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Google, Facebook, Amazon ed Apple sotto accusa

Cosa hanno in comune Google, Facebook, Amazon ed Apple? Sono tutti nei guai. I 4 colossi dell'hi-tech sono accusati di concorrenza sleale. Scopri di più.

Il Congresso degli Stati Uniti chiama e Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Tim Cook e Sundar Pichai non possono fare altro che rispondere “presente”.

Come anticipato da noi qualche settimana fa, i quattro colossi dell’hi-tech sono stati chiamati alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti a testimoniare. Si contesta loro la posizione di dominanza occupata dalle quattro aziende nei rispettivi settori. La commissione dell’Antitrust vuole assicurarsi che i quattro colossi non stiano facendo concorrenza sleale. I capi di imputazione sono contenuti in un fascicolo di oltre un milione di pagine raccolte durante poco più di un anno di indagini.

Ogni azienda è stata accusata per motivi differenti ma, messe insieme, possono risultate davvero pericolose. All’appello manca Microsoft ma che in Europa è stata accusata da Slack di bloccare la concorrenza.

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Dal commercio elettronico ai sistemi operativi per smartphone e ai suoi software, fino ai social network e ai motori di ricerca questi sono i settori in cui operano i 4 colossi. Le quattro multinazionali hanno un valore complessivo che supera i cinquemila miliardi di dollari.

La sotto commissione per l’Antitrust è stata guidata da David Cicilline ed ha l’obiettivo di dimostrare che le loro scelte hanno effetto sull’economia e sulla società. Essi controllano il mercato dei Big Data e delle merci online ed abusando del potere che hanno.

Secondo la commissione, sarebbe un potere che starebbe distruggendo la concorrenza nei rispettivi settori, l’imprenditoria e starebbe violando in modo pericoloso la privacy dei cittadini. 

In particolare, viene puntato il dito fra la sinergia di Facebook ed Instagram per quanto riguarda Zuckerberg. Per Google,invece, si è parlato dell’acquisizione di YouTube della quale nessuno ha detto nulla. E non sarebbe nemmeno la prima sanzione a cui è stata sottoposta. In entrambi i casi sarebbero state violate le regole dell’Antitrust. A Bezos viene contestato il peso di Amazon negli Stati Uniti che rappresenterebbe il 40 per cento. Per quanto riguarda il Cloud, il patron della piattaforma e-commerce avrebbe utilizzato la sua posizione per eliminare la concorrenza pericolosa.

La difesa dei CEO

  • Jeff Bezos, CEO e fondatore di Amazon: il patron della prima piattaforma di e-commerce ha raccontato prima della sua infanzia difficile. Dopodichè ha parlato di cifre (successivamente contestate, come precedentemente raccontato) del peso sull’economia mondiale e negli USA. “L’ottanta per cento degli americani si fida di Amazon. Solo l’esercito e i medici fanno meglio. Il nostro peso nel commercio nel mondo è meno dell’uno per cento e negli Usa è del quattro per cento. Abbiamo più di un milione e 700mila negozi che vendono attraverso di noi e paghiamo il doppio rispetto ai minimi salariali i nostri dipendenti”.
  • Tim Cook capo di Apple si è difeso facendo scudo della filosofia di Apple e dell’app store. L’A.D. della Mela ha fatto leva sul ruolo che Apple ha nell’aiutare gli sviluppatori, dimostrando la loro politica a favore della concorrenza;
  • Sundar Pichai, CEO di Google sostiene che i servizi di Google avrebbero permesso a milioni di americani di dar vita a commerci e migliorare la propria condizione. “Negli ultimi cinque anni, abbiamo investito nove miliardi di dollari in ricerca. La supremazia americana nella tecnologia non è scontata”, suggerendo chiaramente che attaccare la Silicon Valley significa di fatto azzoppare il primato Usa.  
  • Mark Zuckerberg, co- fondatore di Facebook si è pronunciato in questo modo: “Capisco che ci siano preoccupazioni, ma la nostra azienda ha tanti concorrenti come TikTok, la stessa Apple, Amazon, Google”. Poi, il CEO ha risposto anche alle accuse di aver oscurato alcuni contenuti politici. Secondo Zuckerberg non sarebbe materia dell’Antitrust. In ogni caso Facebook si baserebbe sui valori democratici degli Stati Uniti, cosa che secondo lui non si può dire di altri social network.
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Anche Microsoft sotto accusa in UE

Non è un periodo facile per i colossi dell’hi-tech. Anche Microsoft è sotto la lente di ingrandimento dell’Antitrust. Slack Technologies, produttrice dell’omonimo software di chat e collaborazione in ambito lavorativo, accusa Microsoft. Ha infatti presentato una denuncia alla Commissione europea per abuso di posizione dominante

Le accuse riguardano la connessione illecita che Microsoft ha fatto tra Teams e il pacchetto Office. Lo scopo è quello che i due software vengano disgiunti diventando prodotti separati. Nel 1998, la Microsoft era incappata in un altro precedente molto simile. Infatti, la multinazionale co-fondata da Bill Gates fu costretta a separare Explorer con il sistema operativo Windows. 

“Abbiamo creato Teams per offrire la capacità di collaborare unita a quella di dialogare tramite video”, ha dichiarato Microsoft, sottolineando che Slack non è un software per le videoconferenze. Ma quella è solo una delle funzioni del servizio della multinazionale. le altre sono invece paragonabili a quelle di Slack.                               

Insomma, anche se queste aziende continuano a volare in borsa, la loro egemonia sembra davvero in pericolo. La Silicon Valley ormai è guardata con sospetto e le cose potrebbero cambiare. Brad Smith, il presidente di Microsoft, due anni fa disse: “Se si sviluppano tecnologie in grado di cambiare il mondo, bisogna sapere che prima o poi il mondo tenterà di mettere delle regole”. A quanto pare è quello che sta accadendo.           

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