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Le vincite al gioco: condizioni e tassazione

I fortunati vincitori di lotterie e giochi online devono tenere conto delle imposte statali e del massimale sulle vincite. Ecco alcuni dettagli da sapere, in base alle normative attualmente vigenti in materia.

Categorie Finanza · Fisco

Le vincite nel gioco sono il sogno di molti, visto che, secondo i dati i settore, riportati dal Codacons, in base ai numeri del Libro Blu di ADM (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli), la spesa media di ogni cittadino italiano nel gioco, ha superato, soltanto nel 2019, i 320 euro pro capite, tenendo conto delle varie lotterie così come delle slot machine. Una tendenza che ha contribuito a una crescita del 10,68 per cento delle entrate verso l’Erario nel periodo di riferimento, e che, dunque, di riflesso, pone l’attenzione sulla questione delle imposte dovute allo Stato, oltre che sui tetti massimi di vincita previsti per il gioco legale e sulle percentuali spettanti agli esercenti abilitati.

Dal “Gratta e Vinci” alle videolottery: la tassa sulle vincite

vincite al gioco
Foto di Naim Benjelloun da Pexels

Il tema riscossione dei premi, attualmente, è quanto mai al centro dell’attenzione dei giocatori, soprattutto dopo la recente vicenda del tabaccaio napoletano che ha sottratto alla vincitrice il fortunato biglietto “Gratta e Vinci” da 500mila euro.

Innanzi tutto va detto che la riscossione, in ricevitoria o nel punto vendita autorizzato, è possibile solo per importi lordi che non superano i 548,43 euro; negli altri casi, a seconda della somma vinta, si può prenotare l’accredito (fino a 10mila euro), o, in caso di vincite maggiori, rivolgersi all’ufficio romano preposto, ovvero l’Ufficio Premi di “Lotterie Nazionali srl” di Viale Campo Boario. 

Quanto alla tassazione, per le videolottery, per i giochi a estrazione istantanea – come, appunto, i “Gratta e Vinci” – e per i prodotti GNTN  – ovvero i “giochi numerici a totalizzatore”, quali il “Superenalotto”-, tutto dipende dalla mole della vincita, e le percentuali dovute sono così stimate, in base al prelievo progressivo che, ha sostituito la tassazione fissa al 12 per cento, meglio nota come “flat tax”. 

  • 15 per cento: tra 500 e 1.000 euro
  • 18 per cento: tra 1.000 e 10 mila euro
  • 21 per cento: tra 10 mila euro e 50 mila euro
  • 23 per cento : tra 50 mila e 10 milioni di euro
  • 25 per cento: vincite di oltre 10 milioni di euro

Il caso dei casinò: tra PREU, tetti di vincita e prelievi massimi

Il gioco, oltre alla raccolta fisica, passa però anche dai casinò, sia terrestri che online. Questi ultimi, in particolare, rappresentano un comparto proficuo fin da prima dell’emergenza sanitaria, tenendo comunque conto che la spesa settoriale nel 2020 è stata di oltre un miliardo di euro (46 punti percentuali in più rispetto al 2019).                                                                                                   

In questo settore, in base al PREU (Prelievo Erariale Unico) la regolamentazione da parte di ADM prevede, sia per gli operatori legali fisici che per quelli presenti sul web, una tassazione rispettiva, per le videolottery e per le slot, del 6,75 per cento e del 19,75 per cento, entro il 2021. 

Non mancano direttive, visto lo slancio del comparto online, rispetto ai limiti di prelievo consentiti dagli operatori legali, indipendentemente dall’attività svolta. Sia nel caso di previo deposito che in caso di vincita utilizzando free spins gratis o altre forme promozionali, infatti, una volta realizzata la vincita, questa è soggetta a un tetto massimo di riscossione, collegato al metodo di pagamento utilizzato, con un range differenziale che varia dal bonifico bancario alle carte prepagate e ai portafogli virtuali come Skrill e Neteller.

Tutto cambia nel caso di vincite presso casinò non autorizzati da ADM. In tali casi queste ultime vanno inserite nella sezione “Redditi diversi” all’interno del Modello Unico, in quanto considerate dal fisco italiano come delle vere e proprie “plusvalenze”, soggette dunque, per questo motivo, a una tassazione più alta, con tanto di aliquota Irpef che potrebbe addirittura superare il 40 per cento.

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