Nella NaDEF, tra le coperture indicate dall’esecutivo, si intende revisionare gli sconti fiscali (le c.d. tax expenditures), con l’obiettivo di recuperare un maggior gettito, pari a 1,8 miliardi di euro. Questo, se pur con numeri differenti, risulta un obiettivo proposto dal 2011 ad oggi, ma finora mai realizzato.Questo articolo cerca di spiegare brevemente la composizione di questa “giungla fiscale” e gli effetti che elargisce su i vari contribuenti.

Cosa sono e quanto costano allo Stato

Con l’espressione Tax expenditures si indica l’insieme di agevolazioni fiscali: dalle classiche detrazioni e deduzioni d’imposta, passando per i crediti d’imposta  per finire con le aliquote ridotte (come quelle per l’Iva) e le imposte sostitutive (come la cedolare secca sugli affitti).

Secondo quanto illustrato dal Rapporto annuale sulle spese fiscali, nel 2017 ha censito 636 misure diverse, di cui 466 erariali e 170 relative a tributi locali. Un vero e proprio labirinto di agevolazioni, con un  impatto finanziario significativo. Infatti, le minori entrate per lo Stato sono stimate in 75,2 miliardi di euro circa. 

Tra le agevolazioni fiscali più significative, sia per il numero dei beneficiari che per i costi da sostenere, abbiamo:

  • la deduzione della rendita catastale dell’unità immobiliare adibita ad abitazione
    principale e delle relative pertinenze, con un impatto finanziario pari a circa 3 miliardi di euro ed è rivolto a 26 milioni di beneficiari;
  • le detrazioni previste per le spese sanitarie, con un effetti finanziari circa pari a 3 miliardi di euro e rivolto a circa 17 milioni di soggetti;
  • infine, abbiamo il “bonus 80 euro” in favore di circa 11 milioni di lavoratori dipendenti, con un costo che si aggira intorno ai 9 miliardi di euro.

Tuttavia, risulta numeroso l’elenco di  deduzioni/detrazioni, crediti d’imposta e imposte sostitutive destinato a imprese, lavoratori e contribuenti vari.

La necessità di una revisione

La massiccia presenza delle agevolazioni fiscali, di varia natura, sono legate a varie motivazioni: l’esigenza di evitare una doppia tassazione (crediti d’imposta), trattati internazionali, rispetto delle sentenze della corte Costituzionale (progressività), sostegno alle fasce più deboli della popolazione.

I limiti di numerosi sconti fiscali vertono proprio sull’efficacia che incombono sulla posizione del contribuente, nonostante il dispendio eccessivo di risorse stanziate dallo Stato.  Infatti, diverse risultano le spese fiscali con effetti  finanziari pro-capite bassissimi. Un esempio sono le detrazioni per abbonamenti ad associazioni sportive, l’ esenzione dal reddito delle somme destinate ad aumento del capitale delle società cooperative, le deduzione di assegni periodici corrisposti in forza di testamento o donazione e così via…

La seconda problematica attiene  alla scorretta distribuzione delle spese fiscali, le quali fanno oscillare erroneamente le aliquote marginali effettive dell’IRPEF.

Infatti, il maggior numero di agevolazioni su cui si hanno dati riguarda nel complesso un numero bassissimo di beneficiari, circa 425 mila: sono lo 0,35% dei contribuenti che usufruiscono delle tax expenditures in Italia. Inoltre, la maggior parte delle spese fiscali sono concentrate nei primi due scaglioni IRPEF.

Individuati i limiti (distribuzione e efficacia) appare evidente l’esigenza di “ritoccare” questa “giungla” di spese fiscali coordinato ad un effettivo monitoraggio che consenta di individuare rilevanti effetti fiscali e la corretta distribuzione.