Nell’era della globalizzazione, le notizie corrono veloci: è proprio quello che è successo in Finlandia in merito alla settimana lavorativa corta.

Molte testate internazionali e non, hanno avuto troppa fretta nell’attribuire al governo finlandese, la volontà di sperimentare la settimana corta. Banalmente, in cosa consiste? Nell’avere una giornata lavorativa di 4 giorni con un orario lavorativo di 6 ore giornaliere.

La notizia ha fatto il giro del mondo, chiaramente, ma si è rivelato solo un errore. Partiamo dall’inizio. Tutto comincia nell’agosto 2019, quando Sanna Marin, attuale premier finlandese, lanciò dal palco l’idea di sperimentare un nuovo modo di lavorare, ossia la settimana corta. La Marin, sostenne questa idea durante un incontro dei socialdemocratici e, poco dopo, la “urlò” anche al web dal suo profilo Twitter.

Un tweet facilmente interpretabile come una proposta da campagna elettorale, visti i metodi di esposizione di programmi elettorali a cui siamo ormai abituati noi. La differenza, però, sta nel fatto che quel tweet non fosse un modo per esporre un punto del programma elettorale ma la semplice espressione di un’idea, di qualcosa che dovrebbe esistere ma che non è la priorità attuale.

La replica, infatti, del governo finlandese non si è fatta attendere

La rettifica ha scatenato non poche polemiche, non tanto sul fatto che l’idea della settimana corta non fosse nel programma elettorale ma su quanto una notizia ( non sempre verificata) potesse, appunto, “far notizia” in Europa. Alcune testate, tra cui il sito finlandese  il sito Newsnowfinland.fi  il 6 gennaio ha pubblicato un articolo in cui, palesemente, critica i media stranieri nella diffusione di una notizia, in questo caso, falsa.

La Finlandia metterà, prima o poi, a segno questo colpo? Ma soprattutto, chi già sperava e sognava che l’Italia potesse sperimentare la stessa cosa, si arrenderà?

Nel frattempo, però, un’azienda della Nuova Zelanda sperimentò,già nel 2018, la settimana lavorativa corta e mostrò i risultati ottenuti: