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Resi gratuiti: PayPal dice stop

Il colosso dei pagamenti digitali ha dichiarato ai suoi milioni di utenti che il rimborso spese di spedizione, per i resi, non sarà più attivo.

Categorie Economia · Finanza

Sono molti gli utenti che fanno i propri acquisti online tramite un conto PayPal. Che si rendono conto, solo alla consegna, che l’acquisto non è come lo immaginavano. Che chiedono di restituirlo al venditore e di ottenere un rimborso, gratis. Peccato che, nel fare gli acquisti con PayPal, “era” il colosso digitale a prendersi carico di rimborsare il proprio cliente per le spese dei resi richiesti! Chissà quanti utenti non saranno felici di questa modifica di politica aziendale. Di certo, si inserisce in un contesto economico di sofferenza generale.

PayPal Holdings, Inc. è una società statunitense che offre servizi di pagamento digitale e di trasferimento di denaro tramite Internet.

A partire dal 27 novembre 2022, PayPal non fornirà più etichette di reso gratuite, né accetterà le richieste di rimborso delle spese di reso. Assicurati di inviare eventuali richieste idonee prima di tale data per fare in modo che vengano ricevute ed esaminate come di consueto.

Comunicato ufficiale PayPal

La funzione resi gratuiti è, quindi, utilizzabile dagli utenti che hanno già un conto personale PayPal attivo  – e non per le nuove registrazioni – fino alle 23:59 ora locale del 26 novembre 2022. A partire dal giorno successivo, 27 novembre 2022, il servizio non sarà più disponibile.

PayPal aggiorna e sviluppa continuamente nuove funzionalità per i propri clienti. A volte alcuni servizi devono essere gradualmente eliminati nell’ambito di questi cambiamenti più grandi. Sappiamo quanto i resi gratuiti mancheranno ai nostri utenti. Va però ricordato che offriamo altri modi per aiutare i consumatori, come la Protezione acquisti.

Comunicato ufficiale PayPal

resi
PayPal modifica la politica aziendale sui resi gratuiti.

Spese di reso: chi le dovrebbe pagare?

E’ vero che la politica commerciale adottata da molte aziende e-commerce ( prendiamo un’altra a caso: Zalando) è quella di offrire il reso gratuito. Non perché stiamo simpatici all’azienda, ma come strategia per aumentare gli acquisti on-line.

E’ altrettanto vero che, chiesto il reso all’azienda, di norma le spese di restituzione devono essere pagate dall’acquirente.

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Infatti, sono due i casi in cui il reso è gratuito per l’acquirente :

  • Quando è una scelta/strategia voluta dal venditore;
  • Quando il venditore non ha informato l’acquirente delle politiche di restituzione. Da fare nel documento di termini e condizioni di vendita e nella conferma d’ordine. Ossia che i costi di spedizione sono a suo carico. Anzi, sarebbero dovuti essere a suo carico.

Reso: quando e perché chiederlo

Il reso è un termine, e soprattutto un diritto, utilizzato quando facciamo acquisti online (o come dice il Codice del Consumo, a distanza o fuori dai locali commerciali). Non può essere, invece, esercitato nel caso di acquisti effettuati in negozio.

E’ vero che l’e-commerce ci ha semplificato molto la vita. Ma non c’è una garanzia di sicurezza al 100%. Possiamo basare la nostra scelta sulla bella immagine del prodotto del sito. Ma, prima dell’acquisto, non possiamo collaudare il prodotto, essere certi che la taglia sia corretta, che sia davvero funzionante, verificarne l’effettiva qualità ecc. Solo quando ci viene consegnato.

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Pubblicità ingannevole. Credit:123rf.com

Ecco perché quando facciamo un acquisto online possiamo optare per la procedura di reso. Anzi, questo è un diritto di noi consumatori: il diritto di recesso o diritto di ripensamento. Un diritto di cui ringraziare l’UE (Direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori).

Comunque sia, anche il prodotto acquistato in un negozio “fisico” potrà essere restituito, nell’ipotesi di prodotti difettosi o danneggiati. Rispettando certe regole e tempistiche.

Quindi, grazie al reso, possiamo cambiare idea sull’acquisto fatto. Restituire il prodotto al venditore e ottenere il rimborso di quanto pagato. Senza dover dare spiegazioni, anche se c’è chi abusa di tale servizio, tanto da portare varie aziende a tutelarsi.

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Credit: Adobe Stock

Dal momento in cui è stato effettuato l’acquisto, di cui si è pentiti, si hanno 14 giorni a disposizione per chiedere la procedura di recesso e di reso. A meno che il venditore non abbia omesso di comunicarci il diritto stesso. In questo caso, il termine per esercitarlo non è più entro i famosi 14 giorni, ma 12 mesi dalla data di recesso iniziale.

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