Generalmente i consumatori sono molto attenti ai prezzi dei prodotti che acquistano tuttavia, non tutti valutano bene il prezzo relativo alla quantità di un determinato prodotto. Partendo da questa considerazione, negli ultimi anni, si è diffusa una pratica commerciale “rognosa” per i consumatori.
Stiamo parlando della “shrinkflation”.

Cos’è la Shrinkflation?

L’espressione nasce dalla fusione dei due termini “shrinkage” (“contrazione”) e “inflation” (“rincaro”) e sta a indicare proprio quel processo attraverso cui vengono ridotte le dimensioni dei prodotti di largo consumo mantenendo però sostanzialmente i prezzi invariati se non, come detto, aumentandoli.“
Sono stati i giornali britannici a parlare per primi del fenomeno, ribattezzandolo “shrinkflation”.

Definizione economica

La shrinkflation provoca un aumento del livello generale dei prezzi delle merci per unità di peso o di volume, determinato da una riduzione del peso o delle dimensioni dell’oggetto venduto.
Ciò a volte non influisce sulle misure dell’inflazione come l’indice dei prezzi al consumo o l’indice dei prezzi al dettaglio, poiché questo processo potrebbe non aumentare il costo di un paniere di beni e servizi al dettaglio.
Bisogna dire, tuttavia, che molti indicatori del livelli dei prezzi e quindi dell’inflazione sono collegati a unità di volume o peso dei prodotti, in modo che la riduzione del prodotto venduto influisca anche sulle cifre dell’inflazione rappresentate statisticamente.

Il fenomeno in Italia

In Italia, secondo le rilevazioni Istat, la pratica di rimpicciolire le confezioni, senza ridurre i prezzi, viene applicata soprattutto su alcuni prodotti come: zucchero, confetture, miele, cioccolato e dolciumi.
Dal gennaio del 2012 ad agosto del 2017 i rilevatori comunali, oltre a registrare il prezzo di un determinato prodotto, come di consueto, hanno controllato anche la quantità venduta. Su un totale di 604.487 quotazioni rilevate 1.405 hanno registrato un cambio di quantità. Nell’83% degli oltre 700 casi nei quali il peso è diminuito, si è registrato un aumento del costo relativo, e solo nel 17% dei casi la riduzione della quantità offerta è stata accompagnata dalla riduzione del prezzo.

La Shrinkflation altera la percezione dei consumatori

La percezione del consumatore è quella di prezzi stabili ma, nella realtà, se allo stesso prezzo viene offerto meno prodotto il suo costo è automaticamente salito. Il fenomeno può essere paragonato a quanto tentato dalle compagnie telefoniche che hanno pensato di portare la tariffazione mensile a 4 settimane ottenendo così un anno di 13 mesi. Insomma un trucco, per nascondere ai consumatori che i prezzi stanno aumentando.

Conseguenze della Shrinkflation

Anche se la maggior parte delle persone non noterà piccole modifiche alle dimensioni di un prodotto, qualsiasi drastico cambiamento potrebbe avere un effetto negativo sulle aziende in merito al sentimento dei consumatori. Ma alla fine, qualsiasi cambiamento verrà notato nel tempo, portando ad una perdita di fiducia . Le aziende possono apportare questo tipo di modifiche solo poche volte prima che i consumatori devino su altri acquisti. Ma la riduzione del confezionameto rende anche più difficile misurare con precisione le variazioni di prezzo o l’inflazione, poiché la dimensione del prodotto non può sempre essere considerata in termini di misurazione del paniere di beni.