. Emissioni che come sappiamo derivano dall’utilizzo fuori scala di combustibili fossili. In secondo luogo, la digitalizzazione dell’economia in modo tale da diminuire il gap competitivo con Stati Uniti, Cina e tutti i paesi emergenti. L’Europa e suoi stati devono tornare nuovamente competitivi in tutto il mondo e tornare nuovamente sui binari dello sviluppo moderno. Basti pensare in quale situazione penosa riversa la Pubblica Amministrazione italiana in termini di digitalizzazione del lavoro.

“The Recovery and Resilience Facility offers an unprecedented opportunity to speed up the recovery in Europe and reinforce the commitment to the twin transitions: green and digital.

Green and digital priorities, The Recovery and Resilience Facility, European Commission.”

Soprattutto in tema di transizione ecologica, l’Europa punta a un utilizzo sempre minore di combustibili fossili fino al raggiungimento del punto zero. Contemporaneamente, chiede il perseguimento di una crescente efficienza energetica ed economia circolare. La circolarità dell’economia dovrà essere raggiunta tramite l’utilizzo di fonti rinnovabili, tecnologie basate sull’uso dell’idrogeno, mobilità elettrica e alla riqualificazione ed ecocompatibilità dell’edilizia. In quest’ottica, nuove possibilità lavorative e formative verranno offerte alle nuove generazioni le quali vedranno una nuova Europa. Un’Europa che legherà indissolubilmente ambiente e lavoro e che vedrà colorare sempre più di verde la propria bandiera. L’Italia non può mancare a questo appuntamento storico.

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