La giovane Premier finlandese Sanna Marin ha proposto di ridurre l’orario lavorativo a 4 giorni alla settimana e 6 ore al giorno, a parità di salario.
In Italia in tanti, dal sindacato alla classe politica, hanno proposto di attuare la stessa manovra. Purtroppo la proposta sarebbe altamente dannosa per il nostro Paese (e non è detto che sia fattibile neanche in Finlandia).

La fallacia del modello “superfisso”

La proposta si basa sull’ idea SBAGLIATA che ci sia una quantità fissa di lavoro all’interno di un’economia. Questa particolare credenza in economia è chiamata Lump of labour fallacy (modello superfisso).
Il termine è nato per confutare l’idea che ridurre il numero di ore di lavoro consentito ai lavoratori durante la giornata porterebbe a una riduzione della disoccupazione.

Le ore lavorative settimanali

I sostenitori della riduzione dell’orario di lavoro affermano sempre che con una riduzione delle ore lavorative aumenti proporzionalmente l’occupazione. Posto che la pratica è stata smentita empiricamente (questa politica fu adottata dai Governi presieduti da Herbert Hoover negli Stati Uniti e Lionel Jospin in Francia , con la settimana lavorativa di 35 ore, senza nessun effetto positivo) ciò che ci si dimentica sempre di menzionare è la produttività.

Cos’è la produttività?

La produttività, in estrema sintesi, può essere descritta come il rapporto tra output prodotto e input impiegato. Tanto maggiore è questo rapporto tanto maggiore è la produttività. Se la produttività di una nazione sale vuol dire che aumenta la quantità di beni e servizi prodotti per ogni lavoratore e, conseguentemente, la ricchezza nazionale.

Qual è il problema?

Il problema è molto semplice.
In Italia la produttività è praticamente ferma dal 1995 e ciò vuol dire che aumentare i salari indistintamente a tutti significherebbe aumentare il costo del lavoro. Ciò porterebbe all’aumento della disoccupazione (e alla possibile fuga di imprese).

Sintesi grafica e dati

Per rendere il tutto ancora più facile da capire è sufficiente controllare questo grafico dell’OCSE.
La produttività finlandese nel 1995 era pari a 74,4 e nel 2018 era pari a 104,9. Ciò corrisponde ad un aumento del 41% mentre la media Ue è pari a +36,8%. Tuttavia a partire dal 2008 (anno della crisi economica) la produttività della Finlandia si è appiattita.
La produttività italiana nel 1995 era pari a 94,8 e nel 2018 era pari a 101,1 praticamente identica a quella del 2002. Un misero +6,6%.

Per aumentare i salari bisogna seguire un altro percorso

Per poter aumentare i salari in maniera sostenibile è necessario “fare i compiti a casa”. Magari seguendo l’esempio del Portogallo.
La prima cosa da fare è mettere a posto la produttività e, conseguentemente, la crescita del PIL.