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Studiare in Italia è un buon investimento?

Una delle cose che si sente spesso dire in Italia è che studiare non serva perché il merito non venga premiato e l’alta formazione non trovi collocamento. Consultando l’University Report del 2020 prodotto da JobPricing ho provato a farmi un’idea più precisa della situazione.

Quanti studiano in Italia?

In Italia studiano poche persone. Per capire meglio delle cifre di cui stiamo parlando è meglio utilizzare un grafico elaborato da OCSE.

Nella fascia di età 25-34 solo il 27.7% degli italiani ha una laurea (comprendendo anche la laurea breve) contro una media OCSE vicina al 45%.
Peggio di noi fa solo il Messico con il 23,4%.

Nella fascia di età 55-64 siamo ugualmente penultimi. In ultima posizione questa volta troviamo la Turchia con il 10%.

L’abnorme numero di NEET

Uno dei dati più spaventosi riguarda quello dei NEET, sigla che sta per Not in Education, Employment or Training. In parole semplici i NEET sono tutte quelle persone della fascia di età 15-34 che non studia, non lavora e non è impegnata in nessun tipo di formazione.

In Italia le persone in questa condizione sono circa tre milioni, pari al 23,8% sul totale,
concentrate, secondo ISTAT, soprattutto nel Mezzogiorno e fra le donne.
I laureati in questa condizione sono circa 370000.

Il 18% di NEET tra coloro che ha almeno la laurea non fa ben sperare anche se bisogna evidenziare che fa una grande differenza averla e non averla.
Vi è meno differenza nell’avere o non avere un diploma.

Occupati per titolo di studio

Nonostante alcuni dati poco incoraggianti leggendo la tabella sottostante si può notare come possedere un titolo di studio riduca in maniera drastica la probabilità di essere disoccupati.

Come previsto i livelli di occupazione per i più giovani sono inferiori e i livelli di disoccupazione sono superiore ma c’è un dato che dovrebbe far riflettere.
Controllando la tabella sottostante si può notare che nella fascia 25-34 l’occupazione di chi ha la licenza elementare supera quella della fascia di età 15-64 per pari livello di istruzione. Ancora una volta si conferma che i giovani italiani studino troppo poco.

Disoccupazione dopo 1 anno dalla laurea

Nella tabella sottostante vediamo i livelli di disoccupazione ad un anno dalla laurea per le classi 2007-2017. Bisogna notare gli effetti delle crisi del 2008-2009 e del 2011-2012 sui livelli di disoccupazione.

Disoccupazione a 5 anni dalla laurea

Nella tabella sottostante invece possiamo vedere i livelli di disoccupazione a 5 anni dal conseguimento del titolo per le classi 2007-2013.

Retribuzione media lorda per titolo di studio

Dopo aver visto che la laurea riduce la possibilità di essere disoccupato, benché siano comunque dati molto elevati, possiamo passare a controllare la retribuzione media lorda per titolo di studio.

I dati in tabela rendono palese che studiare di più porti a guadagnare di più ma c’è un dato che potrebbe far storcere il naso. Pare infatti che i diplomati guadagnino mediamente di più rispetto a chi risulti in possesso della laurea triennale. Su questo dato esiste un forte bias infatti bisogna considerare che le lauree triennali sono relativamente giovani e pertanto coloro che possiedono questo titolo non hanno ancora raggiunto gli scatti di anzianità.

I trend di crescita nelle retribuzioni tendono a confermare quando detto sopra.

Salario netto ad un anno dal conseguimento del titolo

Più che al salario lordo la gente tende ad essere interessata al salario mensile netto.
Controlliamo i livelli di retribuzione ad un anno dal conseguimento del titolo per le classi 2007-2017.

Salario mensile netto a 5 anni dal conseguimento del titolo

Pur partendo da livelli non trollo elevati e in alcuni casi decisamente bassi, fa ben sperare vedere che i trend di crescita siano presenti.

La differenza di retribuzione tra i laureati e i non laureati è evidente e crescente in base all’età.

Non tutte le facoltà sono uguali

Ovviamente non tutte le facoltà sono uguali. Studiare è conveniente ma la differenza nella domanda di lavoro rende alcune facoltà decisamente più convenienti.

La maggior crescita retributiva una voltà raggiunta la maturità professionale è garantita dagli studi di ingegneria, chimica e economia.

Non tutte le Università sono uguali

Non tutte le Università garantiscono gli stessi livelli di reddito ma in questo caso la colpa non è solo degli atenei ma anche della loro ubicazione. È palese notare la discrepanza tra le Università del nord che sono situate in un contesto economico più dinamico e le Università del sud.

Dove lavorano i laureati?

Purtroppo il sud continua ad essere poco attrattivo per i laureati.

Ma in definitiva studiare conviene?

Per rispondere a questa domanda utilizziamo un indice chiamato University Payback Index che esprime il numero di anni necessari per ripagare gli investimenti sostenuti.

Per calcolare questo indice si considera in primo luogo il costo totale sostenuto nell’arco del periodo universitario, composto dalle due voci seguenti:
• COSTI UNIVERSITARI: sono le spese sostenute dallo studente per completare un corso di studi in un arco standard di cinque anni, determinato dalle tasse universitarie e dai costi del materiale didattico (libri, pc e altri accessori).
Tali informazioni hanno come fonte il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) e IlSole24Ore.it
• MANCATO INTROITO: è la retribuzione che lo studente avrebbe guadagnato occupando un posto di lavoro a tempo pieno, anziché frequentare l’università nei cinque anni di studio presi come riferimento (si è considerata la RAL media di un non laureato under 24).
In altre parole si considera il costo opportunità.

In secondo luogo, per ogni anno di lavoro si determina il beneficio economico derivante dal possesso di un titolo di studio universitario. Tale beneficio viene calcolato come differenza tra:
• la retribuzione media del profilo laureato in uno specifico ateneo (già illustrata nei capitoli precedenti);
• la retribuzione a parità di età di un profilo non laureato.

Anche qui abbiamo importanti differenze in base all’ateneo che rilascia il titolo.
Per ripagare il tempo speso a studiare ci vogliono 13 anni nel politecnico di Milano e 18 anni nell’Università di Cagliari con una media di 15,8 anni.
Dopo questo periodo chi ha studiato di più ha recuperato tutte le entrate a cui aveva rinunciato nel periodo di studio diventando mediamente più ricco rispetto a chi ha deciso di studiare meno.

Conclusione

Ora bisogna considerare che la complessità del mondo del lavoro sta crescendo parecchio e i lavori più umili saranno sempre meno necessari a fronte di una domanda crescente di lavori qualificati.
In definitiva oltre che essere complessivamente conveniente per ridurre la probabilità di essere disoccupato e per aumentare le entrate totali nel periodo lavorativo studiare di più è sempre più necessario.

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Nazareno Lecishttps://www.financecue.it
Studente magistrale di "Data Science, Business Analytics e Innovazione" già laureato in Economia e Gestione Aziendale. Appassionato di Economia, dell'analisi dati e dall'analisi della complessità moderna.