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Il Giappone non è un esempio della proposta finlandese

Dopo l’articolo dell’altro giorno intitolato “No, l’Italia non può imitare la Finlandia” in molti hanno protestato portando un solo esempio.
L’esempio in questione riguarda la sperimentazione effettuata da Microsoft Japan. Vediamo perché l’esempio non ha rilevanza.

L’esempio sul Giappone è sbagliato

Posto che non è un esempio a smentire una tendenza il tutto andrebbe analizzato in modo più oggettivo.
In primo luogo la proposta finlandese parlava di una riduzione delle ore lavorate a parità di salario per tutti i lavoratori e non solo per le multinazionali altamente produttive e specializzate. Questo già basterebbe per screditare quella replica ma andiamo ad approfondire.

Produttività italiana vs produttività giapponese

Come si può notare dal grafico dell’OCSE la produttività giapponese al giorno d’oggi è superiore a quella italiana del 5,3% (106,5 vs 101,1) e negli anni ha subito una enorme impennata.
Ancora oggi il trend è altamente positivo mentre il trend italiano è piatto.

Anche la TFP indica che la produttività cresce

Anche la TFP del Giappone, sintetizzata in questa grafico della FRED indica che la produttività del Giappone continua a crescere.

Purtroppo quella italiana non fa lo stesso.

Il lavoro specializzato è più produttivo

Il lavoratore medio giapponese ha una specializzazione molto superiore rispetto a quella del lavoratore medio italiano.
Come è noto il lavoro intellettuale è molto più produttivo di quello manuale che in Giappone sempre più spesso viene delegato ai macchinari (con produttività costante e margine di errore minimo).

Nel grafico dell’OCSE è possibile confrontare il livello di istruzione dei cittadini dell’Italia e del Giappone.
In Italia solo il 13% delle persone nella fascia di età 55-64 possiede la laurea contro il 43% nella stessa fascia di età in Giappone.
Nella fascia di età 24-34 le cose migliorano per entrambi gli stati. In Italia il 27,7% della popolazione rientrante in quella fascia di età possiede almeno la laurea breve contro il 60,7% del Giappone.

In Giappone si muore per il troppo lavoro

Nel Paese del Sol Levante da molti anni esiste un serio problema di superlavoro con ritmi insostenibili che hanno portato anche a morti per lavoro eccessivo. Il fenomeno, chiamato Karoshi, miete ogni anni circa 200 vittime.
In Giappone è normale fare circa 80 ore di straordinario ogni mese (e non sempre queste vengono adeguatamente retribuite).
Con una situazione del genere provare a ridurre le ore di lavoro settimanali, portandole ad un punto di massimo produttivo, non solo è lecito ma è anche auspicabile.

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Nazareno Lecishttps://www.financecue.it
Studente magistrale di "Data Science, Business Analytics e Innovazione" già laureato in Economia e Gestione Aziendale. Appassionato di Economia, dell'analisi dati e dall'analisi della complessità moderna.