In economia , il Lump of labour fallacy è l’ idea SBAGLIATA che ci sia una quantità fissa di lavoro all’interno di un’economia. A volte ci si riferisce a questa teoria anche col termine “errore della torta fissa” e talvolta come “modello superfisso”.
Questa idea, purtroppo spesso ancora in voga, fu considerato un errore già nel 1891 dall’economista David Frederick Schloss , il quale sostenne che la quantità di lavoro non era fissa.

Che cos’è il Lump of labour fallacy?

Il termine è nato per confutare l’idea che ridurre il numero di ore di lavoro consentito ai lavoratori durante la giornata lavorativa porterebbe a una riduzione della disoccupazione.
Il termine è anche comunemente usato per descrivere la convinzione che l’aumento della produttività del lavoro, dell’immigrazione o dell’automazione causi un aumento della disoccupazione .

Immigrazione e lavoro

Mentre alcuni sostengono che gli immigrati riducano i posti di lavoro disponibili (leggasi “ci rubano il lavoro”), altri ritengono che questo sia un errore sostenendo che il numero di posti di lavoro nell’economia non è fisso e che l’immigrazione aumenta le dimensioni dell’economia, creando così più posti di lavoro.
Infatti, lavoratori immigrati qualificati possono offrire capacità che non sono disponibili nella forza lavoro locale, ad esempio nella ricerca accademica o nella tecnologia dell’informazione . Inoltre, la forza lavoro immigrata crea anche nuovi posti di lavoro espandendo la domanda, creando così più posti di lavoro, sia direttamente creando imprese (richiedendo quindi servizi locali o lavoratori), sia indirettamente aumentando i consumi.
Ad esempio, una popolazione più numerosa che consuma più generi alimentari aumenterà la domanda da parte dei negozi, il che richiederà quindi personale addetto al negozio.

Le ore lavorative settimanali

I sostenitori della riduzione dell’orario di lavoro sostengono sempre che con una riduzione delle ore lavorative (magari a parità di salario come afferma Domenico De Masi) aumenti proporzionalmente l’occupazione.
Questa politica fu adottata dai Governi presieduti da Herbert Hoover negli Stati Uniti e Lionel Jospin in Francia , con la settimana lavorativa di 35 ore (sebbene in Francia furono concesse diverse eccezioni alla legge da parte dei successivi governi di centrodestra).


Molti economisti concordano sul fatto che tali proposte rischiano di essere inefficaci, poiché di solito ci sono notevoli costi amministrativi associati all’assunzione di più lavoratori. Questi possono includere costi aggiuntivi nelle assunzioni, nella formazione e nella gestione che aumenterebbero il costo medio per unità di prodotto. Nel complesso, ciò comporterebbe una riduzione della produzione per lavoratore e potrebbe persino comportare un aumento della disoccupazione.

Pensionamento anticipato

Il pensionamento anticipato è stato utilizzato per indurre i lavoratori ad accettare la cessazione del rapporto di lavoro prima dell’età della pensione a seguito della diminuzione del fabbisogno di manodopera del datore di lavoro. Il sostegno del governo alla pratica è giunto dalla convinzione che ciò dovrebbe portare a una riduzione della disoccupazione.
Ad esempio, prima di introdurre Quota 100 in molti sostenevano che ci sarebbe stato un nuovo occupato per ogni pensionato (addirittura si parlò di 3 nuovi assunti per ogni pensionamento anticipato).
L’insostenibilità di questa pratica è univocamente riconosciuta in ambito accademico.

L’esperimento mentale per dimostrare l’errore

In un editoriale su The Economist viene proposto un esperimento mentale in cui gli anziani lasciano la forza lavoro a favore dei giovani, sui quali diventano dipendenti per la loro vita attraverso i benefici dello stato. Si sostiene quindi che, poiché la crescita dipende dall’avere più lavoratori o una maggiore produttività, la società non può davvero diventare più prospera pagando un numero crescente di cittadini in modo improduttivo.
Infatti per trasferire queste risorse bisognerebbe incrementare le imposte sui lavoratori (rendendo quindi più difficile la crescita economica).
L’articolo sottolinea inoltre che anche i pensionamenti anticipati con i fondi pensione privati ​​diventano un onere per la società poiché dipendono anche dal reddito azionario e obbligazionario generato dai lavoratori.