La crisi del 2008 non è stata pienamente riassorbita, è ormai questa la verità. Questo si riflette su ogni aspetto dell’agente economico: in particolare le sue scelte in merito alla carriera universitaria. Da qui sorge spontanea la domanda: studiare per passione o per lavorare e guadagnare bene?

Cosa studiare per avere un lavoro?

Il rapporto 2019 di Almalaurea sulla condizione occupazionale degli studenti parla chiaro: c’è una forte differenza nelle reali possibilità di carriera tra le diverse facoltà ma non solo, anche tra diversi “livelli” di istruzione conseguiti. Partiamo dal principio. In questi giorni è stata presentata la 21esima edizione dell’ “Indagine Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati”. Più di 630mila laureati sono stati intervistati (via email e telefonicamente); il campione è così composto:

  • 273mila studenti di primo livello e di secondo livello del 2017
  • 110mila studenti di secondo livello del 2015
  • 110mila studenti di secondo livello del 2013
  • 75mila studenti di primo livello del 2015
  • 71mila studenti di primo livello del 2013

Da specificare che gli ultimi due gruppi sono composti da studenti che non hanno proseguito gli studi dopo la laurea triennale.

Il rapporto 2019

Il primo dato rilevante riguarda la percentuale di studenti di primo e secondo livello che, effettivamente, trovano lavoro dopo il conseguimento del titolo: rispettivamente abbiamo il 72.1% e il 69.4%. Nonostante le percentuali siano in aumento rispetto agli anni scorsi, sono comunque pochi gli immatricolati (soprattutto al Sud) e, più in generale, i laureati in Italia: siamo penultimi in Europa. Ancora più critica diventa la situazione, se cominciamo a parlare dei livelli della retribuzione per tali, ormai ex, studenti: 1169euro mensili per i “triennali” e 1232euro per i “magistrali”. Ancora una volta, percentuali in aumento rispetto allo scorso anno ma comunque non abbastanza da colmare la perdita del 22.4% subita con la crisi del 2008.

Quale facoltà “rende” di più?

Preso un campione di laureati di secondo livello (biennale) del 2013, possiamo notare che il tasso di occupazione è nettamente diverso se confrontiamo le facoltà:

  • 89% per Ingegneria, Economia, Professioni sanitarie
  • meno di 80% per Giurisprudenza, Lettere, Biologia, Psicologia

Per quanto riguarda le magistrali a ciclo unico, Medicina domina su ogni altra cosa con un tasso di occupazione del 92.4%. Se il metro di paragone tra le varie facoltà diventa, invece, l’efficacia del proprio percorso di studi e delle conoscenze acquisite abbiamo:

  • 90% Medicina (conoscenze acquisite molto efficaci)
  • 73.5% Educazione fisica
  • 68.6% Architettura
  • poco più di 65% per Psicologia, Giurisprudenza, Economia

Studiare ma fino a che “punto” ?

Un altro dato molto rilevante è la differenza tra i livelli occupazionali di diplomati e laureati. Se per i diplomati il tasso di occupazione raggiunge il 65.7%, per i laureati abbiamo il 78.7%. Studiare di più, quindi, migliora le possibilità di ottenere un lavoro. Così come è vero che i laureati lavorano di più dei diplomati, è vero anche che guadagnano di più. A quanto ammonta la differenza? Attualmente al 38.5%. Studiare è piuttosto redditizio. Questo livello è comunque inferiore alla media europea che si attesta al 52.6%: un laureato, praticamente, guadagna più del 50% in più di un diplomato.  Sopra la media europea abbiamo, per esempio, la Germania con un +66.3% nei livelli di retribuzione dei laureati.

Chi guadagna di più, in concreto?

Sempre lo stesso rapporto Almalaurea ci mostra alcuni dati che, effettivamente, rispecchiano lo stato del nostro Paese da un po’: a guadagnare meno sono gli studenti che scelgono percorsi come psicologia o che hanno il sogno d diventare insegnanti (meno di 1200euro mensili). In cima, come possiamo immaginare, troviamo gli ingegneri(1762 euro mensili) seguiti da percorsi scientifici ( 1675 euro mensili) e dal settore chimico e farmaceutico (1595euro mensili).