Pensiero comune è che il denaro faccia comodo ma non renda felici le persone. Sarà vero? Secondo un noto paradosso dell’economia, i soldi non fanno la felicità.

Il paradosso di Easterlin

Nel 1974 Richard Easterlin, professore di economia presso la University of Southern California, introdusse quello che divenne un concetto molto discusso nell’economia. Indagando le ragioni per cui la crescita economica statunitense negli anni 70 fosse così poco diffusa, scoprì che, probabilmente, la felicità delle persone non dipende esclusivamente da variazioni nel reddito o nella ricchezza personale.

Richard Easterlin

Quello che Easterlin dimostrò è che, fondamentalmente, il denaro non fa la felicità. Ma perché? Egli provò che all’aumentare del reddito degli individui, la felicità aumentava ma fino ad un certo punto oltre il quale, poi, cominciava a decrescere. La felicità, perciò, segue l’andamento di una funzione concava.

Valutare la felicità degli individui

Gli studi che portarono Easterlin a introdurre questi concetti furono svolti su alcuni dati raccolti su un campione di individui statunitensi. Ad essi fu chiesto:” Ti consideri molto, abbastanza o non molto felice?”. Tutto si basa, perciò, su autovalutazioni soggettive della propria condizione personale. Ciò che Easterlin ottenne raccogliendo questi dati è riassunto nella correlazione tra vari elementi. In particolar modo, Easterlin trovò una correlazione robusta ma non significativa tra il reddito nazionale lordo e la felicità. Può essere vero che un Paese più ricco è fatto di persone più felici? No, non è generalmente vero. E ancora, se esiste una correlazione tra reddito individuale e felicità, è vero che i ricchi sono più felici? No, non è necessariamente vero. Graficamente, ciò che Easterlin provò è:

Dati felicità cittadini statunitensi
Reddito dei cittadini autodichiaratisi “Very happy”

I dati parlano chiaro

Nella prima figura possiamo vedere le percentuali di cittadini autovalutatisi “Very happy”, “pretty happy” o “not too happy”. Quello che vediamo nella seconda immagine è proprio il paradosso di Easterlin in sé. Banalmente ci aspetteremmo di trovare solo persone molto ricche tra chi dichiara di essere “Very happy” ma così non è. Infatti, la seconda immagine mostra che il 34% dei very happy è anche povero, ma soprattutto che solo il 47% ha una condizione reddituale ottimale tra i very happy.

Come è possibile che esista questo paradosso?

Easterlin, in collaborazione con Kahneman, ha cercato le ipotesi teoriche che potessero spiegare questo paradosso. Ciò che hanno trovato è detto “effetto treadmill”. Ogni individuo cercando sempre il meglio per sé, sembra rimanere fermo nello stesso punto pur avendo sempre di più, proprio come su un tapis roulant ( appunto treadmill). Ognuno di noi, insomma, cerca sempre di più per tenere costante il livello di felicità. I principali treadmill che Easterlin e Kahneman trovano sono: hedonic, satisfaction e positional treadmill.

I treadmill e le soluzioni al paradosso

L’hedonic tradmill è la condizione per cui la nostra felicità aumenta ad ogni nuovo acquisto ma, immediatamente, dopo il nuovo acquisto torniamo allo stesso livello di felicità. Essere sempre aggiornati acquistando i nuovi modelli, ci rende più felici, ma se il giorno dopo esce un nuovo modello, ci sentiamo infelici e vogliamo quello nuovo.  Il satisfaction treadmill, invece, è legato all’aumento nella aspirazione al consumo e non nel consumo stesso. Si cerca, insomma, di consumare sempre più per mantenere costante la nostra felicità. Infine il positional treadmill: la nostra felicità dipende dal valore relativo che diamo a un certo bene. Come essere più felici allora, se non è il denaro a darci la felicità? Con i beni relazionali, suggerisce Easterlin: dare più tempo e spazio alle relazioni che creiamo con le persone, invece che a beni posizionali.