Nel toto-premier che si sta susseguendo in queste ore si sta facendo preponderante un nome su tutti, quello di Enrico Giovannini.
Dopo la suggestione Cartabia, che risulterebbe la prima Presidente del Consiglio donna della storia italiana ora si fa pressante il nome di Giovannini, nel segno dello sviluppo sostenibile.

La biografia di Enrico Giovannini

Classe 1957, Enrico Giovannini è nato a Roma.
Laureatosi nel 1981 in Economia e Commercio presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, nel dicembre del 1982 è assunto come ricercatore presso l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), occupandosi di contabilità nazionale e analisi economica.

Nel dicembre del 1989 si trasferisce presso l’Istituto Nazionale per lo Studio della Congiuntura (ISCO) ove, come dirigente di ricerca, assume la responsabilità delle analisi di carattere monetario e finanziario.

Nel gennaio del 1992 torna all’ISTAT come responsabile del servizio studi econometrici e nel dicembre dell’anno successivo è nominato responsabile del Dipartimento di contabilità nazionale e analisi economica.

Dal gennaio 1997 al dicembre 2000 assume la direzione del Dipartimento delle statistiche economiche.

Tra le altre cose è stato membro del Comitato strategico per l’introduzione dell’Euro in Italia istituito presso il MEF.

Nel 2002 è diventatoè professore ordinario di Statistica economica presso l’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”.

Dal 2001 ad agosto del 2009 è stato Chief Statistician e Director of the Statistics Directorate presso l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) di Parigi. Sotto la sua direzione l’OCSE ha realizzato una riforma complessiva del proprio sistema statistico, sviluppato un sistema informativo statistico i cui componenti sono utilizzati da altre istituzioni internazionali (ONU, Fondo Monetario Internazionale, UNESCO, ecc.) e profondamente innovato i propri prodotti.

Nell’ottobre del 2014 è stato nominato “Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica”.

Ex Presidente dell’ISTAT

Dal 24 luglio 2009 al 28 aprile 2013 ha ricoperto la carica di presidente dell’ISTAT. Durante la sua presidenza ha promosso l’avvio e la realizzazione di numerosi progetti innovativi, sia sul piano metodologico e statistico, sia su quello della gestione, della comunicazione pubblica e dell’infrastruttura tecnologica, che hanno consentito all’ISTAT di divenire uno degli istituti di statistica più apprezzati a livello internazionale. Anche grazie a tali iniziative, tutti gli indicatori di utilizzo dell’informazione statistica sono cresciuti in modo molto consistente, così come quelli relativi all’utenza dei prodotti dell’Istituto, ivi compresa quella di natura scientifica. Ha avviato il progetto per la misura del “Benessere Equo e Sostenibile (BES)”.

Il rapporto con la politica

Nel 2011 è stato chiamato dal governo Berlusconi IV a presiedere il “Gruppo di lavoro Economia non osservata e flussi finanziari”, sulle misure di contrasto all’evasione fiscale, e la “Commissione governativa per il livellamento retributivo Italia-Europa”, per studiare il taglio dei costi della politica e la differenza fra gli stipendi dei parlamentari italiani e quelli del resto d’Europa.

Il 30 marzo del 2013 viene nominato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un pool di “saggi” con il compito di indicare le priorità per uscire dalla crisi economica e istituzionale.

Il passato da Ministro

Dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014 è stato Ministro del lavoro e delle politiche sociali del governo Letta. Da Ministro oltre a potenziare e semplificare l’accesso all’apprendistato ha introdotto il primo sistema di contrasto alla povertà, il SIA.
Il SIA può essere considerato il nonno del reddito di cittadinanza.

Sul tema l’ex Ministro disse:

La proposta formulata dai 5 Stelle è molto simile al reddito di inclusione che a sua volta è molto simile al sostegno per l’inclusione attiva che avviai io quando ero ministro. Credo che sia ormai un’opinione comune che non bisogna lasciare sole le persone che in qualche modo cadono nella trappola della povertà. E la povertà non è solo mancanza di reddito. Quindi su quello credo che si possa facilmente trovare un accordo tra tutte le forze politiche ed è quello che auspico.

Lo sviluppo sostenibile

Nell’ottobre del 2015 propone alla Fondazione UNIPOLIS e all’Università di Roma “Tor Vergata” di dare origine all’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), la quale viene ufficialmente costituita il 3 febbraio del 2016 per far crescere nella società italiana, nei soggetti economici e nelle istituzioni la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile e per mobilitarla allo scopo di realizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Durante il terzo evento dell’ASviS disse:

È ora di dotarsi di una governance che orienti le politiche allo sviluppo sostenibile, si è perso già troppo tempo. Oltre all’immediata adozione di interventi specifici in grado di farci recuperare il tempo perduto sul piano delle politiche economiche, sociali e ambientali, l’Asvis chiede al presidente del Consiglio di attivare subito la Commissione nazionale per l’attuazione della strategia per lo sviluppo sostenibile, di trasformare il Cipe in Comitato interministeriale per lo sviluppo sostenibile e di avviare il dibattito parlamentare sulla proposta di legge per introdurre il principio dello sviluppo sostenibile in Costituzione, al fine di garantire un futuro a questa e alle prossime generazioni.

La paura di lanciare un nome per nascondere la mancanza di contenuti

La paura che hanno in molti è che si voglia usare il nome di Giovannini per nascondere la mancanza di contenuti e di visione.
Una sorta di giustificazione per i partiti che potrebbero appoggiare il Governo che potranno dire “noi ci teniamo all’ambiente e allo sviluppo sostenibile, pensate che sosteniamo il Presidente Giovannini”.