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POS: ecco la nuova soglia dal 2023

Sembra di seguire la trama del romanzo "La storia infinita", di Michael Ende. Invece è la storia normativa, infinita, dei pagamenti Pos. Tra i principali interventi della manovra finanziaria annunciati dal governo Meloni, spicca anche l’introduzione di una nuova soglia minima. Ma cosa cambia, in concreto, per gli esercenti? E quali sono i costi da sostenere per i pagamenti con il POS?

Categorie Finanza · Fisco
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In arrivo nuove regole per i pagamenti obbligatori, tramite POS, contenute nella Legge di Bilancio 2023– prima manovra a firma della premier Giorgia Meloni. Le novità riguardano l’introduzione di una nuova soglia e, nello stesso tempo, la modifica delle sanzioni in vigore dal 30 giugno scorso. Aggiungendo, inoltre, l’innalzamento del limite di utilizzo dei contanti, l’impianto della manovra finanziaria erode il piano cashless – avviato per favorire la tracciabilità e combattere l’evasione fiscale- a cui hanno lavorato i due Governi precedenti.

Un intervento da aggiungere alla trama, a tratti paradossale, della storia infinita dei pagamenti digitali in Italia. Se si tiene conto della situazione fotografata dall’’Osservatorio carte di credito e digital payments, vi è un boom dei pagamenti cashless. Ossia i consumatori preferiscono pagare con carta. Ma la nota dolente di chi riceve il pagamento sono i vari costi associati al mezzo di pagamento. L’ago della bilancia, viste le misure introdotte per alleviare il “dolore” dalla manovra finanziaria e di vari istituti di credito, pende a favore degli esercenti.

Pagamenti Pos: la nuova soglia minima

manovra finanziaria 2023
Credits: www.fratelli-italia.it

Ci eravamo lasciati ad ottobre con la determina dell’Agenzia Dogane e Monopoli: “I rivenditori di generi di monopolio nonché i titolari di patentino non sono soggetti all’obbligo di accettare forme di pagamento elettronico relativamente alle attività connesse alla vendita dei generi di monopolio, valori postali e valori bollati”.

La legge di Bilancio 2023 integra il testo normativo prevedendo anche per le transazioni inferiori a 60 euro, accanto ai casi di impossibilità tecnica, una eccezione all’obbligo di accettare carte e bancomat. In altre parole, i commercianti e i professionisti saranno tenuti ad accettare il pagamento tramite POS solo per importi superiori a 60 euro.

Coloro che rifiutano carte o bancomat al di sopra di questo importo subiranno la sanzione amministrativa pecuniaria pari a 30 euro, aumentata del 4 per cento del valore della transazione rifiutata.

Comunque sia, sarà il ministero delle Imprese e del Made in Italy a stabilire entro giugno i “criteri di esclusione al fine di garantire la proporzionalità della sanzione e di assicurare l’economicità delle transazioni in rapporto ai costi delle stesse”. Nel frattempo, infatti, “i procedimenti ed i termini per l’adozione delle sanzioni” sono stati sospesi.

Intesa Sanpaolo azzera le commissioni sui Pos

Intesa San-Paolo

Il piano che presentiamo oggi aggiunge un nuovo pilastro agli interventi che Intesa ha attivato a sostegno dell’economia e della popolazione italiana: 35 miliardi complessivi in favore di famiglie, imprese, commercianti, albergatori ed artigiani.

Stefano Barrese, responsabile divisione Banca dei Territori  Intesa Sanpaolo. 

Un’ altra misura per accompagnare le piccole imprese fuori dalla crisi è l’iniziativa denominata CresciBusiness, di Intesa Sanpaolo. Il piano prevede azzeramento per un anno delle commissioni sui micropagamenti tramite pos in negozio fino a 15 euro, gratuità per un anno del canone dei POS e delle carte di credito commercial, agevolazioni sui prodotti di copertura assicurativa e noleggio di beni strumentali per contenere i costi operativi.

Quanto costa accettare pagamenti con il Pos?

Pos terminale nel negozio.

Aldilà delle sanzioni in caso di non detenzione del POS – obbligatorio nella propria attività commerciale, avere il POS può costare anche caro. Non c’è una risposta universale a questa domanda. Per scegliere il POS più conveniente bisogna, innanzitutto, saper distinguere i diversi tipi di costi associati.

Costo di acquisto

Il primo costo da sostenere per utilizzare un POS è quello d’acquisto del lettore di carte stesso. I costi vari e cambiano in base al tipo di dispositivo (ad esempio tra fisso e mobile).

Costo di installazione

E’ il costo relativo all’installazione del dispositivo nel negozio o punto vendita da parte di un tecnico specializzato. A cui di solito si aggiungono anche i conseguenti tempi di attesa (anche fino a 20 giorni) per l’installazione.

Costo di attivazione

computer monitor

Alcuni tipi di POS prevedono il pagamento di un ulteriore costo una tantum per l’attivazione del dispositivo e del servizio di pagamento associato.

Canone o comodato d’uso

Il POS “acquistato” da banche o società di intermediazione è considerato in comodato d’uso (noleggio) da restituire in caso di recesso dal contratto. Quindi, oltre all’eventuale costo d’attivazione, è previsto un costo per il comodato d’uso (noleggio) o un canone mensile o annuale per la gestione del servizio

Questo tipo di costo non è universale: ci sono POS senza canone, senza costi fissi e senza vincoli contrattuali, per cui paghi solo quando li usi. I POS senza canone sono ideali per le piccole attività che non possono e non vogliono caricarsi di costi fissi.

Assistenza tecnica per il POS

Soprattutto nel caso in cui si optasse per un POS in comodato d’uso o a noleggio, i fornitori potrebbero applicare dei costi per la riparazione degli eventuali problemi tecnici del dispositivo fisico. Oppure potrebbero obbligare il professionista alla stipula di un’assicurazione a copertura di eventuali problematiche.

Costi per assicurazione, furto o smarrimento

Pos

Nel caso di un POS ottenuto in noleggio o comodato d’uso, il professionista è responsabile in caso di furto o smarrimento. In uno di questi scenari potrebbe essere applicato un costo ulteriore o essere richiesta la stipula di un’assicurazione.

Costo di recesso

Alcuni contratti con compagnie fornitrici di servizi di pagamento POS possono prevedere dei periodi minimi di permanenza. In caso di recesso prima della fine del contratto, si può incorrere nel pagamento di una penale.

Costo di prelievo e bonifico

Se il proprio fornitore POS richiede l’apertura di un conto dedicato, la gestione di un particolare conto prevedono costi di bonifico e prelievo per trasferire gli incassi dal proprio conto aziendale a quello personale.

La percentuale pagata dall’esercente sul valore della transazione potrebbe variare in base al tipo di carta (personale, aziendale), al circuito di cui fa parte (Visa, Mastercard, American Express, Bancomat), e alla politica commerciale della banca (sconti in base al volume di transazioni, storia del cliente con l’istituto, ecc). Si può comunque optare per la nuova generazione di POS mobile: stabiliscono una percentuale unica per tutti i tipi di carta e di circuiti, offrendo certezza al pagamento effettivo.

Pos- carta di credito

Commissione fissa sulla transazione

È il costo fisso applicato da alcuni istituti bancari su ogni pagamento accettato, a prescindere dall’importo. L’impatto sul costo complessivo del POS dipende dal numero di transazioni effettuate. Il POS con commissione fissa è particolarmente oneroso per chi accetta molti pagamenti di piccoli importi (come un bar, ad esempio.)

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