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Protesta dei trattori: cosa chiedono gli agricoltori?

Da Parigi a Berlino, gli agricoltori europei si mobilitano con i loro trattori per chiedere un cambiamento nelle politiche agricole della UE. Una panoramica sulla protesta che unisce diversi paesi nel segno della sostenibilità e della giustizia economica.

Categorie Attualità · Finanza
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Le strade europee si tingono di verde. Non è primavera, ma una marea di trattori che avanzano lentamente verso i centri nevralgici delle capitali europee. In Francia, Belgio, Italia e Germania, gli agricoltori stanno facendo sentire la loro voce con la protesta dei trattori, sfidando le politiche agricole della UE che considerano penalizzanti. Al centro della contestazione, la Politica agricola comune europea (PAC) e le misure sulla sostenibilità del settore agroalimentare, percepite come un freno alla sopravvivenza in un mercato dominato da multinazionali.

Francia: protesta dei trattori in marcia verso il cuore di Parigi

A Parigi, la protesta assume contorni quasi epici. Circa 200-300 trattori hanno lasciato il Sud-Ovest della Francia, organizzati dal Coordinamento rurale, per dirigersi verso Rungis, l’enorme mercato alimentare all’ingrosso che rifornisce la capitale. Nonostante i tentativi del governo francese di placare le acque, comprese le rinegoziazioni a Bruxelles, i contadini persistono. I blocchi stradali hanno già interessato otto autostrade nell’Ile-de-France e diverse altre grandi arterie, causando rallentamenti significativi.

Il movimento Confederation paysanne, vicino alla sinistra, ha messo nel mirino la grande distribuzione, bloccando alcuni centri di acquisto e piattaforme logistiche, richiedendo una condivisione più equa dei margini e un prezzo giusto per gli agricoltori.

La risposta del governo alla protesta dei trattori e le mobilitazioni in altre città europee

Protesta dei trattori

Il primo ministro francese, Gabriel Attal, ha promesso una “eccezione agricola francese”, con nuove misure a supporto del settore. Nel frattempo, il presidente Emmanuel Macron si è impegnato a difendere le richieste degli agricoltori a Bruxelles, tra cui quelle relative all’accordo commerciale con i paesi del Mercosur, considerato sfavorevole per gli allevatori francesi.

Il ministro dell’Agricoltura francese, Marc Fesneau, ha annunciato un investimento di 80 milioni di euro per sostenere i viticoltori in difficoltà, oltre a incontri a Bruxelles per affrontare le emergenze. Tuttavia, le manifestazioni non si limitano alla Francia. In tutta Europa, il settore agricolo grida al disagio: proteste eclatanti si sono verificate in Germania, Grecia, Polonia e Romania, segno di un malcontento diffuso e profondo.

Italia: il Fronte Agricolo si unisce alla protesta europea dei trattori

Il fermento che agita l’Europa trova un forte eco in Italia, dove gli agricoltori si stanno mobilitando in diverse regioni. La Statale 106 è stata uno dei primi epicentri, con blocchi stradali che si sono poi estesi a Orte, in Val di Chiana, Avellino, e più recentemente a Novara. La protesta non si limita alle strade: a Crotone, i contadini si stanno preparando per una grande manifestazione il 2 febbraio, che culminerà con un incontro con la prefetta Franca Ferraro. L’arcivescovo di Crotone e Santa Severina, Angelo Panzetta, ha espresso la sua vicinanza al settore, sottolineando l’importanza dell’agricoltura locale e la necessità di politiche che sostengano, piuttosto che ostacolino, il loro lavoro.

A Novara, la protesta assume toni più decisi. Oltre 200 trattori, provenienti dal Vercellese e dal Novarese, hanno riempito il piazzale dello stadio Piola, sventolando bandiere tricolori e alcuni simboli di protesta più forti, come bandiere nere con teschio e tibie incrociate. I cartelli portano slogan come “No farmers no food” e “Senza agricoltura niente cibo e niente futuro”, mentre avvisi funerari simbolici annunciano la “morte dell’agricoltura”. La protesta tocca temi sensibili come l’introduzione di prodotti OGM nel mercato e il consumo di suolo per lo sviluppo di aree logistiche.

Alessandria non è da meno, con agricoltori che da sabato scorso mantengono un presidio in piazza d’Armi e che hanno marciato fino alla Prefettura. Oggi, oltre 300 trattori hanno sfilato per la città, chiudendo temporaneamente strade e caselli autostradali per il passaggio del corteo. Anche in Sardegna, a Oristano, si è formata una barriera di trattori all’ingresso dell’area industriale vicino al porto. Gli agricoltori e gli allevatori intendono mantenere il presidio per quattro giorni, con l’obiettivo di bloccare lo sbarco delle merci importate, in segno di solidarietà con le proteste nazionali e comunitarie.

Uno degli aspetti salienti di queste proteste manifestato dagli agricoltori è la difesa dell’identità agricola e del suolo. A Carisio, ad esempio, un risicoltore lotta contro l’esproprio dei suoi terreni per la costruzione di un parco agrivoltaico. In Val di Chiana, la protesta si protrarrà per diversi giorni, con l’obiettivo di incontrare il ministro Francesco Lollobrigida.

La Coldiretti è andata a Bruxelles in vista del Vertice europeo straordinario sul bilancio dell’UE

Protesta dei trattori

In risposta alle politiche agricole europee considerate limitanti dagli agricoltori, Coldiretti ha organizzato una grande manifestazione a Bruxelles, unendo agricoltori da tutto il Piemonte. Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino, ha dichiarato che è importante far sentire la voce delle aziende agricole in Europa, in particolare in vista del Vertice europeo straordinario sul bilancio dell’UE. L’obiettivo secondo gli agricoltori è richiamare l’attenzione sul valore fondamentale dell’agricoltura, dalla produzione di cibo naturale al presidio contro il dissesto del territorio.

La manifestazione si tiene in occasione del Vertice europeo sul bilancio dell’UE, un evento cruciale per il futuro dell’agricoltura europea. L’incontro è focalizzato sulla proposta della Commissione europea per una deroga alle norme sulla necessità di mantenere i terreni incolti, previste dalla Politica agricola comune (Pac).

Una manifestazione di portata europea

La protesta vede la partecipazione di Coldiretti e di altre organizzazioni agricole europee, come Asaja dalla Spagna, Cap dal Portogallo, e Fwa dal Belgio. Il loro obiettivo è quello di trasformare le proteste in proposte concrete. Il 1° febbraio, oltre un migliaio di contadini e allevatori si sono radunati per presentare le loro richieste e sensibilizzare sulle politiche europee che minacciano la sopravvivenza delle campagne. In occasione della manifestazione, Coldiretti presenterà il rapporto “Le mani dell’Europa sull’agricoltura italiana”, che illutra quelli che secondo loro sono gli effetti negativi di normative che rischiano di stravolgere l’alimentazione e la produzione agricola italiana, minacciando tradizioni millenarie e la Dieta Mediterranea.

Segnali di distensione dall’Unione Europea

Nel frattempo, la Commissione europea ha inviato un primo segnale di distensione, proponendo deroghe per il 2024 dalle norme della Pac. La proposta consente agli agricoltori di evitare di lasciare incolto il 4% dei loro terreni, a patto di coltivare determinate specie vegetali che fissano l’azoto o colture intercalari, senza l’uso di prodotti fitosanitari.

Nonostante questo passo, Cia-Agricoltori Italiani considera la proposta della Commissione insufficiente e chiede un intervento più deciso da parte dell’UE per sostenere l’agricoltura, enfatizzando la necessità di eliminare completamente l’obbligo di lasciare incolto il 4% dei terreni.

Protesta dei trattori: dunque, cosa chiedono gli agricoltori?

Protesta dei trattori

Dopo una breve panoramica delle principali proteste in Europa e in Italia possiamo dire che le cause delle proteste degli agricoltori europei possono essere riassunte nei seguenti punti:

  1. Politiche Europee Ritenute Penalizzanti: Gli agricoltori protestano contro le politiche dell’Unione Europea per l’agricoltura, che percepiscono come troppo restrittive e dannose per il settore.
  2. Politica Agricola Comune (PAC) dell’UE: Specificamente, la PAC viene criticata per le sue misure sulla sostenibilità che, secondo gli agricoltori, limitano la loro capacità di competere sul mercato, specialmente contro le grandi multinazionali.
  3. Problema dei Terreni Incolti: Una delle politiche particolarmente contestate riguarda l’obbligo di mantenere una parte dei terreni incolti, previsto dalla PAC, che gli agricoltori ritengono limiti la loro produttività.
  4. Problemi Economici e di Mercato: Gli agricoltori sono preoccupati per i bassi prezzi dei loro prodotti e la difficoltà di competere con prodotti importati, inclusi quelli OGM, che spesso hanno costi di produzione inferiori.
  5. Consumo di Suolo per Sviluppi Non Agricoli: In Italia, ad esempio, c’è preoccupazione per il consumo di suolo fertile a causa della costruzione di aree logistiche e altri sviluppi, riducendo lo spazio disponibile per l’agricoltura.
  6. Politiche Ambientali e Impatto sui Produttori Locali: Alcune politiche ambientali sono percepite come un ostacolo alla produzione locale, come nel caso della costruzione di parchi agrivoltaici che limitano l’uso del terreno agricolo.
  7. Mancata Considerazione delle Specificità Regionali: Gli agricoltori lamentano una mancanza di attenzione alle specificità regionali e alle tradizioni locali nelle politiche agricole europee, che non tengono conto delle diverse realtà agricole presenti nell’Unione.
  8. Richiesta di Politiche più Giuste e Sostenibili: I manifestanti chiedono politiche che riconoscano il valore e l’importanza dell’agricoltura, promuovendo pratiche sostenibili e giuste che non compromettano la sopravvivenza del settore.

Le proteste sono quindi motivate da una combinazione di preoccupazioni economiche, ambientali e politiche che interessano direttamente la sopravvivenza e la prosperità del settore agricolo in Europa.

Delle proteste che avranno influenza sul futuro dell’Agricoltura

Questa mobilitazione evidenzia la determinazione degli agricoltori europei a lottare per un cambiamento. La loro voce, unita in Bruxelles, non solo esprime il dissenso ma propone anche soluzioni per quello che secondo loro è un’agricoltura più sostenibile e giusta. La risposta dell’Unione Europea alle richieste degli agricoltori sarà un indicatore cruciale per il futuro del settore.

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