Rispondendo a una domanda di Bruno Vespa dal palco della festa di Fratelli d’Italia, il PdC Giuseppe Conte, ha definito praticabile una “tassa sulle merendine”. Questa dovrebbe procurare i fondi per l’aumento degli stipendi ai docenti e i finanziamenti alla scuola e all’università. Come prevedibile, le opposizioni non hanno gradito e sono insorte. Analizziamo meglio questa proposta.

Il parere dell’OMS

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, tassare le bevande gassate è un metodo efficace per combattere l’obesità. Un rapporto del 2017 evidenzia un aumento preoccupante dei casi di obesità. Dal 1975 al 2017 i casi di obesità sono triplicati; nel 2014 il 39% degli adulti era sovrappeso e il 13% risultava obeso. Nel 2016 si registrano 41 milioni di bambini obesi sotto i cinque anni. Questo problema è maggiormente sentito nei Paesi con i redditi medi più bassi.

I vantaggi segnalati

Una tassa sulle bevande gassate, è equiparata a quella sui tabacchi. Entrambe mirano a ridurre un comportamento dannoso per la salute e collateralmente generare un gettito extra. Si è verificato che un aumento del costo di una bibita del 20% produce una pari riduzione dei consumi. Questo permette anche di ridurre le spese sostenute dai sistemi sanitari nazionali.

La tassa sulle merendine nel mondo

In Messico, si è avuto un calo di più dell’8% dei consumi a fronte di una tassa del 10% sul prezzo delle bevande gassate. In tutti esistono circa quaranta Paesi che adottano una tassa di questo tipo. Tra questi anche molti Stati europei tra i quali spicca la Norvegia dove è stata istituita nel 1922. Inizialmente la sugar tax aveva l’unico scopo di generare entrate ma in seguito è diventata uno strumento “sanitario”. Nel 2018, il governo norvegese ha aumentato dell’82% la tassa sugli snack e del 42% quella sulle bibite. L’obiettivo è ridurre il consumo di zucchero del 12,5% entro il 2021.

I riflessi sull’occupazione

Per acquistare a prezzo più basso questi prodotti, molti norvegesi si recano nella vicina Svezia. Questo ha portato a una perdita di posti di lavoro e a una conseguente pressione sulla politica da parte dell’industria coinvolta. Tuttavia secondo uno studio dell’American Public Health Association, la perdita di posti nel settore dei prodotti tassati, è più che compensata da un aumento nel resto dei settori. Questo porta a un aumento generale del numero dei lavoratori di circa lo 0,06%.

Tirando le somme

Pur non essendoci ancora una letteratura consistente sull’argomento, i casi empirici sembrano evidenziare un effetto prevalentemente positivo della tassa. Il consumo di bevande gassate diminuisce, così come la spesa pubblica sanitaria. Nel mondo del lavoro la perdita dei posti nel settore colpisco è riequilibrata da un aumento di quelli nel settori concorrenti.