E’ diventato virale lo “scontro” in diretta TV nel corso della trasmissione di “Porta a Porta” del 21 novembre fra gli onorevoli Laura Castelli, sottosegretario al MEF, e Pier Carlo Padoan, ex ministro dello stesso dicastero. Per chi se lo fosse perso consiglio vivamente la visione anche per informarsi di economia e finanza attuale.

Una precisazione

Lungi dal voler esprimere giudizi di natura politica riguardo la questione, ciò che ci occuperemo di fare e di dipanare il gomitolo della questione cercando di dare argomentazioni riguardo l’errore nel pieno rispetto del dialogo.

La questione con extra

La discussione inizia con la Castelli che mostra delle perplessità per le regole di Bruxelles, le stesse, a suo dire, che pongono dei limiti ai tassi di crescita del PIL. Perdoniamo la confusione, l’unico limite che l’UE impone alla crescita è quello sul surplus della bilancia commerciale. Si ricorderanno i nostri lettori delle multe inflitte alla Germania per aver continuamente infranto questo limite.

Arriviamo ora al nodo della questione

Ad un certo punto il nostro Padoan pronuncia l’infelice anatema: “Prima delle elezioni lo spread era intorno a 120 b.p. adesso è sopra i 300 […], significa che sono miliardi in più da usare per il servizio del debito, sono conseguenze sui depositi delle banche, conseguenze sui finanziamenti a famiglie e imprese […]”.

La risposta, che ha alzato tutto il polverone: “Guardi se Lei dice che i tassi dei mutui dei cittadini dipendono dallo spread lo sa anche lei che è falso”.

Padoan in esattamente 10 secondi ribatte dicendo che lo spread fa abbassare il valore capitale delle banche che si dovranno poi rifare direttamente sul mercato per recuperare quanto perso aumentando il costo dei mutui.

La Castelli in tutta risposta presenta il seguente grafico de il Sole 24 Ore. 

Qui viene mostrato che l’EURIBOR, tasso di riferimento per la maggior parte dei mutui/obbligazioni a tasso variabile e punto di partenza per il calcolo di mututi a tasso fisso, non sia cambiato nel tempo attenendosi sul livello negativo di 0.371 %.

La spiegazione

Ora veniamo al dunque. Il grafico mostrato dalla Castelli mostra come detto poc’anzi la serie storica dell’EURIBOR e quello dell’andamento dello spread BTP/BUND. La tesi avvalorata dal giornale così come ripete la nostra sottosegretaria, è che fra i due andamanti non c’è correlazione.

Ma perché è proprio così che deve essere. 

Il motivo è molto semplice: lo spread è un valore che viene dato dal mercato. Sono gli scambi che avvengono che determinano i cambiamenti dei rendimenti (o come dice Padoan nello stesso video, le oscillazioni). Giorno per giorno quindi lo spread è, in estrema sintesi, quanto il mercato giudica sicura l’Italia rispetto ad un altro Paese (questa è un’estrema sintesi, gli analisti usano soprattutto un’altro tipo di spread.

L’Euribor invece viene sì in parte deciso dal mercato a seconda della congiuntura economica, ma è a tavolino che viene deciso, ogni giorno, da 20 banche nazionali assieme alle BCE alle 11.00 CET di ogni giorno. Dunque indipendentemente dal mercato.

Ciò spiega il motivo per cui non si notino tante oscillazioni nel corso degli anni, data la politica seguita dalla BCE di mantenere bassi i mutui.

Dunque?

Quindi ha ragione la Castelli a dire che lo spread non influenzi i tassi dei mutui, variabili o fissi? Sbagliato. 

Il tasso che determina il mutuo al tempo iniziale è composto da due parti: il nostro EURIBOR più lo SPREAD applicato dalla singola banca. E’ quest’ultima componente, infatti, che le banche possono ritoccare a loro piacimento a seconda del rischio congiunturale dell’economia del nostro Paese.

Come si evince anche dall’articolo del Sole 24 Ore infatti questi cambiamenti sono già in essere. Ma perché accade ciò?

Gli Accordi di Basilea

La motivazione in realtà è abbastanza semplice e deriva dagli Accordi di Basilea. Perché le banche dovrebbero aumentare i costi dei mutui infatti deriva da un grosso problema. Se lo spread sale il valore dei BTP messi a bilancio delle banche come Core Equity Tier 1 (CET1, ossia la liquidità della banca stessa, essendo i BTP considerati bene sicuro e quindi su cui fare riferimento in caso di crisi) scende. Di conseguenza scende il valore CET1. Ma se scende il principale indice di liquidità della banca in qualche modo dovrà recuperare. Ecco perché aumenta lo spread particolare di ogni banca sui nuovi mutui. No EURIBOR, niente trucco e niente inganno.

Il report della Banca d’Italia

Su Facebook poi la Castelli ha cercato di giustificarsi portando come dati l’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca d’Italia, di cui vi consiglio caldamente la lettura. Nel post la sottosegretaria dice che, come c’è appunto scritto nel dossier, non c’è stato un aumento dei tassi dei mutui. Ma ciò accade perché purtroppo gli effetti si vedranno solo nel medio periodo, da un trimestre in avanti diciamo, come è brillantemente spiegato proprio nel rapporto citato dalla Castelli.