Articolo di Simone Lolli

Negli ultimi giorni, in questo clima ostico che stiamo vivendo, dovuto alla pandemia di COVID-19, si è discusso molto su come affrontare la crisi economica che ne sta derivando.Questo fatto, unito alle diverse capacità economico-finanziarie dei vari paesi europei, ha generato una serie di controversie che hanno di fatto delineato una spaccatura all’ interno dell’UE.

Il contesto attuale

Sembrerebbe in atto un tentativo di trovare un compromesso tra le due principali ipotesi di sostegno economico, nonché cause delle tensioni politiche tra i paesi europei:

  • gli Eurobond sotto forma di Coronabond (di cui abbiamo parlato https://managementcue.it/eurobond-cosa-sono-coronabond/17878/), osteggiati principalmente dall’Olanda e dalla Germania.

  • l’uso del Meccanismo europeo di Stabilità MES, avversato invece principalmente dall’Italia e dalla Spagna, in quanto ritenuto non sufficiente né adeguato ad una situazione straordinaria come quella attuale

Attualmente milioni di persone, specie nei paesi più colpiti ed in maggior difficoltà economica (quali l’Italia e la Spagna), non possono lavorare, dovendo comunque continuare a pagare l’affitto, fare la spesa e pagare le bollette. La maggior parte delle aziende produttive, intanto, non sta fatturando per la mancata produzione, ma continua a pagare gli stipendi ai dipendenti. Com’è intervenuta la Commissione Europea? Lanciando il progetto SURE, vediamo di cosa si tratta.

Cos’è SURE?

Proposto formalmente il 2 aprile, è l’acronimo di «Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency» e sta a rappresentare di fatto un fondo europeo di disoccupazione.

Si tratta di uno strumento che mobiliterà 100 miliardi di euro per sostenere le imprese e mantenere le persone nei loro posti di lavoro, permettendo di finanziare le “casse integrazione” nazionali o schemi simili di protezione dei posti di lavoro. Uno schema temporaneo per il 2020 (ma con la prospettiva di essere esteso in futuro), che permetterà a Bruxelles di emettere “bond” sul mercato finanziario per fornire prestiti ai Paesi fino ad un totale di 100 miliardi, dietro garanzie fornite dai governi stessi dei paesi membri. Infatti la Commissione, insieme ad altre istituzioni dell’UE come la Banca europea per gli investimenti (BEI), ha il potere di contrarre prestiti sui mercati aperti, purché i suoi prestiti siano garantiti dagli Stati membri.

” E da dove provengono i soldi?”

I 100 miliardi previsti verrebbero dunque raccolti sul mercato con emissioni di titoli della Commissione europea, garantite dagli Stati membri.
Questo strumento viene sostenuto infatti da un sistema di 25 miliardi € di garanzie che devono essere fornite dagli Stati membri. I governi nazionali non devono anticipare fondi in contanti, ma limitarsi a ripartirsi l’impegno di coprire questi 25 miliardi. La dimensione della garanzia, fornita da ciascun paese, sarebbe ottenuta sulla base di un contributo proporzionale alla dimensione dell’economia dello stesso paese membro.

Origini e funzionamento

Il progetto Sure si basa sul sistema tedesco di sostegno statale al part-time (Kurzarbeit), che von der Leyen stessa applicò quando era ministro del Lavoro e degli affari sociali in Germania (2009-2013) durante la crisi finanziaria. SURE equivale a dire “lavoro di breve durata sostenuto dallo Stato”. A spiegarne il funzionamento, è la stessa presidente tedesca della Commissione Europea Ursula von der Leyen,tramite un videomessaggio pubblicato su Twitter:

“[…] L’idea è semplice. Se non ci sono ordinativi e quindi le aziende non hanno lavoro, per colpa di uno shock esterno come il coronavirus, grazie a questo strumento tali aziende possono evitare di licenziare i loro dipendenti. Nessuno perde il posto anche se c’è meno lavoro.”

Inoltre la Presidente aggiunge:

“Nel tempo libero i dipendenti potranno seguire corsi di formazione che porteranno beneficio sia all’azienda che ai lavoratori stessi.
In questo modo, si ridurranno gli effetti della crisi sulle tasche dei lavoratori, i qualipotranno continuare a pagare l’affitto e comprare ciò di cui hanno bisogno, con un impatto positivo su tutta l’economia.
Grazie a ‘Sure’ più persone manterranno quindi il loro posto di lavoro durante la crisi del coronavirus, potendo poi tornare a lavorare a pieno ritmo non appena la quarantena sarà finita e quindi la domanda tornerà a crescere e gli ordinativi ripartiranno. Questo è fondamentale per riavviare il motore economico europeo senza perdere tempo.”

La risposta dell’Italia al SURE

Il premier Giuseppe Conte, ha parlato della necessità che le misure annunciate dalla Commissione UE vengano ricomprese in una più ampia strategia europea (European Recovery and Reinvestment Plan), da completare nei prossimi giorni, per fronteggiare a pieno la grave emergenza in atto – come scritto dallo stesso premier su Facebook

Il commissario europeo agli affari Economici Paolo Gentiloni, nelle ultime settimane, ha spinto perché questo strumento, atteso per fine anno, fosse messo in piedi subito.
Nei giorni passati si è confrontato più volte con la presidente Ursula von der Leyen, per sottolineare quello che stava accadendo in Italia ed in Spagna, e l’impatto politico che le rigidità emerse tra i paesi nel consiglio UE avrebbero per il futuro dell’Unione, se non gestite con cognizione di causa.

Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha definito lo Sure come una decisione “storica”, aggiungendo che “Questa è l’Europa che vogliamo. L’Europa della solidarietà e del lavoro. Ora avanti e massimo sostegno al Governo italiano per una politica economica e industriale comune”.

Si può definire questa un’ Europa solidale?

“È per l’Italia, per la Spagna, per gli altri Paesi e per il futuro dell’Europa”

Le reazioni allo SURE non sono state proprio di stampo unico all’ interno del contesto Europeo. I commissari di famiglia socialista sono stati i più entusiasti, mentre quelli provenienti da Paesi “falchi” più scettici.
Sembrerebbe, comunque, che la necessità di superare il clima di tensione tra Nord e Sud creatosi durante l’ultimo Consiglio Ue, possa avere la meglio.