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I dati reali su export e made in Italy

Nell’articolo si darà uno sguardo alla portata di chiunque sulla situazione dell’Export italiano. L’idea molta diffusa del Made in Italy è infatti fuorviante, creando un’immagine che, se confrontata con i dati reali, può far restare sorpresi.

Sguardo all’export Europeo

Prima di entrare nella specifica situazione italiana, è utile fare alcune considerazioni sull’attore Unione Europea nelle esportazioni, che influenza, ovviamente, i risultati che l’Italia ottiene in questo ambito.

Da sempre, infatti, l’UE punta alle esportazioni, nel 2018 era infatti il secondo attore per quota di esportazioni totali (15,8%), secondo solo alla Cina  (16,2%), come si vede nel grafico preso dallo studio “World Trade in Goods” dell’eurostat.

Per guardare allo sviluppo dell’export, è utile guardare un altro grafico preso sempre dallo stesso studio che mostra, fatto 100 l’export al 2008 di Cina, Hong Kong, USA, EU e Giappone, l’andamento fino al 2018.

Come si vede, la crisi del 2008 ha avuto un effetto su tutti questi attori e in generale ha fatto diminuire le esportazioni che però sono aumentano subito e già nel 2010 superano quel livello. Inoltre, concentrandosi sull’Unione Europea, è evidente come abbia seguito l’andamento mondiale, mentre a crescere molto sono stati Cina e Hong Kong.

Export per singoli Paesi Europei

Per quanto riguarda i singoli stati europei, dal rapporto International Trade in goods sempre dell’Eurostat prendiamo un grafico che mostra la bilancia commerciale dei diversi stati Europei comparando il livello del 2002 e quello del 2019 in miliardi di Euro. Il miglior rapporto export-import nel 2019 è della Germania, con 228 miliardi, seguita da Olanda e Irlanda. L’Italia è la quarta con un saldo positivo di 53 miliardi. Nel corso degli anni considerati, a passare da un deficit a un surplus sono stati Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovenia mentre nella situazione opposta si trovano Austria, Francia e Finlandia.

Sempre dallo stesso rapporto, prima di passare alla situazione italiana, andiamo a vedere nel dettaglio il tipo di beni scambiati per l’UE.
Il valore degli scambi intra-UE è 1.5 volte superiore rispetto agli scambi extra-UE.
Ad essere esportati in quota maggiore sia dentro l’Unione che fuori sono Macchinari e mezzi di trasporto, seguiti da altri beni manifatturieri, combustibili fossili e  prodotti chimici

Tutti questi dati si possono comunque trovare sul Data Browser di Eurostat (https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser)

Italia: numeri dell’export

Passiamo ora all’Italia, iniziando a vedere un po’ di numeri per dare una dimensione dell’export.

Destinazioni

Come appena mostrato nel Prospetto, le merci italiane sono destinate principalmente a paesi riconducibili all’Unione Europea, con Germania, Francia e Spagna che da sole assorbiscono più di ¼ delle esportazioni totali. Tra di queste però al terzo posto, troviamo gli USA.

Differenze tra i prodotti esportati nei primi 4 mercati:
Nei primi 4 mercati, in Francia e Germania le quote più rilevanti tra i prodotti esportati appartengono a: macchinari, prodotti farmaceutici, materiale edile e abbigliamento. (fonti: Germania https://oec.world/en/visualize/tree_map/sitc/export/ita/deu/show/2018/ e Francia https://oec.world/en/visualize/tree_map/sitc/export/ita/fra/show/2018/).

In Spagna dove assume più importanza il settore elettronico (anche se in realtà l’Italia è in saldo negativo per questo tipo di prodotti): soprattutto TV e Radio (apparati di telecomunicazione) (fonte https://oec.world/en/visualize/tree_map/sitc/export/ita/esp/show/2018/).

Negli USA la situazione è simile ma a saltare subito all’occhio è il fatto che tra il gruppo “macchinari”, le automobili quasi triplicano di quota. Da notare è anche la quota del settore nautico rispetto ai Paesi precedentemente considerati. (fonte https://oec.world/en/visualize/tree_map/sitc/export/ita/usa/show/2018/).

Categorie di merci esportate

Dalla Tavola 8A delle statistiche relative all’import/export di merci del Ministero dello Sviluppo Economico, si possono vedere le principali categorie di merci esportate.

A differenza di come si potrebbe pensare, i prodotti agroalimentari non si trovano tra i primi prodotti esportati. Al primo posto si hanno medicinali e preparati farmaceutici, con aziende come Sanofi, Novartis Farma, Chiesi, Alfasigma). Subito dopo troviamo la categoria “Altre macchine di impiego generale”, all’interno troviamo una ulteriore divisione, le sottocategorie più importanti sono:
– attrezzature di uso non domestico per refrigerazione e ventilazione
– macchine di sollevamento e movimentazione (ascensori, montacarichi, gru, ecc.).

Al terzo posto invece la categoria principale di fabbricazione di macchine di impiego generale (apparecchi per depurazione liquidi e gas, per pulizia, tutto ad uso non domestico).

Al quarto la categoria di macchinari ma per impieghi speciali (quindi metallurgia, miniera, industrie tessili e alimentari).

Poi troviamo autoveicoli e abbigliamento, forse un po’ più pubblicizzati e conosciuti come settori.

Contributo dell’export al PIL

Infine, è importante valutare il contributo delle esportazioni alla formazione del Prodotto Interno Lordo italiano.

Il grafico successivo mostra la composizione del PIL reale, fatto da grafici.altervista.org basato su dati Istat (Prodotto interno lordo e principali componenti).

 Le esportazioni, mostrate dalla linea verde meno scura, continuano ad aumentare data la maggior apertura tra i mercati. Ovviamente, nel calcolo del PIL, alle esportazioni vanno sottratte le importazioni. Il risultato è la Bilancia Commerciale (NX) che è quella identificata dalla linea verde scura.

In conclusione quindi, l’articolo vuole fungere da panoramica sulle esportazioni italiane e al contributo che l’export fornisce allo sviluppo dell’economia del Paese.

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